Categoria: Family life

Per crescere un bambino ci vuole un intero villaggio

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Per crescere un bambino ci vuole un intero villaggio

“Per crescere un bambino ci vuole un intero villaggio”, recita un antico proverbio africano.

Noi oggi come madri, come genitori, come famiglie ce la dobbiamo cavare da soli. E non parlo, almeno non nel mio caso, di parità genitoriale o di quanto le responsabilità generalmente ricadano tutte sulla madre, mi riferisco al valore e all’importanza che i figli dovrebbero avere per la società intera e che invece non hanno più.

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Una nuova narrazione per la nostra vita da adulti

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Una nuova narrazione per la nostra vita da adulti

Si dice spesso che i figli cambino il punto di vista e la prospettiva dei loro genitori.
Che regalino una nuova lente con la quale osservare il mondo, fatta di incoscienza e, al tempo stesso, di grande serietà.
Una lente senza alcun filtro o alcuna protezione.  Quante piccole richieste ci fanno ogni giorno i nostri figli con una determinazione e una convinzione che a torto consideriamo inappropriata?

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Mamme, al biberon ci pensa papà!

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Mamme, al biberon ci pensa papà!

Quando la mamma è fuori a cena con le amiche.

Quelle mattine in cui la mamma ha proprio bisogno di dormire (vedi dopo serata al punto precedente)

Le pigre domeniche pomeriggio in cui la mamma ozia sul divano leggendo un libro

Il primo weekend di primavera che la mamma festeggia alla grande con tutte le sue amiche ad Ibiza

La volta in cui la mamma si attacca al tiralatte pur di farsi uno spritz (prima il dovere e poi il piacere) o una bella peperonata in santa pace.

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Fare la mamma non è un lavoro

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Fare la mamma non è un lavoro

Leggo in questi giorni l’ennesima presunta stima del “lavoro di una madre”. Se le attività quotidiane di una mamma venissero quantificate e monetizzate una donna dovrebbe percepire uno stipendio mensile pari a 3045 euro.

Una storia che si ripete sempre uguale, ricordo di aver letto già anni fa il medesimo testo (con una stima pressoché simile) postato sui social (con grande entuasiasmo e al grido di “finalmente!”) da una mamma che, con me, faceva il corso preparto; guarda caso una giovanissima mamma che aveva abbandonato gli studi preferendo la vita di moglie e di mamma, che aveva un compagno che forte del suo stipendio “sufficiente” a sfamare l’intera famiglia l’aveva gentilmente invitata a rimanere a casa, eventualmente a cercarsi un “lavoretto giusto per dar soddisfazione a qualche capriccio”. Che l’aveva convinta al licenziamento “perché inutile farsi sfruttare dal datore di lavoro, invece di fare la serva in un bar fai la padrona a casa tua (ed eventualmente la serva del marito, situazione socialmente accettabile per molti)”. “Vedrai che non ti farò mancare nulla, ti tratterò come una regina!”.

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