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Eco fashion: la moda etica e sostenibile per bambini

Informarsi, scegliere, prendere posizione, apprezzare i brand che realizzino capi attraverso una produzione che rispetti l’ambiente e i diritti dei lavoratori, considerare la corporate social responsibility di un’azienda come fattore determinante rispetto all’acquisto di un capo, da dove partire?

Leggo sempre con molto interesse delle iniziative della Fashion Revolution, delle campagne #WhoMadeMyClothes, del programma Detox di Greenpeace, della Green Fashion Week. Ognuno di noi dovrebbe vedere il documentario The True Cost, co-prodotto da Livia Firth (fondatrice del movimento globale Green Carpet Challenge® e della società di consulenza Eco-Age che aiuta le aziende di moda a diventare più sostenibili) che, tra gli altri, racconta della strage di lavoratori tessili di Rana Plaza a Dhaka, in Bangladesh, del 24 aprile 2013 – 1138 morti e 2000 feriti.

Vi siete mai chiesti cosa si nasconde davvero dietro i vestiti che ogni giorno indossiamo e facciamo indossare ai nostri bambini? Quale impatto globale possa avere la moda che, dopo quella petrolifera, è la seconda industria più inquinante al mondo? Per produrre una sola maglietta di cotone – per mano di un operaio che guadagna 2 dollari al giorno – servono quasi 3.000 litri d’acqua che equivalgono al fabbisogno di una persona per tre anni.

Non voglio nascondermi dietro a un dito, anche io acquisto capi provenienti dall’industria del fast fashion, un po’ per comodità, un po’ per pigrizia, per ragioni economiche certo, perché Niccolò usa i pantaloni una volta e poi sono già tutti strappati e da buttar via (massima realizzazione, purtroppo della moda usa e getta – tossica per i lavoratori e per l’ambiente), perché le grandi catene low cost propongono uno stile altamente fashion che “scimmiotta” i grandi brand, perché a (quasi) tutti piace cambiare spesso, vedersi in abiti ogni giorno diversi.

Eppure negli ultimi anni ho profondamente modificato i miei stili di acquisto, per me scelgo pochi pezzi stagione ma di piccoli brand di qualità, lo stesso vale per i bambini e se qualcosa acquisto nelle grandi catene è sempre e solo l’abbigliamento appartenente alle linee organiche e bio che ormai tutti propongono. Insomma il cambiamento è ovunque attorno a noi e non ci resta che sostenerlo, promuoverlo e accettarlo.

E a proposito di supporto oggi voglio parlarvi di Orbasics un marchio di moda bimbo “green” (da 1 a 8 anni) che sta muovendo i suoi primi passi grazie ad una campagna di crowdfunding, chiedendo quindi il supporto di tutti noi per poter dare il via alla produzione. “Aiuto” che si traduce in sostanza in un anticipo di acquisto: si possono scegliere diverse opzioni (es. 19 euro per la t-shirt manica lunga o 27 gli easy pants davvero comodi e stilosi). Qui, su kickstarter, trovate tutte le informazioni utili.

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Abbigliamento basic, di qualità, fashion ma sostenibile, e unisex al 100%. Produzione etica fatta al 100% in Europa, solo cotone organico certificato GOTS, questi i punti di forza di Orbasics nato dalla passione di una mamma e designer, Lilija, che definisce Orbasics come “simple, beautiful and affordable children’s basics with a sustainable footprint”.

In Orbasics non c’è nessun intermediario ed il prezzo è per questo equo e tendenzialmente più basso di tanti altri brand che abbracciano la medesima filosofia.

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Moda senza tempo e confort, tagli perfetti per i bambini e per sostenere la loro crescita. Il mood è semplice ma contemporaneo, casual ma minimal, stile essenziale che punta sui dettagli e sui colori particolari (come l’honey gold o il forest green).

Sono capi perfetti per tutto l’anno, considerando l’incertezza climatica delle nostre stagioni, ideali per la scuola dove la temperatura percepita è di certo molto alta, per le feste tra amici e i giochi all’aria aperta.

E voi cosa aspettate? Come dice uno slogan di Greenpeace di qualche anno fa “non c’è un pianeta B!”

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