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I 5 sensi di colpa delle mamme

Ogni mamma “reale” nasconde dentro di sé una mamma “ideale” dal nome Maria Irina Miranda Cesarina – calma, empatica e creativa come la Montessori, figa fotonica come la Shayk, squalo sul lavoro come Miranda Prietsley e brava cuoca e massaia come le “Cesarine”, ambasciatrici della cucina italiana nel mondo (la cosa, l’ultima, mi inquieta un tantino…).

La madre ideale ci rende la vita un inferno, sempre pronta a giudicare dall’alto del suo sedere di marmo a livello (mio) naso e bacchettandoci con il mestolo della tradizione emiliana quando tentiamo di convincere noi stesse e le nostre amiche sciroccate come il mais in scatola valga come una porzione delle 5 di frutta e verdura quotidiane, pure due, se mangiato in abbondanza.

Ma quali sono i 5 sensi di colpa più diffusi e striscianti tra noi mamme?

Parto naturale vs parto cesareo. Prima di farvi venire dolorosi sensi di colpa curate l’ortografia, vi scongiuro (altrimenti l’unico senso di colpa degno di nota lo avrà la vostra ex professoressa di italiano per non avervi messo quel 2 e mezzo che tanto meritavate). Da anni frequento social, forum e siti a tema gravidanza e la parola cesareo rimane nella top five di quelle scritte in modo errato – “cesario” per intenderci. Tornando alla sostanza, io ho avuto tre parti naturali, anzi – pardon – due non naturali secondo le puriste ma con dose massiccia di epidurale e uno porc%%/&&%() la miseriaccia naturalissimo – casalingo fino agli 8 cm – senza epidurale, indovina quale ho preferito? Certo, non posso mettermi nei panni di chi ha avuto un taglio cesareo magari d’urgenza ma, dirò una banalità sempre valida, quella per la quale i mariti delle cesarizzate rischiano il setto nasale, ciò che conta è la salute di mamma e bambino, no?

Allattamento. Non si fa in tempo a partorire che monta a palla l’ormone dell’allattamento a tutti i costi, allatterò a tutti i costi a condizione di dover passare sul tuo cadavere – rivolto alla suocera che non ha allattato. Posso dirvi di aver provato davvero questa inadeguatezza per un allattamento molto difficile, il primo. Non sapevo da dove cominciare, il bambino non collaborava (ma del resto a un’ora di vita deve pure collaborare?), non ho chiesto aiuto e mi sono chiusa per giorni in casa ad esercitarmi per poi portare a casa il risultato al grido di “nessuno mi ha obbligata a fare un figlio e adesso il mio unico compito è nutrirlo!”. Ma il risultato vale davvero tutta questa ansia? Con il senno di poi non credo. Menzione speciale per mia madre, la non allattatrice targata anni 80′ che mi inviava messaggi subliminali di buonissimo latte artificiale, te possino ma’.

Cibo sano. Eh. Io ho vissuto dal 2005 al 2009 da sola, intendo tra me e me – senza esseri maschili per casa e ho cenato per due anni con: philadelphia, pomodori, mozzarella, latte e cereali, pane e nutella, insalata in scatola (quella con il condimento già pronto) con noci, insalatissime tonno, olive e mais e hamburger di soia e verdure (la quota sana del menu). E no mamma non è vero che mi cucinavo la pasta al sugo ogni sera, come hai potuto credere ad una simile fandonia? Nei miei 10 anni in ufficio ho pranzato con gallette di riso, rotelle di liquirizia e cocacoline, chi sono io per imporre ai miei figli del cibo sano? Una mamma appunto e, in quanto tale, sono diventata sacerdotessa del culto del luminoso Marco Bianchi – i legumi per me non hanno più segreti. Però, c’è un però, lo strisciante senso di colpa del tuo passato di cibo a’merda, torna subdolo quando al parchetto i miei figli mangiano un gelato tri-gusto accanto ai bambini della organizzatrice seriale di picnic bio che ha trascorso la mattinata a tagliare frutta di stagione a cubetti della medesima misura – a me mancano proprio le basi dell’arte culinaria, taglio fette di mela ad muzzum sperando che i miei figli – inquisitori- non si accorgano delle differenze.

Attività ludiche e stimolanti. Gioco abbastanza con i miei bambini? Lo stimolo con attività intelligenti ed educative? Gli concedo troppa televisione/tablet/smartphone? Ho scelto i 6 migliori sport al mondo per un sano e completo sviluppo psicofisico? E la scuola, sarà proprio quella giusta per il suo animo delicato e sensibile? Voglio raccontarvi una cosa che nemmeno Marito sa. Quando Niccolò era neonato avevo appreso dell’esistenza di una collana di libri e dvd chiamati “Baby Einstein” capaci di stimolare la giovanissima mente del bebè dando alle speranzonse madri la possibilità di sognare per lui un futuro radioso con impennata del QI alla terza o quarta al massimo visione. E così il povero Bombetti (Niccolò, all’epoca, era in tal guisa soprannominato e, di certo, questo non deponeva a suo favore) veniva deliziato dalla lettura di questi libri fatti di versi di animali e di piccoli specchi in cui lui, a imitazione di un camaleonte, avrebbe dovuto tirar fuori la lingua – o ancora dalla visione del dvd di suoni, fischi e monosillabi. Morale della favola: Bombetti si è magnato il dvd, io non mi sono attaccata alla bottiglia grazie al senso di colpa di essere ancora in allattamento, a diventare Einstein ci abbiamo rinunciato e infatti proprio ieri sera abbiamo passato le ore a imparare a scrivere in corsivo maiuscolo la lettera H di “mamma mi dici delle parole con l’h?” Mmm vediamo, hardcore, hooligan, hackeraggio, holter, horror, herpes. Tornando al punto: tra fine agosto e inizio settembre tra le madri scatta il panico della scelta di attività scolastiche ed extrascolastiche, dal corso di campana tibetana dipenderà il futuro dei nostri figli, o giocolieri ai semafori rossi o ragionieri in doppio petto pieni di stress (cit.). Io ho frequentato una scuola media pubblica della piccola provincia siciliana, unica scuola media della città e ne ho viste di cose, ve lo assicuro; oggi non bevo, non mi drogo, non fumo, sono una persona mediamente apposto, tranquillizziamoci mamme, ecchecavolo.

L’abbandono: madri che tornano al lavoro, madri che mollano i figli all’asilo nido o con la baby sitter. Io ai sei mesi del primogenito ho sentito forte l’esigenza di urlare al mondo intero “No Maria io esco!”, però capisco e conosco molto bene il subdolo senso di colpa dell’abbandono del bambino, quei suoi occhioni che ti guardano e che diventano improvvisamente 4 volte più grandi del normale, pieni di lacrimoni e con ciglia pericolosamente fluttuanti, quelle piccole braccia che tendono verso di te, lunghe ma luuunghe (non avrai mica partorito l’ispettore Gadget?). Cioè figlio fammi capire, quando siamo insieme mi utilizzi solo come tuo cacatoio personale e mo’ che tento di rifarmi una vita sociale lasciandoti al nido quei 12 minuti netti di inserimento fino a Natale pianti su tutto questo casino? Amiche pensate per un attimo alla comune usanza degli anni 80′, le madri a quei tempi andavano via di nascosto (non si era ancora diffusa la regola del “saluta il bambino anche se ha 2 settimane e non ti pare questa scheggia di furbizia ed intelligenza” – A-M-O-R-E D-E-L-L-A M-I-A V-I-T-A-L-U-C-E-D-E-I-M-I-E-I-O-C-C-H-I-L-A-M-A-M-M-A-E-S-C-E-U-N-A-T-T-I-M-I-N-O-M-A-T-O-RN-A-S-U-B-I-T-O-L-A-MA-M-MA-T-O-RN-A-S-E-M-P-R-E e giù con la lettura del libro I Tre piccoli Gufi per matbolizzare l’assenza). Io venivo distratta un microsecondo e mia madre scompariva come un centometrista e se chiedevo a mia nonna dove fosse lei serrava la bocca, – taceva e mi zittiva con un pacco di Pan di Stelle (metabolizzavo l’assenza con i dolciumi io) – su destinazione e tempo di permanenza fuori della genitrice vigeva un silenzio sovietico; mamme, amiche, é quindi duro e triste lasciare i propri figli ma è ancora più duro assistere alla trasformazione delle suddette nonne da Margaret Thatcher a Tata Lucia.

Meno sensi di colpa per tutte noi!

 

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