Skip to content

I padri esistono e (al)lottano insieme a noi

Quando la (dea) mamma può cominciare a lasciare il bimbo “solo” con (l’incapace) papà?

Questa la domanda in diretta dai favolosi anni 50′ usata come titolo acchiappa pancine da Vanity Fair qualche giorno fa.

Da cosa nasce in seno all’avanguardista editoria italiana questo dubbio lacerante? Sempre da lei, Chiara Ferragni, che, a 2 mesi dal parto, ha deciso di volare per due giorni a Parigi lasciando il bambino solo, triste e sconsolato con il fidanzato che, per inciso, sarebbe il pro-genitore al 50% del bebè. In partenza per una due giorni parigina, Chiara ha scritto quanto sia dura la vita di una mamma lavoratrice non riferendosi certo (come incredibilmente compreso da alcuni) a difficoltà logistiche o economiche o lavorative quanto al suo disagio di staccarsi dal figlio anche solo per un giorno. Insomma, anche le mamme ricche e famose hanno un cuore e piangono lacrime e ormoni per la lontananza dal bebè (e su questo, personalmente, non ho mai avuto dubbi).

Ma quanto siamo ancora lontani dal pieno raggiungimento della parità genitoriale?

Vanity Fair scomoda un’esperta psicoterapeuta che partendo dal presupposto della capacità di un padre di far tutto ciò che fa una madre (allattamento al senso escluso) chiosa però che per i primi sei mesi non è consigliato l’allontanamento della figura materna per intere giornate. Ovviamente aggiunge. Stolte voi madri lavoratrici dipendenti che avete osato riprendere possesso della vostra scrivania in ufficio (a proposito, c’era ancora?) allo scadere del periodo di maternità  – 3 mesi – previsto per legge, ingrate contro la generosa natura e l’amorevole destino voi madri lavoratrici autonome che avete riaperto le vostre attività, siete tornate dai clienti, appena dopo il parto per il rischio di perderla del tutto la vostra autonomia. 6 mesi dopo il parto, non si sa che in che paese viva la nostra psicoterapeuta.

Ma tranquille colleghe, si può lasciare il bimbo al papà, qualche ora al giorno dai! Lasciare. Pensateci: il papà ha mai detto “oggi lascio mio figlio alla madre?”. I bebè stanno con la mamma, se poi sentiamo il fremito della voglia di indipendenza e libertà (ma se non lo sentiamo è pure meglio), li lasciamo un pochino, un tempo piccino picciò con il papà.

Divertentissimi poi i commenti di chi, pur di sostenere la Ferragni la rincuorava così: “tranquilla Chiara, si vede che FedeZ è un bravo papà!”. Cioè non basta che sia il papà per occuparsi del suo bambino? Il padre entra in campo solo se riconosciuto bravo dai più?

A onor di cronaca devo dirvi che l’articolo prosegue in modo assolutamente condivisibile, la psicologa ci spiega come la piccola “valigia della sicurezza” di un bambino si debba costruire fin dalla nascita anche grazie a qualche piccolo distacco dai genitori e ancora sfata il mito per cui le madri siano le uniche al mondo a comprendere i bisogni del bambino.

Certo, ci sono indubbiamente ragioni culturali e, in qualche modo biologiche (lo dico in termini generici e mi riferisco, ad esempio, ad una mamma che allatta e che, al primo pianto del bambino, produce latte – questo lo interpreto come un legame “fisico” tra mamma e bambino) che ci inducono a credere che la mamma sia la sola in grado di accudire il suo bambino (il che potrebbe essere una sòla). Certo, non oso immaginare la durezza di un distacco a pochi giorni dal parto, anche per poche ore – in questo caso possiamo ben dirlo ma, negli anni, mi sono sempre di più fatta l’idea che un neonato necessiti di moltissime cure e soprattutto di moltissimo amore fatto di tanto contatto. Il contatto del papà, della mamma o, ad esempio, dei nonni che lo accudiscono con un amore che noi genitori ci sogniamo.

Ci vuole in generale nella vita ma, con i figli, deve diventare la bussola che guida tutte le nostre scelte e sto parlando della moderazione compagna del buon senso. E ve lo dico da madre che il buon senso lo ha lasciato in sala parto: mi sono letteralmente immolata alla causa materna (volontariamente) ri-unendomi ai miei figli (soprattutto al primo per ragioni evidenti) subito dopo la nascita e piazzandomeli addosso giorno e notte. E fortuna delle fortune, ho avuto un compagno che non ha approfittato del mio radicalismo materno per fare il fugone dal suo ruolo di papà: ha aspettato con stoicismo il momento in cui i figli si sono accorti della sua esistenza come genitore uguale e forse più fico della mamma e non solo come spalla sulla quale rigurgitare.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.