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Il piacere di non riuscire a far qualcosa

Stamattina ero alla mia lezione di hatha yoga del venerdì e, invece di far fluire i miei pensieri – come richiede l’insegnante – ho fatto un lungo ragionamento 🙂

Faccio una premessa: in questo ultimo periodo mi sto dedicando parecchio all’attività fisica, pilates, yoga, allenamento con il personal trainer, esercizi guidati da casa, corsa. Non nego, anzi lo dico senza alcun problema che l’obiettivo principale di questa iper attività sia migliorare il mio fisico (sottotitolo: il focus dei miei sforzi è il mio didietro). Poi certo, l’attività fisica fa bene al fisico e allo spirito ma farà molto meglio al mio spirito vedermi in costume quest’estate come dico io :-D!

Durante ogni lezione di yoga proviamo delle posizioni per me nuove, il primo impatto è stato un tantino traumatico: “iniziamo con la posizione sulla testa” COOOOSA??? Io non ce la farò mai!E invece, con un piccolo aiuto, riesco più o meno a farla con ottimistici margini di miglioramento.

Il mio non vuol essere un articolo sulla pratica yoga, non sono di certo un’esperta; la mia è una riflessione sul non saper fare qualcosa e sul gusto che si prova nell’esercitarsi e nel provare, lo yoga è solo il pretesto, l’occasione dei miei pensieri.

C’è la posizione del corvo sulla quale mi sono esercitata per giorni a casa facendo morire dal ridere i miei bambini (Marito, in fondo, approva – ha i suoi “buoni” motivi).

Oggi l’insegnante ci ha chiesto di passare dalla posizione dell’aratro a quella della candela senza appoggiare il bacino o le mani. Bene, non ci sono riuscita. Ci ho provato una volta, poi una seconda volta ma no, non ce l’ho fatta, mi sono fermata all’aratro per poi crollare miseramente in un tentativo di candela; so fare le due posizioni separatamente ma non le so “legare” insieme. La maestra mi ha detto “non preoccuparti, ce la farai!”; non mi preoccupo, è meraviglioso avere qualcosa in cui esercitarsi! Non lo so fare adesso ma lo saprò fare domani (o dopodomani dai!).

Lo stesso vale con il pilates, all’inizio delle mie lezioni avevo il bacino totalmente immobilizzato (avevo partorito da poco), è stato frustrante a quel tempo non riuscire nemmeno a mettermi seduta correttamente. Adesso sono felice quando l’insegnante esclama “Oggi proviamo un esercizio di repertorio avanzato!”

Mettersi in gioco, superare i propri limiti anche se questo significa solo correre per 5 km ad un ritmo un po’ più sostenuto del solito; non chiediamoci di scalare una montagna ma regaliamoci il piacere di imparare qualcosa di nuovo, di conoscere il nostro corpo (o il nostro spirito) attraverso un piccolo tangibile obiettivo. Uno scopo immediato che ci faccia alla fine gridare “guarda ce l’ho fatta anch’io!”

Questo non significa che io, in genere, nella mia vita, sia in grado di far tutto (anzi) ma quando non si riesce a far qualcosa sul lavoro o in famiglia, come lavoratrice, compagna o come mamma, c’è sempre un mix di sensi di colpa e recriminazioni e dei “sottotesti” che non ci fanno stare bene. Nel caso delle mie posizioni yoga o dell’attività fisica in genere ci sono solo io con me stessa, io che imparo a far qualcosa come se fossi una bambina che deve iniziare a gattonare (lo sport è solo un esempio, si può anche trattare di imparare a suonare uno strumento, leggere un certo numero di libri, approfondire un argomento, lo studio di una materia o di una lingua straniera).

Pensate al piacere della scoperta (non ad Alberto Angela furbone!), allo stupore ed agli sforzi dei bambini, sarebbe bello avere ogni tanto anche noi adulti questa possibilità.

Da tempo non provavo la fichissima sensazione di non riuscire a far qualcosa e di esercitarmi per riuscirci, mi aspetta un weekend di aratro-candela senza passare dal via ;-)!

 

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