Family life

Il profumo di quella collina di girasoli

Ho trascorso una parte della mia infanzia in giro per ospedali. Mio fratello, nato con l’anemia mediterranea, nel 1987 ha subito un trapianto di midollo osseo, io sono stata la donatrice di midollo.

Ricordo ancora che, per parecchi mesi successivi al trapianto mia madre sterilizzava ogni cosa dal pennarello al giocattolo a tutti i vestiti indossati. Siamo rimasti isolati in casa per parecchio tempo, quando tornavo dall’asilo mia mamma mi spogliava sul pianerottolo di casa e procedeva con le operazioni di pulizia (cosa che peraltro dovrei fare anche io con i miei figli quando tornano dal parchetto!).

E così quando penso al profumo della mia infanzia mi viene subito in mente quello forte e pungente del sapone disinfettante che utilizzavamo tutti. Proprio il profumo di ospedale riprodotto esattamente in un ambiente domestico. Eppure è un bel ricordo: avere il mio fratellone sempre in casa – sempre a disposizione per giocare con me – è proprio vero che i bambini riescono sempre a vedere il lato positivo in ogni situazione.

Per il trapianto di midollo siamo stati costretti a spostarci, in Sicilia all’epoca non c’erano ospedali in cui si potesse curare questa patologia: abbiamo così vissuto per qualche mese a Pesaro, nelle Marche dove c’era e c’è un centro trapianti molto importante.

Era l’estate dei miei 3 anni, avevamo preso una casa in affitto in una zona collinare di Pesaro: Ledimar. Un posto dove passeggiavo con mio nonno alla ricerca di lumache. Un luogo fatto di sterminati (beh io avevo 3 anni quindi è possibile che non siano stati così grandi, per me lo erano) campi di girasoli davanti ai quali rimanevo a bocca aperta.

Un’estate che è diventata settembre con le sue mattine dall’aria già autunnale e frizzantina, quell’autunno che da siciliana non conoscevo.

L’essere lontani da casa per un bambino non è mai facile anche se la nostra permanenza, grazie ai miei genitori, l’ho vissuta come una vacanza: c’era l’ospedale è vero, c’era il non poter vedere mio fratello chiuso in una camera sterile (e pensate a quanta tecnologia odierna non ci fosse nel 1987, io e lui comunicavamo con i walkie talkie, lui in camera, io nel cortile dell’ospedale) ma c’erano anche delle meravigliose briosche con la panna che profumavano di zucchero a velo per la colazione dopo il prelievo del sangue, c’erano i girasoli, c’era l’odore dell’erba fresca appena tagliata, c’era l’odore d’autunno.

E così, quando, qualche giorno fa, ho partecipato all’evento Air Wick in un posto stupendo di Milano – i Bagni Misteriosi – non ho potuto fare a meno di pensare a tutto questo. Si parlava di profumi che ci ricordano casa o la nostra infanzia e sì anche io potrei dire che posso ancora sentire l’odore del sugo di mia nonna che ribolliva già alle 8 della domenica mattina ma la verità è che l’unico odore che mi fa davvero sussultare è quel potente mix di disinfettante e girasoli e autunno. É quello che ci ha resi la famiglia che siamo oggi, è la mia eredità morale, quello che ho ricevuto e quello che spero riuscirò a dare ai miei bambini.

Ogni volta che sento “il profumo di Pesaro” mi sento in pace con me stessa e con il mondo, è il profumo della speranza e della forza, della vita che ci dà sempre una seconda possibilità.

Profumo ambientiProfumo profumo Profumo

(Qui all’opera con la mia amica Sara aka Riccicapricci)

Durante l’evento Air Wick ho partecipato ad un workshop per la creazione di un centrotavola floreale e ho potuto conoscere la novità assoluta in fatto di deodoranti per ambienti: la prima linea che non contiene acqua – Air Wick PURE.

Air Wick Pure è disponibile in tre profumazioni avvolgenti, delicate e durature: fiori di ciliegio, primavera e agrumi del mediterraneo (quest’ultima la mia preferita, senza dubbio!). L’innovazione sta proprio nell’assenza d’acqua: gli odori vengono neutralizzati evitando che l’acqua rimanga nell’aria come succede spesso con gli spray tradizionali.

Io mi sono innamorata anche del packaging e non vedo l’ora di utilizzare Air Wick Pure nella nostra nuova casa.

32 anni, vivo a Milano con tre bambini, un Marito ed un grande armadio. Alterno vestiti a libri, parole scritte a quelle parlate.

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