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Inserimento all’asilo: quanto dura e come affrontarlo

L’inserimento all’asilo nido o alla scuola materna inaugura spesso il primo vero grande distacco del bimbo da mamma e papà ed è per questo che va affrontato (dai genitori soprattutto!) con il giusto e positivo approccio.

Settembre è un mese di grandi cambiamenti: molti bimbi inizieranno o hanno appena iniziato a frequentare il nido, i bambini di 3 anni faranno, invece, il loro debutto alla scuola dell’infanzia che rappresenta un importantissimo passaggio per lo sviluppo dell’autonomia e della capacità di vivere in comunità rispettandone ed interiorizzandone regole e comportamenti.

Da mamma ho già affrontato 5 inserimenti (3 al nido e 2 alla materna) vivendoli in modo diverso perchè diversi sono i miei figli e il loro modo di socializzare con i coetanei e con l’educatrice di riferimento.

In cosa consiste l’inserimento al nido o alla scuola materna?

Si tratta di un periodo di “ambientamento” graduale che ha una durata variabile in base alle scuole, periodo nel quale i genitori accompagnano il bimbo in classe, rimangono là con lui prima e poi lo lasciano per un lasso di tempo che aumenterà pian piano al passare dei giorni. Obiettivo dell’ambientamento è quello di creare un distacco il più possibile naturale tra bambino e genitori (o nonni) senza traumi o passaggi troppo bruschi.

Inserimento all’asilo nido: come funziona e quanto dura

Al mio primo colloquio con la maestra dell’asilo nido mi era stato consegnato un foglio con il calendario dell’inserimento: i primi due giorni mamma, papà e piccolino giocano al nido insieme per un’oretta al massimo. Il terzo giorno ed il quarto giorno c’è un primo piccolissimo distacco di 10 minuti: tutti gli adulti vengono accompagnati fuori a prendere un caffè – letteralmente – viene organizzato dalla direzione dell’asilo un tavolino con biscotti e thermos di caffè. In questo particolare frangente ho visto di tutto, mamme in lacrime di bambini per nulla in lacrime, mamme capaci di individuare il pianto del figlio tra centinaia (io no, a me sembrano tutti uguali!), mamme spintonatrici e centometriste pronte a catapultarsi sul figlio alla riapertura delle porte, madri misteriosamente svanite nel nulla (pare che le abbiano poi ritrovate già oltre confine), mamme bisognose di una bella camomilla, altro che caffè, altro che zuccheri stimolanti. Cito sempre e solo le mamme perchè, purtroppo, al 90% sono le donne a occuparsi dell’inserimento (nel mio caso è stato condiviso con il papà e la nonna). Il quinto giorno “la mamma va a comprare il pane”, non chiedetemi perchè – nel nostro nido le mamme comprano il pane. “Scusi maestra posso cambiare versione della storia? Sa, a casa nostra i carboidrati non sono i benvenuti!”. Tranne il caso di grande confusione dal panettiere (se le maestre vengono prese alla lettera la questione diventa un tantino complicata), la pratica pane si svolge in 20 minuti in cui la mamma deve essere reperibile al 100% (io mi piazzavo al bar vicino con un bel libro in mano…). Sesto giorno il pane si trasforma nella spesa di quando si hanno ospiti a cena, settimo giorno si prova l’ebrezza della pappa a scuola (il momento che preferisco). Noi, al nido, abbiamo sempre fatto il part time (tranne un anno, il secondo di Niccolò) quindi per noi l’inserimento finisce qua, per gli altri – ancora in gara – sono necessari un paio di giorni in più per prendere confidenza con i lettini e le coccole della maestra.

Quanto dura l’inserimento alla scuola materna?

Diverso il periodo di ambientamento alla scuola dell’infanzia che abbiamo frequentato: i genitori rimangono in classe con il figlio solo il primo giorno, il secondo giorno lo si lascia per un paio d’ore e il terzo giorno per 3 ore e, in breve tempo, si arriva al pranzo. Unico “neo”, in questo caso, il tempo pieno: il momento della nanna è considerato un vero e proprio laboratorio didattico dal nome “Coccole e nanna” che, in quanto tale, viene attivato all’arrivo e all’inserimento di tutti i bimbi della materna, cioè ottobre. Fino a quel momento i piccoli andranno presi e portati a casa alle 13 che, mi rendo conto, può diventare un problema organizzativo per molte famiglie (anche se, per quanto mi riguarda, questo tipo di approccio è davvero rispettoso delle esigenze dei piccolini).

Questa è la mia esperienza, naturalmente ogni scuola decide autonomamente il suo programma di inserimento a scuola, la durata e le regole in accordo con il comune di riferimento (se la scuola è comunale). Il calendario dell’inserimento viene inoltre adattato alla “risposta” del bambino al distacco.

Altra differenza tra inserimento all’asilo nido e alla scuola dell’infanzia sono i cd. “scaglionamenti” (con la lettera “A” mamme!!!): al nido ogni educatrice ha un gruppo di 7/8 bambini, quindi i nuovi ingressi sono in numero ridotto (ci sono anche i bambini “vecchi” nel gruppo) e si fanno tutti insieme ad inizio settembre. Alla materna, invece, le maestre sono 2 per 25 bambini e l’inserimento viene fatto a gruppi di 2 bambini per volta – ho sentito di madri disperate con ingresso a scuola il 30 settembre o addirittura ottobre.

Si è molto discusso negli ultimi anni della durata “folle” dell’inserimento all’Italiana: è proprio necessario un inserimento all’asilo così lungo? Sarà utile o controproducente per il bambino?

Emblematico l’articolo del Corriere datato 2012 di Monica Ricci Sargentini: “I bamboccioni nascono all’asilo. Le follie dell’inserimento all’italiana”. In sintesi: l’inserimento sarebbe una pratica esclusivamente italiana, – “Perché dobbiamo drammatizzare in questo modo l’ingresso alla materna? I nostri figli non sono fatti di porcellana. Il regalo più grande che possiamo fargli è l’indipendenza” (cit.). Corretto, l’indipendenza è fondamentale ma è un’attitudine che si gioca più sul terreno del vivere quotidiano, che si apprende con esempi e comportamenti e che non viene certo sacrificata da due settimane di adattamento graduale a scuola seguite poi da un anno di permanenza in classe per 8 ore o più.

E poi c’è il problema lavorativo, primario certo ma che, a torto, i genitori, trasferiscono sulle strutture scolastiche. Vi svelo un segreto: la scuola o le maestre non ce l’hanno con noi, non hanno alcun interesse a crearci problemi anzi: il loro obiettivo deve essere il nostro, la tranquillità dei nostri piccoli, il sentirsi al sicuro in un ambiente in cui anche la mamma è rimasta, in cui si è riso e giocato tutti insieme. L’asilo non è un baby parking e noi mamme (io per prima) dovremmo mettercelo in testa una volta per tutte (sarebbe utile capirlo anche quando i bimbi sono malati e vengono mandati a scuola comunque). Che l’Italia non sia un paese amico delle mamme e delle famiglie è innegabile, trovo inaccettabile che non si prevedano contrattualmente permessi utili allo scopo (li ha solo una parte di dipendenti pubblici). Esistono grosse grossissime aziende che non concedono alcun tipo di permesso ai genitori per affrontare l’inserimento e questa è una enorme vergogna: e allora che si fa? Si conservano le ferie per settembre o si ricorre al congedo parentale o ancora ci si affida a nonni o baby sitter. E ci si stressa, ve lo assicuro (l’ho provato sulla mia pelle), si corre, ci si dimentica il cambio e le pantofoline, si confondono giorni e orari perchè si perdono ore lavorative da dover recuperare (pur nella prospettiva di un guadagno in serenità dei nostri figli). L’assenza di vere politiche di sostegno, è questo che sta distruggendo le famiglie e che ci sta togliendo prospettive di futuro, non certo l’inserimento graduale (anche perchè, come mi hanno sempre detto le maestre, un bimbo può non manifestare subito piccoli disagi a causa del distacco ma è probabile che lo faccia poi in un secondo momento magari dopo le vacanze natalizie o alla prima febbre).

Inserimento al nido o alla scuola materna: gli errori da evitare e i miei consigli su come gestirlo al meglio senza traumi per i bambini ed eccessiva preoccupazione dei genitori.

Se posso darvi un consiglio su come affrontare l’inserimento è quello di riporre fiducia nella struttura scolastica scelta e nell’educatrice di riferimento (alla quale non bisognerà mai sostituirsi mentre si è in classe i primi giorni). Un genitore tranquillo e che si fida trasmetterà fiducia e sicurezza al proprio bambino. Ogni ansia, ogni dubbio, ogni tentennamento verrà percepito dal bimbo come un campanello d’allarme e tradotto in “ecco, lo sapevo che in questo strano posto non si può star sereni!”. Essere convinti della propria decisione e portarla avanti in un clima sereno e di grande allegria per la nuova avventura che si vivrà tutti insieme, ecco ciò che conta. Lo so che è dura vedere piangere il proprio bimbo, Niccolò ha pianto per giorni ad ogni distacco – io mi imponevo di salutarlo con un sorrisone “Ciao amore, divertiti e buona giornata, la mamma va al lavoro e subito dopo la pappa verrà a prenderti la nonna, mi raccomando, gioca tanto!” e poi via, senza più girarmi, senza appostarmi con naso e baffi finti dietro la porta del nido per capire se e quando smettesse di piangere (ho incontrato, però, maestre talmente eccezionali che mi hanno chiamata per dirmi “Olga, Niccolò ha subito smesso di piangere, stai tranquilla!).

Una grande famiglia, ecco cosa è stato e cosa è l’asilo per noi e, in ogni famiglia che si rispetti, ci vuole del tempo per imparare a stare bene insieme.

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