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John Lewis sceglie il gender neutral per l’abbigliamento bambini

È notizia di qualche ora fa: John Lewis, uno dei più grandi magazzini britannici, ha deciso di eliminare dall’abbigliamento per bambini e ragazzi fino a 14 anni la distinzione tra capi per maschi e capi per femmine. Le uniche etichette presenti sui capi riporteranno la scritta «Boys&Girls» oppure «Girls&Boys» (del resto le taglie e le forme dei capi per bambini sono uguali fino alla pubertà).

La scelta è nata anche dalle petizioni presentate da Let Clothes be Clothes, un gruppo di genitori inglesi che si battono affinché vengano eliminate le discriminazioni e le differenze di genere a partire dall’infanzia. Il loro manifesto? “Every child deserves the same opportunities in life, but unless we stop treating girls and boys differently that simply isn’t going to happen.” (cit.)

Alla notizia sono seguite ovviamente le critiche di chi ha accusato i magazzini John Lewis di aver compiuto una scelta ridicola ed insensata, forzatamente politically correct.

Credo, però che l’iniziativa sia stata fraintesa: il punto non è negare l’essere maschi o femmine. L’obiettivo della campagna è rendere unisex giochi, attività, abbigliamento, il vero significato della campagna è rendere unisex- cioè uguali e non assoggettate al sesso di appartenenza- le opportunità che i nostri bambini avranno nella loro vita, maschi o femmine che siano. Un messaggio di uguaglianza e non di negazione.

Non dirò mai ai miei bambini che il loro genere di appartenenza è quello neutro, sarebbe una forzatura e un non senso, li forzerei verso qualcosa che non capirebbero; Nic e Edo sanno benissimo di essere due maschi e di avere una sorella femmina ma sanno anche che tra di loro non esistono differenze di attività, giochi, di vita in generale, se non quelle legate alla diversa età e soprattutto quelle legate alle loro attitudini, scelte e preferenze. Sanno che il loro papà è un maschio e che la loro mamma è una femmina e si riconoscono rispecchiandosi in noi, è giusto ed è una parte fondamentale della loro crescita (chi saranno e chi ameranno nel loro futuro non è importante, saranno liberi di decidere senza il mio “intervento”). Niccolò gioca a calcio perché ama il calcio profondamente, Bianca Zoe sceglierà lo sport che vorrà sia esso calcio, danza o taekwondo non importa.

Vi racconto un aneddoto divertente: abbiamo trascorso gran parte dell’estate a casa dei nonni al mare. Ogni tanto il nonno o lo zio tornavano a casa con un giochino per i nipotini, in genere le Hot Wheels che a loro piacciono tanto. Una Hot Wheels a testa compresa Bianca Zoe che sta attraversando la fase dell’imitazione dei fratelli (ed infatti la sua terza parola è stata GOAL!). Macchina telecomandata per Nic e Edo? Ecco anche una macchina telecomandata in versione bebè per Bianca Zoe. Dopo un mese di queste “attività” mi sono trovata a dire a mia mamma “che ne dici di prendere a BZ anche qualche gioco diverso, una bambola magari?”. Mia madre mi ha guardata con stupore misto a delusione (del tipo – ho fallito nel mio ruolo di madre!) “Ma noi non siamo contro gli stereotipi e le distinzioni tra giochi da femmine e giochi da maschi?” – ho creato un mostro – “Sì mamma lo siamo, certo, ma mi piacerebbe che tutti e tre possano avere a disposizione diversi tipi di giocattoli, dalle macchinine, ai lego, alle bambole, alla cucina e così via, non si tratta di un pregiudizio contro le macchine, si tratta semplicemente di variare. Mio padre, sollevato e rinfrancato è corso a comprare un bambolotto alla sua nipotina!

Come mai vi ho raccontato questo episodio? Perché a volte ho l’impressione di essere fraintesa nella mia personale “battaglia” contro gli stereotipi di genere. Il mio obiettivo non è indicare ai miei bambini una strada da seguire o negare il loro essere maschi o femmina (che senso avrebbe? A che pro?), il mio scopo è lasciarli liberi di scegliere. Detesto trovare nei negozi stampe di missili spaziali o di pirati solo sulle t-shirt per bambino e simboli romantici, fatati, scritte che inneggiano al mondo delle principesse. Odio profondamente i messaggi di leadership veicolati ai maschi e quelli di “cura della casa e della persona” pensati per le femmine.

Le differenze che esistono non devono mai essere un limite ma arricchire l’esperienza di vita dei nostri figli.

A Nic piace molto disegnare il cuore? Ecco che quest’estate gli ho regalato una semplicissima maglia bianca con un grande cuore nero sul davanti: etichettata come t-shirt da bambina, indossata da un bambino che l’ha adorata.

E se Bianca Zoe tra un paio d’anni mi dirà di “voler diventare una principessa” e di volersi vestire di rosa e lustrini dalla testa ai piedi? Benissimo, la accontenterò sapendo di averle mostrato tutte le strade possibili e non solo quella (molto spesso la sola ad essere indicata e tracciata dai genitori).

Con i sogni dei bambini non si scherza ma i bimbi devono sapere di poter sognare senza vincoli imposti da noi adulti.

E forse l’assenza di un reparto da maschio o da femmina e la presenza delle etichette «Boys&Girls» aiuterà quei genitori che hanno ancora l’ardire di rispondere al proprio figlio che chiede una maglietta con un grande cuore “No, questa maglia non puoi indossarla perché è da femmina!” magari aggiungendo in risposta al capriccio “Non frignare, non sei mica una femminuccia!”.

Aiuterà, lo spero, quella bambina che vorrebbe tanto indossare una semplicissima felpa colorata con gli aerei “etichettata” da maschio e che, per questo, potrebbe sentirsi strana o sbagliata (e nella vita da adulti abbiamo purtroppo mille opportunità di sentirci sbagliati e fuori posto, facciamo in modo che non capiti anche durante gli anni più belli e spensierati).

 

Gender stereotyping in children’s clothing is exploitative, and a breeding ground for bullying and pressure to conform. Let children choose their own interests, and make that choice as wide as possible!

Let clothes be clothes, and children be children. Lets create a retail space with #dinosaursforall, where we take every step possible to get children passionate about Science, History and the world around them (cit. Let Clothes be Clothes)

 

One comment on “John Lewis sceglie il gender neutral per l’abbigliamento bambini”

  1. Non ho altro da aggiungere guarda… condivido pienamente il tuo pensiero ! E mi piacciono queste iniziative nei giocattoli e nell’abbigliamento … sono idee semplici ma rivoluzionarie

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