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L’amore prima di diventare madre

Per lungo tempo sono stata una aspirante mamma perfetta. Per tanto tempo sono stata solo una mamma abbandonando tutto il resto, soprattutto il papà dei miei bimbi.

L’ho dimenticato almeno 3 volte, l’ho dimenticato quando Niccolò non riusciva a ciucciare bene il mio latte e io stavo ore attaccata al tiralatte e segnavo ogni poppata facendo doppia e tripla pesata. L’ho dimenticato quando avevo due bambini piccolissimi, uno di nemmeno due anni e l’altro di pochissimi mesi e ho studiato per mesi per un esame al quale tenevo molto, l’ho dimenticato con l’arrivo di Bianca Zoe e di questo blog che ha assorbito le mie restanti energie.

L’ho lasciato solo metaforicamente parlando ma, come sempre, i fatti sono più importanti delle definizioni. L’ho lasciato perché ho creduto che in quel momento io potessi aver bisogno solo dei miei bambini e viceversa.

Sarebbe stato tutto più semplice con lui, avrebbe potuto capire se solo io avessi avuto la voglia di spiegare.

Gli ho urlato mille volte che no, proprio non capiva.

Lui, però, non se n’è mai andato, metaforicamente e non. Non ha mai accettato di cedere il suo posto nel nostro letto, quante volte gli ho proposto di dormire nel lettino dei bambini con la scusa del “così dormi tutta la notte” – lui non lo ha fatto con la scusa del “il lettino è troppo corto non ci sto”.

Lui è rimasto come padre e come compagno allo stesso modo, ha messo i due ruoli sullo stesso piano. Ha preteso spesso attenzioni e mi ha fatta incazzare perché ho creduto che non vedesse quante cose io avessi da fare. Mi alzo alle 5 del mattino credi che possa anche darti attenzioni?

Adesso voglio, anzi pretendo da me stessa, essere una moglie simile alla madre che ogni giorno mi sforzo di essere: attenta, curiosa, allegra, appassionata, casinista, felice, pronta al cambiamento. Voglio essere una compagna che torna sui suoi passi; non siamo persone che si amano sui social network o davanti agli altri, non siamo la coppia che probabilmente voi vorreste essere. Ma spero tanto che i nostri bambini un giorno sapranno vivere l’amore perché lo avranno imparato anche un po’ da noi.

Amore madri

Adesso so che, quando tra 10 anni i nostri bambini saranno grandi abbastanza da sganciarsi un po’ da noi e dal nostro tempo, non voglio ritrovarci all’improvviso diversi da come eravamo senza chiave di lettura di questa diversità. Non voglio perdermi il viaggio che ci porterà là. Il nostro viaggio.

Avrei voluto scrivere un post sull’essere madre e così, come spesso accade quando scrivo, è venuto fuori un post sull’essere moglie: è come se fossi andata all’origine del mio “ruolo”; sull’importanza del rimanere donna e persona prima del trasformarsi ne “la mamma di” ne ho già scritto più volte.

Sulla moglie devo lavorarci, è un primo passo.

Amore madriIeri, 11 maggio 2017, è uscito in libreria “Le mamme ribelli non hanno paura” (ed. Garzanti) romanzo d’esordio di Giada Sundas.
Un libro che racconta l’avventura di essere madri in modo vero, con tutta la fatica che c’è e con tutta la felicità che c’è. Che parla della ribellione più profonda, quella di rimanere se stesse aldilà di ogni giudizio e delle presunte regole della buona madre. Di essere la mamma che ognuno di noi decide di essere.

“Mi sono persa troppe cose (…) e una di queste cose importanti è stato il rapporto con papà. L’ho trascurato tantissimo, incapace di far convivere l’essere genitore con l’essere compagna di vita. A un certo punto mi sono guardata e ho pensato: “Ma cosa stai facendo?”
Avevo perso di vista la cosa più importante della maternità: ricordare perché ero diventata madre” (cit. Giada Sundas)

32 anni, vivo a Milano con tre bambini, un Marito ed un grande armadio. Alterno vestiti a libri, parole scritte a quelle parlate.

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