Io che non ho mai creduto a Babbo Natale

Non ho mai creduto a Babbo Natale, o almeno non ho nessun ricordo al riguardo. Ho chiesto conferma a mia mamma la quale soffre del diffuso disturbo memoria selettiva da nonna, ha dimenticato ogni cosa dell’infanzia dei suoi figli ma ricorda ogni piccolissimo particolare dei suoi nipoti. Comunque lei sostiene che io, già da piccola, fossi una rompiscatole polemica, pronta a smascherare le bugie degli adulti, Babbo Natale compreso.

Non ho mai creduto a Babbo Natale ma ho amato ogni singolo Natale della mia infanzia. La decorazione per l’Albero di Paperino e quelle in panno colorato, i festoni fucsia e verdi e argento, — a proposito perché non si usano più i festoni?, i tortellini in brodo della vigilia e il pranzo del 25, il camper di Barbie e i mille diversi Sapientino, Il libro dei perché di Gianni Rodari e i tornei di Mercante in Fiera con la carta del lattante sempre perdente ma nonostante questo la mia preferita in assoluto (già all’epoca avrei dovuto farmi delle domande al riguardo).

Non avevamo bisogno di maglioni natalizi o di pigiamini coordinati, non di una tavola perfettamente decorata o di pacchetti alternativi (che se usavi la carta da pacco per incartare non eri mica fico). Un tocco di rosso e molta confusione, il salame di cioccolata e la candela sempre quella per almeno un decennio.

Non avevamo bisogno di credere in nulla di diverso dalla nostra realtà di bambini sereni e felici. Con le nostre piccole frustrazioni e delusioni ma con la gioia dell’attesa di un regalo “grosso” (perché i regali grossi solo a Natale e per il compleanno).

Oggi per i miei figli metto in scena un copione preciso di letterina di Babbo Natale con tanto di risposta personalizzata, preparazione dei biscotti pan di zenzero il giorno della Vigilia, camino acceso, latte e carote per le renne, cappello di Babbo Natale dimenticato per caso durante la consegna dei regali, avvistamenti del nonno-travestito, campanelle in lontananza. Insomma, tutto il pacchetto. Tutto perfetto.

Ma se c’è una cosa che mi auguro davvero che possano un giorno ricordare dei loro Natali è la magia che li circonda, lo scintillio negli occhi dei nonni che li guardano come mai nessun altro, e della loro mamma e del loro papà che ce la mettono tutta per renderli felici non dimenticando però di essere loro i primi a dover essere felici.

Non ho mai avuto bisogno di credere a Babbo Natale e non temo affatto il giorno in cui i miei bimbi scopriranno che il simpatico vecchietto non esiste davvero: dimenticato Babbo Natale a loro rimarrà tutto il resto, ciò che è magico sul serio, non solo il 25 dicembre.

 

 

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