Se riconoscere vuol dire amare

Lo abbiamo saputo così, durante il più freddo e autentico lunedì degli ultimi 150 anni: Ryan Goslin non mi è solo figo, no, mi è anche affidabile, generoso, riconoscente e moderno. Un uomo fatto e finito, un marito e un papà amorevole.

C’è che Ryan ha ringraziato la moglie (Eva Mendez altro che pizza e fichi) la quale ha mandato avanti la baracca (figlia primogenita ad occhio e croce nel pieno dei terrible twos, figlia n.2 in arrivo e purtroppo un fratello malato di cancro) mentre lui suonava il pianoforte, ballava e recitava accanto mica alla signorina Silvani del sesto piano reparto fiscalità, no, accanto ad Emma Stone la figa più figa ed elegante sulla faccia della terra.

Ryan non si è limitato a raccontare la faccenda al bar con gli amici, no, lo ha detto in mondovisione durante la cerimonia dei Golden Globe, indossando uno smoking bianco con tutta l’ansia che ne consegue (tipo mi si sporca lo smoking prima della consegna del premio e adesso chi glielo dice a mia madre?).

C’è che ieri sera ero in un momento calante di quelli in cui pure il Gabibbo mi commuove al grido di Mea Besugo, fatto sta che il discorso di Ryan me lo sono visto e rivisto almeno 30 volte con il moccio al naso (e pure sulla maglia as usual) pensando che è proprio questo che significa essere una famiglia – io e Ryan, una famiglia – no dai scherzo- la famiglia, il luogo in cui fare un passo indietro con la consapevolezza che se ne potranno fare molti avanti tutti quanti insieme.

E arriva così il momento in cui capisci l’amore, l’amore dei tuoi genitori (che in fondo ti sei sempre chiesta come abbia fatto tuo padre a sopportare TUA MADRE per la bellezza di 41 anni di matrimonio e 6 di fidanzamento, ogni riferimento è puramente casuale) e l’amore di tutte quelle coppie che sono vive perché hanno il coraggio di cambiare.

L’amore non è riconoscenza, non è un sentimento di “devozione per un benefattore”, non è “assolvere ad un debito” – caro oggi mi hai aiutata con i bambini, domani potrai giocare a calcetto con gli amici. Ogni genitore ha il 50% dei compiti e deve fare la sua parte per il 50% da manuale, sono ammesse sostituzioni, vietate le espulsioni.

L’amore è riconoscere l’altro, riconoscersi nella crescita e nelle esperienze dell’altro, imparare insieme. Non è sacrificio, è volontà, energia e forza. Un marito che soffre di insonnia perchè domani sarà un giorno importante per la propria moglie o ancora un marito che dice alla mamma dei propri bambini “questo sarà il tuo anno”.

Un po’ c’è che una tale ammissione di un uomo crea ancora scalpore e rivendicazioni post femministe e genera speranza nelle mogli/compagne di uomini sto fermo un giro manco fosse il gioco dell’oca e non la vita vera e la propria famiglia quella che creata per scelta volontaria e non per scissione multipla (anche se esseri così assomigliano decisamente più ai protozoi che a Ryan).

E non sapete quanto mi piacerebbe normalmente pensare al grazie di Ryan a sua moglie come un grazie di una moglie al marito, come quello che io potrei dire a mio marito, come quello che lui potrebbe dire a me. Ma di strada ce n’è ancora molta, il parlarne fa già bene, sono certa che le cose presto cambieranno.

Ora è il mio momento e domani sarà il tuo, un genitore per volta perché, in fondo, credo che almeno un genitore “dedicato” ci debba essere, aiutato (e non sostituito) da nonni o da baby sitter ma uno ci debba essere (ma questa è un’altra faccenda).

Presto verrà il giorno in cui nessuno baderà alle parole di Ryan che non risulteranno (come lo sono adesso) moderne o illuminate e tutti si chiederanno soltanto per quale strano motivo tutti gli attori più fighi di nome facciamo Ryan.

 

 

 

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