lentezza

Family life

Storia di una mamma che scoprì l’importanza della lentezza

Corro da sempre. Corro perchè ho tre bambini – certo – e mille incombenze da gestire ma corro soprattutto perchè sono incapace di rallentare (e non perchè abbia realmente più impegni di altri). Temo sempre di perdere tempo, di non avere tempo, di sprecare il mio tempo. Ho paura che la mia fragile organizzazione crolli sotto i colpi di un imprevisto. Ho una lista giornaliera di compiti, incarichi, commissioni, lavori che aggiorno ogni sera accrescendola a dismisura. Dico ai bambini di sbrigarsi 5678 volte al giorno. Mi sono ritrovata a rimproverare Nic di mangiare troppo lentamente, l’ho spesso lasciato solo davanti al piatto sparecchiando la tavola intorno. Ho sollecitato Edo a velocizzare la salita e la discesa dall’auto. Ho detto a Simone di non aver tempo per un abbraccio. Non mi sono mai seduta accanto a lui sul divano lasciando una qualsiasi cosa da fare in sospeso. É come se per rilassarmi davvero io debba chiudere il cerchio (avvenimento praticamente impossibile nella vita frenetica di tutti noi).

Ho trascorso dei giorni lenti durante queste vacanze. Certo, mi sono svegliata alle 5 del mattino il 24 ed il 25 dicembre per cucinare, il 27, 28 e 29 per lavorare ma sono andata piano. I bambini per la prima volta nella loro vita si sono alzati tardi (per tardi intendo 8:30/9:00); la prima mattina alle 8 fremevo già per svegliarli – temevo che i loro ritmi potessero sballarsi e che non riuscissero poi ad addormentarsi di sera al giusto orario. E li ho svegliati. Ho programmato cene rigorosamente alle 19. Pranzi alle 12 perchè all’asilo nido si pranza addirittura alle 11:30. Mi è stato insegnato e ho letto ovunque che i bambini hanno bisogno di orari fissi e di abitudini consolidate (ho sempre considerato inconcepibile chi lascia cenare i bambini troppo “tardi” o li mette a letto ad un orario più consono ad un adulto).

Ma cosa è giusto? Quando troppo tardi, almeno in vacanza?

Ho provato a rallentare a piccole dosi: 10 minuti nel lettone con Bianca Zoe per il suo pisolino pomeridiano, la cena alle 19:30. “Mamma prima della doccia facciamo una partita a memory?” “Si!”  

Ho scoperto che Bianca Zoe ha un piccolo neo sopra la nuca nascosto tra i capelli. E che sa prendersi del tempo per abbracciarmi. Ho capito che Niccolò ha bisogno di fissare il cacao solubile scendere lentamente nella tazza del latte.

Stamattina, primo giorno di rientro dopo le feste, ho svegliato i bambini alle 7:15: Niccolò (che è il grillo della famiglia, subito attivo e pimpante) si è alzato per far colazione. Edo si è girato dall’altra parte. Non gli ho detto forza, sbrigati, faremo tardi, stamattina ho fretta (solo stamattina?), troveremo il cancello della scuola chiuso, abbiamo pochi minuti! Gli ho chiesto il permesso di distendermi un attimo accanto a lui: ho appoggiato la faccia sul suo cuscino, mi sono coperta con calma e l’ho accarezzato e odorato. Siamo stati così per pochi minuti, tre al massimo. A quel punto lui si è stiracchiato e si è alzato pronto per bere il suo latte.

Non ho perso 3 minuti, ho assecondato i tempi del mio bambino e i miei.

E così se c’è qualcosa che farò quest’anno è stare ferma proprio quando avrò voglia di correre.

 

32 anni, vivo a Milano con tre bambini, un Marito ed un grande armadio. Alterno vestiti a libri, parole scritte a quelle parlate.

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Commenti (2)

  1. come ti capisco. a volte ribaltiamo su di loro le nostre ansie. invece poi scopriamo che è così semplice, basta assecondarli e non mettergli fretta e loro per magia saranno più veloci di noi. 🙂 antonella.