Tag: Bombetti

State crescendo

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State crescendo

State crescendo davvero bambini

Tu, Bombetti, hai abbandonato da poco il biberon e fai colazione come i grandi, nella tazza.

Tu, Trombetti, mangi benissimo da solo, hai ormai imparato anche a sgranocchiare le mandorle per intero.

Abbiamo passato un’estate tranquilla ma pesante, siete stati molto capricciosi, piccole cozze attaccate allo scoglio-mamma ma ho potuto vedere in voi i segni del cambiamento e me li sono goduti tra un urlo ed un’incazzatura.

Posso fare di meglio, voglio fare di meglio e devo assolutamente farlo, ogni giorno mi sono detta di essere più paziente e di essere meno intransigente soprattutto con te Bombetti e non sempre ci sono riuscita. I buoni propositi si scontrano spesso con la stanchezza quotidiana e gli impicci di ogni giorno, quelli poco importanti. Qualcosa di grande, i figli, che vengono messi, a volte, in secondo piano, rispetto alle stupide incombenze giornaliere.

Piccolo Bombettino, ti considero già troppo grande, ti vorrei più maturo, più comprensivo ma sei solo un bimbo di 4 anni. Sbaglio a giustificare troppo Edoardo solo “perché lui é piccolo“. Siete piccoli entrambi, state crescendo insieme, uno imitando il fratello maggiore e l’altro regredendo come giusto che sia, in alcuni comportamenti.

Non é facile, per una mamma, dosare le attenzioni nel modo giusto, c’é in noi, in modo totalmente inconsapevole ed inconscio, un istinto animale di protezione del piú piccolo di casa. Lo avevo letto da qualche parte alla nascita di Edo e mi ero detta che a me non sarebbe mai successo ed invece, quest’estate, soprattutto, ci ho dovuto fare i conti, quando qualcuno che ci ama molto me lo ha fatto notare con delicatezza.

Noi mamme proviamo dei sentimenti così contrastanti che ci sembra di lacerarci in senso fisico e metafisico, crediamo fermamente che il rimprovero e le regole siano giuste per educare i nostri figli all’esistenza dei limiti ma l’attimo dopo vorremmo stringere forte il nostro bimbo promettendogli che non andrà mai più in punizione. E con te Bombetti, tutto questo si quadruplica; tuo fratello, al rimprovero, ride, fregandosene e continuando a giocare, tu, invece, hai una sensibilità straziante, cerchi di fare il gradasso imitando i comportamenti dei tuoi compagni più spavaldi ma non sopporti che la mamma sia incavolata con te nemmeno un minuto.

É piu facile essere la mamma di Edoardo che essere la tua mamma. Tu mi poni davanti a tutti i miei limiti ed alle mie debolezze, in Edo vedo me stessa caratterialmente e fisicamente, in te vedo un piccolo uomo che è altro da me e questo fa molta paura perché devo scoprirti ogni giorno. Ma è l’avventura piu sconvolgente e stimolante che io possa vivere e tu mi rendi una persona migliore.

Siamo due calamite opposte che si attraggono e si amano alla follia.

Mamme Alfa e un nuovo post su DonnaD

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Mamme Alfa e un nuovo post su DonnaD

Lo so. Mi rendo conto. Se non la smetto immediatamente di parlare del compleanno di Bombetti il mio destino sarà trasformarmi in un essere metà insegnante di yoga, metà mamma Alfa. O in una mamma Alfa che fa yoga. Per chi non lo sapesse la mamma Alfa è la classica madre dell’Upper East Side Newyorkese, quella che alle doglie ha già stilato un “piano del parto” e al 6° mese (di gravidanza) ha già scelto le scuole del nano. E pensare che qualche giorno fa ho chiesto a Marito quale sia, secondo lui, la migliore scuola elementare di zona e lui ha risposto che ci penseremo a tempo debito (allo scattare delle 23:59 del giorno di scadenza delle iscrizioni).

Mamme alfa

Fortuna che noi non si abita a New York ma nella provincia lombarda. Una provincia davvero spietata, ve lo assicuro. Da qualche tempo il campus internazional-europeo-statunitense-franco-canadese e stica  è stato trasferito in zona. Quale migliore occasione per le madri alfa del vicinato?Credo di avervi già raccontato il mio incontro in piscina con una delle suddette con figlia di 3 anni iscritta alla International School. In piscina non sono più venute, credo lamentandosi con la direzione della cattiva compagnia (Trombetti per l’occasione si era esibito nel triplo lancio carpiato di panza in piscina, si era smoccolato sempre in acqua, aveva schizzato selvaggiamente tutti i presenti, io ho alzato in tantino la voce e per finire, nello spogliatoio abbiamo fatto la solita scena della pipì in doccia davanti a tutti con furto dell’altrui bagnoschiuma).

Comunque, alla tipa, con tutta l’ingenuità del caso avevo chiesto il perché della scelta della scuola straniera: “Tuo marito è inglese?” (Olga, la scuola è AMERICANA, inglese è troppo generico). “No, è italiano ma parla 6 lingue, abbiamo deciso di fare questo piccolo sacrificio per assicurarle un futuro migliore”.

Usciti dalla piscina ho comunicato a Marito la necessità di prendere un appuntamento con il direttore del campus. Lui si è lanciato in una filippica sulla qualità sostanziale della scuola italiana rispetto a quelle straniere, chiudendo il suo comizio con “un tizio che conosco che ha frequentato la scuola internazionale fa il giocoliere ai semafori”. “Ah, beh, a dimostrazione del fatto che in questi campus curano moltissimo le doti artistiche dei ragazzi”. 

(A prescindere dall’entusiasmo del momento io sono assolutamente pro scuole pubbliche e rigorosamente laiche).

Le mamme Alfa sono quelle che in estate vestono in total look bianco con accessori gioiello (il sandalo infradito color oro è un must, quello che esalta l’abbronzatura e a me fa venire un callo). Hanno dei nomi passibili di diminutivo, io sono esclusa a priori tranne che mi si voglia chiamare OL (quando avrò una figlia femmina dovrò ricordarmi di darle un nome breve, meglio una cantante punk piuttosto che una futura madre Alfa).

Le mamme Alfa hanno doti organizzative da pr con un passato nell’intrattenimento del Billionaire, parlano dei party dei loro figli il lunedì davanti all’asilo mentre io vorrei solo scappare a casa a vedere la replica mattutina di “Una bionda per papà”. E temo, seriamente, di essere vittima di un tentativo (altrui) di trasformazione in madre rompi so tutto io faccio tutto io. La festa di Niccolò ha monopolizzato pensieri, parole, schiena e stomaco e ho deciso di raccontarla anche su DonnaD. Vi invito a leggere il mio post sulle feste degli under 6 per scoprire, alla fine, che io sono e sarò sempre la solita mamma Pi greco. Matematicamente Approssimativa.

Il tempo dell’attesa

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Il tempo dell’attesa

In questi giorni, in casa, sento il profumo degli ultimi giorni di gravidanza di Bombetti. Era l’inizio di luglio 2011 e lui sarebbe nato sabato 9 alle 15:08. Lavorando a tempo pieno non mi era mai capitato di rimanere a casa così a lungo durante la giornata come l’ultimo mese di gravidanza.

Era il tempo dell’attesa. Un tempo infinito, scandito da “allora quando nasce?”, da spese epiche al supermercato, nemmeno il nascituro dovesse trovare il frigo pieno per improvvisi attacchi di fame. Io ad esempio, avevo una mania: facevo lo shampoo anche 2 volte al giorno perchè temevo di dover arrivare in ospedale con i capelli sporchi (e poi non poterli lavare là).

É davvero difficile spiegare cosa possa provare una mamma a pochi giorni dal parto, soprattutto il primo.

Attesa è un termine inesatto per indicare quella sensazione. Attendiamo ogni giorno, il nostro turno in fila alla cassa del supermercato, davanti ad un semaforo rosso, aspettiamo un amico che sta per arrivare o qualcuno in aeroporto o alla stazione. Ma siamo sospesi, in attesa, non siamo protagonisti di quel gesto, siamo spettatori, il realizzarsi di quell’evento non dipende da noi.

L’attesa di un parto non è una vera e propria attesa. Saremo noi a dover fare tutto, non subiremo l’evento. Il timore che provano le mamme dipende proprio dal dover agire ad un certo punto, quando tutto è pronto e dal desiderio che tutto si realizzi secondo i propri piani. Non attesa ma “pronti, partenza, via!”

Per me non vale nemmeno l’assunto del sabato del villaggio. Certo, la gravidanza è una dolcissima attesa ma tutto ciò che viene dopo è il meglio che possa capitare,

Erano giorni caldissimi in cui i profumi del giardino entravano in casa e da allora, per me, l’odore dell’erba appena tagliata e cotta al sole è la mia petite madeleineil profumo di un’attesa che attesa vera non era. 

Giardino

Avere 4 anni

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Avere 4 anni

A 4 anni i sensi sono iper sviluppati. Si sente ogni odore, si percepisce ogni piccolo suono, si nota ogni minimo particolare. Mi chiedo a che età esattamente perdiamo il gusto di perderci nelle minuzie e ci fermiamo al contorno ed all’apparenza delle cose.

A 4 anni si è onesti, sensibili, diretti, pure troppo. La realtà la si analizza senza mezze misure. Un bambino di 4 anni nota le debolezze altrui ma non per farne arma di attacco come succede per certi adulti.

Avere 4 anni significa mangiare un leccalecca a colazione subito dopo il latte ed il parmigiano grattugiato a cucchiaiate in attesa della pasta.

A 4 anni tutto è una meravigliosa scoperta, anche la grandine che ti sorprende in un pomeriggio d’estate.

A 4 anni si piange e si ride a distanza di un nanosecondo. Neanche una donna in piena sindrome premestruale cambia umore in modo così repentino.

Bombetti

A 4 anni si discute di un presunto odore che c’è in casa, per almeno un quarto d’ora senza interruzioni.

“É odore di bruciato, vero che è odore di bruciato, io lo so!É odore di una cosa che hai cucinato ieri sera…

Si è bruciato quello che hai cucinato ieri?Carne bruciata?Forse stanno facendo la grigliata i vicini!Forse è una Ducati che sta partendo!Mica hanno lanciato una bomba?Nooo mamma lo so, sono i fuochi dentifricio!

Mamma togli questo odore?Puoi soffiare e togliere questo odore?Tu lo senti?Edo lo senti?Papà lo sente?Mamma forse è il tuo computer che puzza, mamma mica puzzi tu?Come va va via l’odore?

Vabbé mamma non lo so cosa sia questo odore ma devo fare la cacca, mi porti in bagno?Però la lavatrice mentre faccio la cacca deve essere chiusa ok?”

(le mamme dei 4enni devono essere dotate di molte risposte e pazienza infinita)

Avere 4 anni significa sentirsi un po’ grandi ed un po’ piccoli. Imitare i bambini grandi di 6 anni per poi accorgersi che quando scende il buio si ha un po’ paura ed il coraggio lascia il posto al bisogno della mamma.

Un bambino di 4 anni considera gli over 10 dei veri anziani. “Mamma tu quanti anni hai?” “31!” “Oh madonna!!!”

Quando abbiamo portato a casa Bombetti dall’ospedale pesava appena 2 kg e mezzo e adesso è un rompiscatole di prima categoria!Ma rompi rompi, un piccolo Furio di “verdoniana” memoria.

Tanti auguri piccolo Niccolò!

(Comunque non ditelo a Nic ma l’odore in questione é quello dello smalto Chanel che ho appena messo)

Chanel