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Il profumo di quella collina di girasoli

Family life

Il profumo di quella collina di girasoli

Ho trascorso una parte della mia infanzia in giro per ospedali. Mio fratello, nato con l’anemia mediterranea, nel 1987 ha subito un trapianto di midollo osseo, io sono stata la donatrice di midollo.

Ricordo ancora che, per parecchi mesi successivi al trapianto mia madre sterilizzava ogni cosa dal pennarello al giocattolo a tutti i vestiti indossati. Siamo rimasti isolati in casa per parecchio tempo, quando tornavo dall’asilo mia mamma mi spogliava sul pianerottolo di casa e procedeva con le operazioni di pulizia (cosa che peraltro dovrei fare anche io con i miei figli quando tornano dal parchetto!).

E così quando penso al profumo della mia infanzia mi viene subito in mente quello forte e pungente del sapone disinfettante che utilizzavamo tutti. Proprio il profumo di ospedale riprodotto esattamente in un ambiente domestico. Eppure è un bel ricordo: avere il mio fratellone sempre in casa – sempre a disposizione per giocare con me – è proprio vero che i bambini riescono sempre a vedere il lato positivo in ogni situazione.

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Quel piccolo embrione al quale ho detto ciao

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Quel piccolo embrione al quale ho detto ciao

Il 17 giugno 2010 ho avuto un aborto interno all’ottava settimana di gravidanza; la settimana precedente avevamo fatto la prima ecografia e sentito il suo cuore battere.

Avevamo trascorso il weekend successivo a Copenaghen e, in un tovagliolino di un pub, avevamo scritto i nomi scelti per quel bambino: Tommaso se maschio, Sveva se femmina.

Ne parlo adesso perchè domenica, il 15 ottobre è stato il giorno in cui, in tutto il mondo, si celebra la Giornata Internazionale dei Bambini mai nati.

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Dell’amore e dell’odio per i nostri genitori. Della vita

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Dell’amore e dell’odio per i nostri genitori. Della vita

Succede ad un certo punto che si inizi a pensare ai propri genitori ed alla propria infanzia. A che persone siano state loro e a che bambini siamo stati noi. Succede a tutti (ad una certa età suppongo…), a me capita soprattutto adesso che Niccolò ha iniziato ad “odiarmi”.

Mi odia perchè spesso sono causa delle sue piccole delusioni, sono responsabile di cambi di programma, sono portatrice di “no” e di “ancora”, sono la mamma cattiva che spariglia i suoi progetti.

Lui è arrabbiato con me come io lo sono stata spessissimo con i miei genitori. Per un vestito o delle scarpe che non amavo indossare, per il corso di nuoto che non volevo frequentare, per l’eccessiva esuberanza di mia madre che mi faceva sentire in imbarazzo davanti agli amici, per il divieto di mio padre a piercing e tatuaggi, per le quintalate di broccoli che ero costretta a mangiare.

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Una storia semplice

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Una storia semplice

Mi ha vista un giorno, camminavo verso la mensa aziendale e ha pensato che fossi bella.

Mi ha incontrata spesso in quei giorni. Io non sapevo chi fosse, non ricordo nulla. Ha iniziato a parlare di me con i suoi amici chiamandomi T.F. (“The Favourite”).

Dopo qualche giorno un suo collega mi ha vista parlare con un altro collega in comune e glielo ha riferito: “Niccolò la conosce!”.

E lui ha chiesto a Niccolò chi fossi. Niccolò ha risposto che sì mi conosceva ma che avevo un nome di merda.

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