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Batti il cinque!

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Batti il cinque!

Caro Marito,

Che fatica questi 5 anni, li abbiamo vissuti con il piede sull’acceleratore (tu, io per sicurezza tengo il piede sulla frizione come chi non sa guidare).

Pensa, caro, in 5 anni il tuo guardaroba é rimasto pressoché intatto mentre il mio ha subito più   stravolgimenti di look di quelli di Lady Gaga.

Abbiamo attraversato grandi cambi di rotta neanche fossimo la maggioranza parlamentare di un paese a caso tipo l’Italia. 

Ma siamo ancora qua, eh già. Cioè tu mi tiri scema con i tuoi tormentoni tipo cori da stadio riadattati per l’occasione (mattutina soprattutto) ma del resto sei costretto a sopportare una moglie convinta che sia meglio l’uovo oggi a prezzo pieno pure se domani le uova saranno scontate del 50%.

Tu sei un uomo dalla gallina domani, pianifichi e programmi. Io solo programmi TV grazie.

Anche quest’anno, per festeggiare, cercherò di replicare inutilmente la crostata ricotta e cioccolato di tua nonna. Amore, te lo dico una volta per tutte: se lei non molla la ricetta, più segreta di quella della Coca Cola, la mia replica sarà sempre una ciofeca. 

Batti il 5 socio, il 17 settembre saranno 5 anni di matrimonio, il prossimo anno saremo un sacco numerosi, in 5. E mo’ come la mettiamo?Dove ci mettiamo?

Fai tu, mi fido.

Marito e la SUA lavastoviglie

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Marito e la SUA lavastoviglie

Per me rimane ancora un mistero la questione riempimento della lavastoviglie. Il mistero non è tanto legato alla usuale domanda “Questo mestolo sarà mica troppo lungo?Andrà nel cestello o nel ripiano superiore?” quanto alla passione sfrenata della popolazione di sesso maschile per l’utilizzo di questo elettrodomestico.

Marito si tiene ben lontano dalla lavatrice (tranne quando, un paio di volte a settimana decido di lavare anche un paio di fazzoletti di carta e bisogna poi procedere alla eliminazione residui carta che “vanno a bloccare il tubo di scarico” e non lo so arrivati alla parola scarico non sto già più ascoltando ma canticchio Non voglio mica la lunaaa).

Ma attenzione: con la lavastoviglie è amore-odio. Lui odia svuotarla ma ama riempirla. Io odio svuotarla e riempirla mi è indifferente. Mi tocca sempre svuotarla. E mi tocca pure passargli i piatti sporchi, svuotandoli prima del loro contenuto. Io sono la sua infermiera, lui il mio neurochirurgo, pronto sul tavolo operatorio lavello a compiere riti speciali da santone dell’incastro perfetto. Non sono un’esperta del funzionamento dell’elettrodomestico in questione ma dal rumore che sento ogni volta immagino che ci siano dei mega getti d’acqua all’interno tipo cascata al centro benessere. Turbinii e giravolte. Il tutto per lavare ogni singola stoviglia, anche quelle messe una sopra l’altra, proprio come faccio io.

Lui, invece, pone tutto con una precisione millimetrica che mi fa andare fuori di senno. Se solo con la medesima precisione millimetrica ascoltasse le mie WishList pre-natalizie (che amore, tra il crema, il panna ed il bianco c’è la stessa differenza che esiste tra serie A, B e C).

Comunque tutto questo alla fine genera un enorme vantaggio. Lui riempie, io mi riposo. Ah no, scusate, dimenticavo: ho due figli. Lui riempie, io inseguo Bombetti e Trombetti a suon di suppliche per convincerli a lavare i denti ed indossare il pigiama.

Chiaro che, in questo simpatico quadretto familiare, la scelta del detersivo ricada totalmente su di lui. L’uomo della lavastoviglie ha detto Pril Gel Caps. Piatti brillanti, nessuna necessità di pre-trattare (furbo lui), azione pulente già alle basse temperature e nei cicli brevi (questo utile per me che dimentico qualsiasi programmazione e la accendo 15 minuti prima di una mega cena tra amici).

Pril

(Anche la foto è sua)

Vi ricordo che potete trovare i miei pezzi “a tema” e leggere le mie opinioni sui prodotti Henkel sul magazine DonnaD per il progetto 3 Blogger per casa.

 

 

 

 

Gli uomini e le donne NON sono uguali

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Gli uomini e le donne NON sono uguali

NO caro Cesare, non lo sono te lo assicuro. E dire che in genere scrivi testi molto saggi, come la storia della donna che “la porto al cinema d’estate, dorme sul finale,  non vuole essere alla moda la moda la fa, ha una valigia per le scarpe che sembra un aeroplano”. Una come me in pratica.

Io di uomini in casa ne ho ben tre e modestamente mi sono costruita un certo know how in fatto di non gentil sesso.

Loro sono proprio Di-versi, ragionano ad insiemistica e grandi linee. Fanno commenti a sproposito: ieri sera guardavamo la puntata X di Grey’s Anatomy, quella dell’snif snif sigh sigh sob sob incidente. Io ero disperata, non lo ero così da quando avevo sentito l’ostetrica annunciare “qui ci vuole l’episiotomia” e lui cosa fa? Mi guarda e mi dice: “ma dico io, lui è rimasto lo stesso in tutti questi anni ma lei (Meredith) è invecchiata di brutto!”. Per l’appunto: sono diversamente sensibili e invecchiano bene, sono uomini.

Loro ti portano su e poi giù e poi li lasciano cadere (Giorgia docet) ed in questo caso parlo del figlio n. 1 il quale un secondo prima mi chiede di indossare una splendida maglia a righe (ripagandomi delle 64847 ore di sonno perse da quando è nato) ed il secondo dopo pretende di calzare sandali con calze bianche. Io rispondo che no non si può non sarebbe un bello spettacolo e lui ribatte che il suo migliore amico li indossa così i sandali. I sali, datele i sali.

Loro non sanno mentire a lungo, cioè Marito ha finto di amare sushi-teatri-musei per circa 5 mesi, poi ha ammesso di preferire salamella-stadio-Fantozzi opera omnia. Noi donne siamo più coerenti dannazione, se mentiamo lo facciamo per sempre: qui è dove confesso a Marito che no, non è vero che le mie braccia sono naturalmente glabre, mi depilo ogni santo sabato amore.

Loro fanno calcoli complessi e li facciamo anche noi sia chiaro ma loro ragionano a percentuali noi in termini assoluti: ho risparmiato 50 euro e vado a comprarmi un paio di scarpe, vuoi che gli stivali nuovi li paghi in 30%? Lo stesso vale per le equivalenze (mio tasto dolente): chissene quanti kili ci stanno in una tonnellata, ciò che conta è quanti vestiti ci stanno nell’armadio, quante fette di torta nella mia pancia e quante parole nel mio monologo prima che Marito inizi a russare.

E dire che ho sempre nutrito sospetti sulla loro diversità fin da quando Marito si è presentato a letto con la maglia di Gullit e Van Basten a mo’ di pigiama ma da quando ha comprato il brillantante per lavastoviglie, davvero, non ho avuto più alcun dubbio.

M di Matrimonio

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M di Matrimonio

M come Maggioritario: in un matrimonio le decisioni vanno prese con il metodo maggioritario. Nella nostra coppia vince chi ha più capelli, più vestiti, più scarpe, più caramelle nascoste in borsa, più libri in casa, più tatuaggi. Indovina chi?

M come Malto d’orzo: uno di quegli alimenti sconosciuti prima delle nozze. Il matrimonio rende un tantino nervosi, l’orzo è il giusto compromesso tra la caffeina e la camomilla.

M come Manutenzione: la coppia va preservata e curata come un’auto d’epoca. Di quelle che non si rottameranno mai e che vanno costantemente spolverate. Certo, richiedono fatica, sbattimento, spese impreviste e generano maledizioni e minacce di vendita immediata, chi me l’ha fatto fare come se piovesse ma rappresentano un classico intramontabile che produce orgoglio e soddisfazione.

La sensazione di andare con il vento tra i capelli, questo è un matrimonio.

M come Mattino: momento cruciale per comprendere la solidità di un’unione. Marito ad esempio mi ama molto ed è per questo che al mattino non mi rivolge parola, avendo già da tempo compreso che io all’alba sono meno amichevole ed empatica di Loredana Berté.

M come Mazzancolla: la classica botta di vita. Quando io e Marito vogliamo sentirci esotici, giovani, cool, cuciniamo mazzancolle lime e miele. Normalmente mangiamo pasta e ceci, pasta al sugo, uova e risotto alla milanese. Le mazzancolle stanno al ragù come, nella moda, Kenzo sta a Gattinoni.

M come Medicazione: se ami una persona medicala. Amorevolmente. Usa acqua ossigenata e cerotti rosa di Titti (gli unici disponibili in casa). Io Marito lo medico almeno una volta al mese imprecando con amore.

M come Microflora: e pure macro. Prima di sposare Marito, Flora per me era solo il profumo Gucci. Adesso distinguo le ortensie dalle peonie.

M come Mughetto: Marito è un fanatico del buon odore in casa, nel bucato, negli abiti. La ricerca del deodorante per ambienti perfetto. Questo è stato il nostro matrimonio per i primi due anni almeno. Poi siamo passati all’odore delle puzzette di Trombetti (nomen omen) e addio lavanda provenzale dei miei stivali.

M di Matrimonio che comunque è una figata pazzesca!

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Accessori da matrimonio: scarpe Alberta Ferretti e clutch Asos