moda mamme

MiniME o maxiLEI?

Il momento è arrivato: dopo due figli maschi la piccola Bianca Zoe ha tirato fuori il meglio di me (o il peggio potrebbe obiettare Marito) in fatto di passione per la moda e per lo shopping.

La moda è un gioco e come tale va vissuto, ridendo, divertendosi e scherzando. E prendendosi poco sul serio.

Pongo già molti paletti soprattutto a Niccolò in fatto di look e di richieste. Voglio che apprezzino ciò che hanno (che è davvero tanto) e che non chiedano il superfluo. Non mi piace che si atteggino e che giudichino gli altri in base all’abbigliamento. Per quanto non ami fare differenze tra maschi e femmine, sarò più rigida proprio con Bianca Zoe. Noto infatti una certa tendenza delle bambine (ad esempio coetanee di Nic e Edo) ad atteggiarsi, schernirsi e “mettersi in posa” come piccole modelle, ci sono poi altre bambine che indossano jeans e felpe e sono meravigliose nella loro spontaneità. Odio l’espressione “bambine maschiaccio” che nasconde pregiudizi e giudizi di genere, una presunta mancanza di femminilità (e potremmo ragionare a lungo su cosa significhi per me essere “femminili”).

Io ho sempre amato la moda, fin da piccola, ma sono stata educata alla semplicità quasi rigorosa: capi comodi e pratici per la scuola (credo di non aver mai indossato una gonna in classe), capelli corti a caschetto con la frangia, nessun buco alle orecchie fino ad una certa età (grazie al cielo!). Paletti e piccoli divieti che durante l’adolescenza mi hanno fatta arrabbiare e urlare e invidiare le ragazze con mamme più permissive in fatto di look. A casa mia contava altro: il rendimento scolastico prima di tutto e poi le attività extrascolastiche e le “esperienze”, gli abiti “belli” erano destinati ad occasioni particolari e non ci si omologava, anzi, si acquistavano pezzi particolari che nessun altro aveva. Quanto ho desiderato i capelli lunghi alla schiena o i boccoli, quanto le calze “parigine” ai tempi di Non è la Rai o l’ombretto glitter (giammai!). Poi ho capito. E così, sono diventata una patita di vestiti ed accessori ma anche una ragazza (e donna poi) abbastanza bacchettona: mai una scollatura, la minigonna fino ai 18 anni o poco più, no ai capi aderenti. Marito sostiene che io abbia una passione per le “tuniche”. Evviva!

Bianca Zoe ha solo 9 mesi ed è per questo che adesso mi diverto a farle indossare abitini e gonne in tulle e capi scintillanti o eleganti. Ma, pian piano, adotterò il metodo di mia mamma, quello che tanto criticavo ma che adesso comprendo fino in fondo. Sono pronta a grandi litigi con mia figlia, a strepiti e minacce di cambio-casa, cambio-famiglia.

Oggi io e Zoe ci siamo divertite a farci fotografare con una felpa e una tutina con fantasia origami all over della collezione Family di Envie de Fraise, il brand francese leader nell’abbigliamento premaman e che propone capi semplici, alla moda, e particolari adatti a bambini, mamme e papà. Fiori, pois, uccellini, stampe perfette per vestire ogni membro della tribù da 0 a 100 anni.

Un’idea regalo per amici e parenti, un capo coordinato per ogni membro della famiglia, un modo per riconoscersi l’un l’altro, vedere ciò che accomuna e apprezzare ciò che rende ognuno speciale e per questo unico ed indispensabile.

Envie de Fraise fino al 31 dicembre 2016, donerà i profitti delle vendite della #FamilyCollection a Telethon. Acquistando un capo della Collezione riceverete la targhetta #EngageTaTribu da fotografare e condividere sui social per diffondere il messaggio di moda e solidarietà del brand.

 

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