vita da bimbi

Io che non riesco a vedere chi sono se non sono la vostra mamma

Ci sono giorni in cui non riesco a vedere altro, giorni nei quali vorrei fermare tutto perché mi sembra che il momento del buongiorno e quello della buonanotte si sovrappongano lasciando in mezzo un microspazio fatto di bambini e incombenze, incombenze e bambini e nulla di più.

Ci rifletto da quando Marito mi ha chiesto: “ti senti più moglie o più mamma?” E io che avrei voluto rispondere “più Olga” ho detto invece “più mamma naturalmente, i bimbi sono ancora così piccoli!”

Ho pensato a come, tante volte, io mi sia trincerata dietro la scusa delle necessità e dell’assenza di opzioni. E allora ho fatto (e faccio) la mamma, l’ho fatta bene ma non certo al massimo del mio impegno o delle mie possibilità. Non faccio del mio meglio, il meglio è essere mamma e vedere tutto il resto: quello che ero senza la tenerezza e l’indulgenza per la me del passato, quello che sono adesso con molti alti e parecchi bassi, quello che sarò domani quando mamma continuerò ad esserlo ma la cura e l’accudimento non costuiranno più il 99% delle giornate.

Tre figli li abbiamo fatti, io e Marito, perché eravamo felici della nostra vita e sentivamo che fosse il momento giusto per far partecipare a questa felicità i nostri bambini; lo sforzo di oggi dovrebbe essere quello di aggiungere felicità e non di sostituirla. La vita dovrebbe essere così, vissuta per addizione e moltiplicazione, mai per sottrazione.

Perché noi madri sentiamo questa incredibile necessità di parlare della maternità? Credo perché sia confortante avere un posto nel mondo, il posto di una mamma è un luogo caldo e comodo, un ruolo universalmente riconosciuto: qualcosa di spaventoso a volte.

Mi sono sentita figa negli ultimi 6 anni pensando a me come una donna migliore perché madre, oggi inizio a pensare di essere migliore semplicemente perché, come tutti, sono cresciuta e ho fatto esperienze e anche peggiore perché mi sono spesso trincerata dietro le competenze genitoriali.

I figli danno senso alla vita, é vero, ma attribuire loro tutto il peso della nostra stessa esistenza è un rischio che non voglio più correre.
Dovremmo cambiare prospettiva: dal “io ci sono se tu ci sei” al “tu ci sei perché io ci sono stata prima e ci sono adesso per te, con te, per noi”. Dovremmo abbandonare cose che consideriamo importanti e importanti non sono, cose che giudichiamo definitive e di definitivo ci sono solo loro.

Mamma Mamma

ME
OLGA ZAPPALA'

 

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