Tag: vita da mamma

Quando le mamme hanno la febbre

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Quando le mamme hanno la febbre

Oltre le più rosee previsioni mi sono beccata la febbre che è ancora autunno.

La febbre da asilo (noi abbiamo i quasi terrible twos nido + materna + elementare) è inevitabile come il total look animalier almeno una volta nella vita o come il brufolo che spunta la sera prima delle nozze (io e Amal Clooney ne sappiamo qualcosa).

Stanotte verso l’una ho iniziato ad avere i brividi e me la sono subito presa con Marito e con la sua decisione di non sostituire ancora la coperta leggera. Gli ho anche detto: “ecco lo sapevo, avrei dovuto comprare un pigiama nuovo!”. Poi, sentendo qualche dolore qua e là, ho capito che si trattava di influenza. A quel punto me la sono di nuovo presa con Marito millantando un suo possibile contagio.

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Io mamma lavoratrice non ce l’ho fatta

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Io mamma lavoratrice non ce l’ho fatta

Prendo in prestito il titolo della famosa lettera indirizzata a Beppe Severgnini e apparsa sul Corriere della Sera qualche tempo fa perchè su quei contenuti ci ho a lungo riflettuto negli ultimi mesi e perchè, anche io come Silvia P. ho capito di non farcela. Anche io ho mollato.

Ho lavorato per 10 anni in una grande azienda, assunta ancora prima della laurea specialistica – mentre preparavo la mia tesi di diritto industriale – un contratto a tempo indeterminato a 24 anni quando molti miei coetanei erano ancora nel pantano degli stage non retribuiti.

Fortuna? Certo, un pizzico di sicuro (trovarsi nella città giusta al momento giusto credo sia stato determinante) ma anche forza di volontà e impegno (quando i miei coetanei erano fuori la sera con gli amici io ero a casa a studiare per laurearmi più in fretta possibile, quando i miei coetanei andavano a fare l’Erasmus io – che avevo vinto una borsa di studio per 10 mesi a Parigi – la rifiutavo per fare il mio primo stage presso la direzione legale centrale di Banca Intesa).

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I bambini e le loro emozioni

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I bambini e le loro emozioni

Lo scorso anno sono andata per qualche mese da una psicologa infantile (dico sono andata perchè le sedute riguardano per la maggior parte solo la mamma ed il papà, il bambino viene osservato mentre gioca al massimo un paio di volte); il mio obiettivo era imparare a gestire alcuni comportamenti dei bambini, acquisire degli strumenti pratici e semplici che potessero aiutarmi giorno per giorno. Avevo la sensazione che Edo fosse arrabbiato con il mondo intero e che non fosse in grado di gestire e capire le sue emozioni. Non riusciva a piangere e sfogarsi come fanno generalmente i bambini, manifestava rabbia per poi crollare stanco e disperato come svuotato da quella fatica e incapace di riconoscerla ed affrontarla.

E così, parlando con Marito, ci siamo detti che avremmo dovuto fare qualcosa, era come se lui non fosse abbastanza felice. “L’obiettivo di un bambino quando si alza la mattina è essere felice, anzi, non è nemmeno un obiettivo, è il naturale scorrere della giornata; ad un bambino non serve nulla per svegliarsi felice la mattina e trascorrere la giornata sereno, la vita è bella e facile; poi la vita resta quella, ma gli occhi cambiano e si crea una patina di complicazioneuna foschia”. (cit. Marito).

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Traslocare con i bambini: i miei consigli

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Traslocare con i bambini: i miei consigli

Come vi ho raccontato e mostrato negli ultimi giorni abbiamo finalmente traslocato nella nostra nuova casa: più di un anno di ricerca per trovare e realizzare, alla fine, proprio “la casa dei sogni”.

Un evento splendido che porta però con sé un accadimento piuttosto traumatico: il famigerato trasloco. Recenti studi hanno confermato come il trasloco sia la terza causa di stress, ansia e possibile depressione subito dopo il lutto e la separazione.

Quando vivevo da sola a Milano ho traslocato ben 6 volte (in un paio di occasioni ho trasportato i miei effetti personali su un tram!) e devo dire che farlo non mi ha mai causato particolare disagio.

Questa, però, per forza di cose, è la mia prima volta di un trasloco con 3 figli (e relativi oggetti/abiti di ognuno di loro). Premetto che ci siamo spostati nella stessa città a 5 minuti di distanza dalla vecchia casa per cui i bambini non hanno dovuto subire cambiamenti legati agli amici, alla scuola, allo sport, agli ambienti che conoscono e frequentano.

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