storia

Family life

Una storia semplice

Mi ha vista un giorno, camminavo verso la mensa aziendale e ha pensato che fossi bella.

Mi ha incontrata spesso in quei giorni. Io non sapevo chi fosse, non ricordo nulla. Ha iniziato a parlare di me con i suoi amici chiamandomi T.F. (“The Favourite”).

Dopo qualche giorno un suo collega mi ha vista parlare con un altro collega in comune e glielo ha riferito: “Niccolò la conosce!”.

E lui ha chiesto a Niccolò chi fossi. Niccolò ha risposto che sì mi conosceva ma che avevo un nome di merda.

Niccolò ha organizzato il pranzo per farCI conoscere. In mensa. Poche ore prima del primo incontro l’ho cercato su Facebook, ci eravamo iscritti entrambi da un paio di mesi, la foto del profilo era una immagine di lui in montagna con un cappuccio a coprirlo quasi interamente. La mia una con le orecchie da renna.

Ho mangiato un’insalata e ho riso fino ad avere mal di pancia, ho riso con le lacrime agli occhi per l’intera pausa pranzo. Usava solo cravatte strette 8 cm ed era diversissimo da tutti i ragazzi che avevo avuto fino ad allora. Aveva la barba quando ancora la barba non era per nulla di moda come adesso. Era il mese di luglio del 2008, avevo appena compiuto 24 anni, lui ne aveva 26 quasi 27.

Il giorno stesso sono partita per un weekend in Versilia con una mia amica e lui mi ha scritto tanti messaggi veri, a pagmento, WhatsApp non esisteva ancora. Mi faceva sbellicare. Comunicava con me perlopiù tramite rebus.

La sera del nostro primo appuntamento siamo andati a bere una birra alle Colonne di San Lorenzo, si è presentato con una polo bianca e ho scoperto che era peloso, molto peloso. Un venditore di rose si è avvicinato a noi e lui gli ha detto: “No guarda, le rose sarebbero inutili, non me la darà nemmeno stasera”.

Mi ha telefonato una domenica mattina, abbiamo parlato per un’ora e mezza, io seduta per terra nel mio monolocale più piccolo di una delle sue cravatte. Ho pensato che mi sarebbe piaciuto un sacco innamorarmi di lui. E so che lo ha pensato anche lui. Conoscevamo entrambi l’amore vero, venivamo da due storie lunghissime con due persone speciali (credo di poter parlare anche per lui). Non avevamo bisogno di comprendere l’amore ma avevamo solo la voglia di scoprire chi potessimo essere noi insieme.

Il suo primo regalo sono state delle bottiglie di acqua minerale; in quel periodo lavoravo fino a tardi e non riuscivo mai a fare la spesa, avevo il frigo vuoto e mi mancava pure l’acqua. Bottiglie infiocchettate.

Siamo usciti qualche volta, lui prendeva grandi multe per sosta vietata e mi portava a bere tisane nel locale con il bagno più lercio che io abbia mai visto. Il primo bacio è stato sotto casa mia, davanti ad un negozio di sistemi di allarmi e sistemi di sorveglianza, il nostro bacio è stato ritrasmesso nei minuti successivi sugli schermi nella vetrina davanti a noi.

Il giorno seguente lui ha mandato a tutti i suoi amici una foto di un limone (del tipo, “ho limonato con Olga finalmente”), io ho detto ad una mia amica che purtroppo non mi piaceva così tanto.

Leggenda narra che, una sera, io abbia cercato di avvelenarlo con una pizza ai funghi allucinogeni. Strano, si trattava della pizzeria dove consumavo l’80% delle mie cene.

E in autunno gli ho scritto “mi piace un’altra persona, scusami”.

Per 3 mesi non ci siamo più visti se non qualche volta di sfuggita in ufficio. Pare che lui, distrutto dal dolore per la mia assenza, si sia trasformato in un bluesman di successo – tradotto abbia ammorbato gli amici con dei riff di chitarra tristissimi.

A Capodanno gli ho mandato un messaggio. Ci siamo scritti millemila messaggi. Lui ama raccontare a tutti come io “sia tornata con le pive nel sacco”.

Siamo andati al cinema, io sono caduta, lui “Ah finalmente potrò dire che una ragazza è caduta ai miei piedi!”, mi ha baciata e a me è scivolato il cappello sul naso e ho riso e forse anche un po’ sputacchiato. Era il mese di gennaio del 2009.

Così è iniziato tutto tra me e Marito. A partire da due Niccolò fino a una Bianca Zoe. Passando per un Edoardo. E oltre, fino a noi.

“Tra la strada e le stelle, tra noi”

32 anni, vivo a Milano con tre bambini, un Marito ed un grande armadio. Alterno vestiti a libri, parole scritte a quelle parlate.

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Commenti (1)

  1. Mi sono commossa.
    Che bella storia.
    Quante analogie con la mia. Dall’anno (2009 anche per noi), all’inizio “diversamente-romantico” che lui ancora mi rinfaccia e che si fa sbellicare dalle risate. Lui che chiede info ad amici comuni, io che sfuggo e poi il Caso interviene e fa in modo che inciampiamo l’uno nell’altra, definitivamente.
    In alto i calici! 🙂