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30 anni

Io amo avere 30 anni.

Ho ancora la faccia (più o meno) che mi hanno fatto mamma&papà e non quella che mi sono meritata nel corso degli anni. Se ne riparla tra 10.

Sono una persona consapevole. Consapevole che la spaghettata aglio olio e peperoncino alle 4 del mattino non la farò mai più ma consapevole anche di ciò che voglio diventare. Su ciò che sono adesso devo ancora lavorarci.

Mi diverto a fare la ragazzina. Mi appassiono all’ultimo rapper tamarro in circolazione. Programmo nuovi tatuaggi. Vesto con stampe cartoon e colleziono sneakers.

Per noi trentenni non ci sono più alibi. E questo non significa che tutto è ormai perso. Anzi. Sappiamo essere onesti con noi stessi, anche se facciamo fatica ad ammetterlo.

Al lavoro non mi sento più in dovere di indossare tacchi e tailleur. E’ passato il tempo in cui non mi si prendeva sul serio per l’età. Adesso, eventualmente, non mi si prende sul serio perché mentre rifletto canticchio oppure perché indosso degli orecchini topo da un lato e formaggio dall’altro.

Adesso le mie smagliature, quelle che avevo pure a 20 nonsicapisceperché hanno una loro ragion d’essere.

Si dice che i 20enni abbiano “fame di vita” e prendano a morsi il mondo. Beh. Noi trentenni abbiamo a lungo ceduto alle lusinghe dell’all you can eat. Ma abbiamo pure capito che, in quel caso, il rischio è essere troppo sazi per apprezzare il contorno e pure il dolce.

In fondo in fondo mi piace rispondere a chi dice “Vabbè ma tu sei giovanissima!” “Eh no, altro che giovane, ho 30 anni!” “Nooo dai non ci credo!”. Credici. E poi parto con il secondo colpo ad effetto “Ho anche due figli”.

Le emozioni ho il coraggio di esprimerle, finalmente. A 20 anni mi vantavo di non piangere mai (tranne che alle lauree ma quello a causa della mia secchionaggine inside). Adesso piango pure per la pubblicità delle crocchette per cani Schesir.

Sono cresciuta: uso l’ammorbidente, il Napisan e il detersivo per capi delicati.

Non credo a quello che si dice in giro. Siamo una generazione fortunata. Molto più di quella successiva. Apprezziamo la differenza tra ciò che era prima e ciò che è adesso. Abbiamo provato la sensazione del cambiamento.

Siamo cresciuti nella serietà di un mondo ancora descritto solo nei libri di carta e ci siamo fiondati nel vortice del tutto sempre e subito con la consapevolezza di chi è sicuro delle proprie radici.

I nostri genitori, che si sono innamorati negli anni 70′ ci hanno insegnato cos’è l’amore, come nasce e come finisce. Ci hanno insegnato le “basi” e noi trentenni queste basi le stiamo scardinando per restituire ai nostri figli una visione nuova di una realtà davvero a portata di mano. Che noi siamo, ancora per un po’, gli unici a saper gestire.

Precari, insicuri, mammoni, comodisti? Forse. Creativi, ironici, appassionati, visionari, certamente.

Amo avere 30 anni.

 

9 comments on “30 anni”

  1. Mi ci vedo perfettamente, in questo post, anche se non mi sembra una generazione fortunatissima, non più di altre.
    Soprattutto, però, capisco la storia di tacchi e tailleur…io ora mi butto su vestiti più colorati per non sembrare più vecchia, mentre fino a due anni fa cercavo di vestirmi di scuro per “darmi un tono”!
    Tanti Auguroni Olga!!!
    P.s. Ne dimostri meno!!!! 😉

    1. Fede, nooo, assolutamente!Poi la tua nuova foto profilo è super giovane!!!Ci sarai alla fiera del libro di Torino?

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