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Amore a chi?

Io e Marito, dopo un mese di clausura, abbiamo cenato fuori. In modo low profile, con gravida abbandonata sul ciglio della strada proprio davanti al locale per non farle fare nemmeno mezzo passo.

Un ristorante giapponese per rispettare il perfetto clichè della coppia trentenne milanese la domenica sera: cinema + sushi. Al cinema abbiamo rinunciato perchè io mi addormenterei già in fila alla cassa.

Comunque abbiamo parlato (le attese sono state abbastanza lunghe) di rapporti di coppia, di storie d’amore e, naturalmente, abbiamo commentato gli avventori del locale giudicandoli insopportabili per un buon 90%. Medaglia d’oro al 35enne con giacca blu d’ordinanza, pochette bianca che usciva dal taschino e scarpa inglese lucidissima, un accento talmente odioso che avrei tanto desiderato prenderlo a testate. Santo cielo, è domenica, vestiti da straccione sfaticato come tutti noi durante il weekend. Accoppiato naturalmente ad una tipa che ha esultato, battendo le mani e saltellando sulla sedia, ad ogni piatto arrivato al tavolo.

Vabbè, il punto è che a Marito piace mettermi in imbarazzo e così, arrivata la cameriera per prendere le ordinazioni ha esclamato: Amore, tu cosa prendi?”

(AMORE?A chi?A me?)

Credo di aver sputato in faccia alla povera cameriera, sono scoppiata a ridere, guardandolo e mimando gesti con le mani come a dire “Ma che cavolo stai dicendo Willis?”

Poi mi sono voltata verso la cameriera in cerca di supporto, di quella classica risatina che sta a indicare “Che burlone il tuo tipo, vabbè sei perdonata!”; ed invece no, lei, impassibile, ha continuato a scrivere sul suo taccuino come se non ci fosse un domani. “Oh, mica sto ordinando la razione pasto per una mensa aziendale, ti ho chiesto solo due sushi!”.

Rimasti soli l’ho cazziato; abbiamo 30 anni (31 e 34 per l’esattezza), stiamo insieme da 7 anni (ahia la crisi), abbiamo due figli e mezzo e mi chiami in pubblico amore?Sarebbe grave pure se tu lo facessi tra le mura domestiche conoscendomi.

E lui: “Beh dai è chiaro che la tipa ha pensato che tu sia una che ho abbordato giusto per una serata, ti ricordo che io indosso la fede e tu non più”. Giusto, cribbio, l’ho persa. Esco con un uomo sposato e non indosso la fede. Esco con un uomo sposato, non indosso la fede e sono pure mediamente incinta. L’apparenza inganna ma io non ne vengo fuori molto bene.

Torno al dunque; abbiamo parlato di storie d’amore, quelle dei tempi in cui ti attaccavi alla connesione wi-fi del vicino ma giusto per leggere dello spostamento d’aula della lezione di diritto commerciale sul sito dell’università. Quelle in cui Acufene era un gruppo musicale punk rock mentre adesso è solo il nome scritto sulla prescrizione del mio medico.

Marito ha una sua teoria ben precisa che fa più o meno così: due persone possono avere in comune obiettivi a lungo termine o a breve termine. A 30 anni tendenzialmente bisogna averli a lungo termine e chissene frega del presente, a 20 anni li hai uguali solo a breve (pizza SI/NO, Formentera in campeggio SI/NO, mi farei la tua migliore amica SI/NO). Io, secondo lui, confondo i piani perchè pretendo che ci sia uniformità su tutti i fronti.

Ho piagnucolato, in tutta risposta, che io e il mio ex avevamo obiettivi a breve-medio-lungo termine IDENTICI. “E allora sai che palle stare con Olga in versione maschile, un bel casino quando si comprava la frutta in grammi da convertire in chili”.

E così, si è conclusa la mia sciagurata settimana, iniziata con una richiesta di amicizia su Facebook arrivata da una omonima di mia madre (mi piace credere che si tratti solo di omonimia non essendoci nessuna foto profilo – finirò di illudermi quando metterà una foto di me da piccola con le chiappe al vento) e finita con un marito che mi chiama amore in pubblico.

“Mi dai un bacio mentre aspettiamo il conto?”, “Ma sei fuori?”

 

 

2 comments on “Amore a chi?”

    1. Niente di male in assoluto, parlavo di me e del fatto che a me in pubblico non piace. Riflettevo sul fatto che le storie molto romantiche sono in genere legate ai 20 anni…

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