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Attività extrascolastiche: quando sono davvero troppe?

Intrattenere i bambini nei lunghi pomeriggi dopo la scuola non è compito semplice per noi genitori del 2020. Penso con grande nostalgia ai tempi in cui l’unico intrattenimento pomeridiano era rappresentato da Bim Bum Bam o da Ciao Ciao abbinati a merendine all’olio di palma – un paio di volte a settimana si praticava uno sport e buona così.

Oggi invece riteniamo giusto permettere ai nostri bambini di affinare abilità e sviluppare competenze che non sempre vengono esercitate a scuola, desideriamo dar loro opportunità di crescere, far amicizia , scoprire eventuali talenti nascosti (ma siamo certi li abbiano sul serio? Siamo davvero certi che un vero talento non venga fuori “naturalmente”?). Vogliamo che pratichino almeno un paio di sport (dico un paio perché il nuoto non può mai mancare), che integrino l’inglese studiato (così così) a scuola, che imparino a suonare uno strumento o a fare i giocolieri (sapete che a Milano c’è stata la moda della scuola circo?) e che socializzino con bambini in ambienti diversi da quello scolastico – in caso contrario come potranno crescere in modo sano ed equilibrato? Io non lo so, sono cresciuta in disequilibrio tra un tegolino e un soldino Mulino Bianco.

Bambini troppo impegnati: quando si esagera con le attività extrascolastiche

Avere troppi impegni dopo la scuola può, però, risultare stressante e impegnativo (piccoli adulti schiavi di orari, scadenze e appuntamenti), generare ansia da prestazione, può interferire con gli impegni dell’intera famiglia creando disagi nell’organizzazione settimanale di tutti, bimbi compresi. La nostra esperienza è ancora parziale poichè dei miei tre figli Niccolò è l’unico ad avere compiti anche durante la settimana. Il lunedì e il mercoledi lui va a calcio dalle 17:30 alle 19 (ed esce tutti i giorni da scuola alle 16:30), i compiti vanno quindi fatti tassativamente durante il weekend (weekend nel quale c’è sempre almeno una partita di calcio da giocare). L’anno scorso, il giovedì, frequentava un corso di inglese, quest’anno non ho ritenuto opportuno replicare; ci sono sempre molte verifiche, interrogazioni e grandi ripassi da fare la sera con la sottoscritta o con il papà. Anche Edo va a calcio nei medesimi orari ma il martedi e il giovedì mentre per Bianca Zoe solo piscina una volta a settimana. Qualche volta penso di non “arricchire culturalmente” a sufficienza i miei bambini, poi interviene Simone mandandomi gentilmente a quel paese e mi tranquillizzo per un po’ 😉 come quella volta in cui mi sono posta “il problema” dell’imparare a giocare a tennis: viviamo in un condominio con il campo da tennis, vuoi non portare i bambini a fare un corso? No, non vuoi, non esageriamo, impareranno con calma magari con l’aiuto del papà valido giocatore.

Attività extrascolastiche: e se fossero troppe?

Uno studio dell’Università del Colorado ha recentemente dimostrato che i bambini impegnati con tante attività extra sono meno autonomi e meno capaci di gestirsi da soli: sono stati presi in esame 70 bambini di 6 anni, i ricercatori hanno fatto compilare ai genitori un diario di tutte le attività extrascolastiche dei loro figli e hanno così hanno potuto distinguere tra chi aveva tutta la settimana piena di corsi e chi invece aveva più tempo libero. Infine hanno sottoposto i piccoli a una serie di prove per valutare quanto fossero autonomi nel perseguire alcuni obiettivi.

Capisco perfettamente il punto di vista di quei genitori che durante i brevi e freddi pomeriggi invernali preferiscono organizzare molteplici attività al chiuso piuttosto di tenere a casa i figli per interi pomeriggi (cosa che fa spesso sclerare i genitori). Ma devo dire che il nostro clima è ormai talmente mite da permettere il gioco all’aperto per almeno 9 mesi su 12 (e comunque il freddo non ci spaventa, i miei bambini giocano fuori con qualsiasi temperatura, l’unico vincolo è la durata limitata delle giornate). Oltre alle differenze climatiche credo giochi un ruolo importante anche il posto in cui si vive – grande città o piccolo paese o ancora zona geografica e relativi servizi. Nel paese dove vivevo da piccola non c’erano parchi pubblici ben tenuti se non una villa comunale che ha vissuto alterne fortune. Paradossalmente ho notato come al sud ci sia meno la cultura del far stare i bambini all’aria aperta durante i mesi invernali, io mi sono sempre auto-definita una bambina da appartamento!

La scelta delle attività extrascolastiche dei bambini dipende anche dalle diverse età: Bianca Zoe, ad esempio, torna a casa alle 16:30 abbastanza stanca dalla giornata appena trascorsa; certo, poi si ricarica in un nanosecondo ma ha bisogno di far merenda con calma, rilassarsi davanti ad un cartone (sì, sacrilegio, ho detto cartone!), colorare, godere dei giochi che ha in casa o dai nonni (ovviamente uno dei “vantaggi” dell’avere tre figli è il fatto che si intrattengano a vicenda). Da ultimo (ma primo fattore nella valutazione) l’attitudine dei bimbi: spesso noi genitori in trance agonistica con amici, colleghi, parenti e genitori della scuola, ci dimentichiamo di osservare i nostri piccoli per capire quali e quante attività possano essere adatte per loro.

E se rimane del tempo? Se siamo fortunati i nostri figli si annoieranno e non ci sarà regalo migliore per la loro crescita. Smettiamola (hai capito Olga?) di sentirci in colpa e far di tutto per evitare i bambini si annoino troppo. Regaliamo loro del tempo non strutturato e del gioco libero, ne gioverà la loro immaginazione e il rapporto tra fratelli e sorelle (e tra componenti dell’intera famiglia). Ricordate? Ne avevo scritto qua.

E voi cosa ne pensate? Quante attività extrascolastiche fanno i vostri figli?

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