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Come se non avessi partorito

C’è questa mia amica che ha partorito il secondo figlio da appena un mese e che si lamenta giornalmente con me della sua forma fisica, della pancia, dei fianchi e così via. La mia reazione alle sue parole è sempre la stessa: “ma piantala che hai partorito da un mese!” – l’unica risposta politicamente corretta e universalmente riconosciuta come possibile e socialmente accettabile in questo caso. Aggiungo sempre che mi sembra in gran forma (cosa peraltro vera, la mia amica è una sportiva e ha una costituzione magra e, oltre a delle tette giganti – tanta invidia – è praticamente uguale a prima).
La verità, però, è che io la capisco bene, eccome. Io che durante le gravidanze (meno la prima ma tanto, tantissimo le altre due) mi sono imposta una disciplina al limite del militare: attività fisica e alimentazione sanissima senza sgarri – il tutto sotto controllo e approvazione del mio ginecologo avendo cura con priorità – sarebbe inutile dirlo ma lo scrivo lo stesso – della salute dei miei bambini. Se scorro la galleria fotografica dei giorni successivi al parto di Bianca Zoe trovo mille facce buffe della mia piccola Gianni intervallate da tante foto auto-scattate allo specchio di me in slip e reggiseno, immagini attraverso le quali verificavo che la mia pancia tornasse al suo posto secondo il mio furioso planning mentale. C’è una foto del 14 marzo (BZ è nata il 10 marzo) che ricordo di aver mandato su WhatsApp a Simo il quale ha subito elogiato la mia pancia piatta (più commenti che non vi riferisco sul seno in piena montata lattea…), lo ha fatto perché sapeva bene quanto fosse importante per me (e per non urtare i miei ormoni, ha avuto un egregio istinto di autoconservazione bisogna riconoscerglielo) e quanto non potessi dirlo in giro per la vergogna di “badare” ad un aspetto così superficiale ed effimero dopo aver dato la vita ad una bambina, la terza oltretutto. Quanto dovessi ringraziare il mio corpo solo per aver permesso senza intoppi il miracolo della vita con grande commozione e quel pizzico di retorica che tende ad unire uomini e donne mentre io lo ringraziavo segretamente per essere tornato a 9 mesi prima alla velocità della luce formulando pensieri ritenuti “intellettualmente” poveri e fortemente divisivi.
A chi mi diceva (amici che lo facevano con grande affetto) di trovarmi in splendida forma – come se non avessi partorito – rispondevo schermendomi, mi sono sempre schermita di questi commenti (non c’è mica la modestia tra le regole della mamma perfetta?), non è appropriato, adeguato, conveniente, opportuno, confacente al ruolo di madre gridare ai 4 venti il bisogno di tornare esattamente come prima nel minor tempo possibile – “proprio come se non avessi partorito”.
Non è normale, la procreazione deve lasciare tracce visibili alle quali rendere grazie e onore. Non è normale perché si fa passare un messaggio “sbagliato” secondo il quale alle donne viene richiesta una perfezione innaturale (vi ricordo quante polemiche per le apparizioni di Kate Middleton subito dopo il parto). Eppure io non volevo addosso quei segni (eccezion fatta per il seno, s’intende :-D), per me questo era ciò che consideravo normale, normale per me, che andava bene PER ME, e che oggi va bene per la mia amica. Volevo avere il diritto di pensarlo senza sentirmi sulle spalle la responsabilità di modelli sbagliati per le gravide del mondo tutte. Volevo essere libera di desiderarlo.
Non sto a ripetere di aver ricevuto una chiara spinta genetica o di essere stata in perfetta salute e di aver avuto gravidanze facili e parti facili – è ovvio – sarebbe come sempre un modo per ripiombare nel circolo vizioso della giustificazione di un pensiero “urtante” ai più.
Il messaggio che però vorrei passasse è quello di una maternità “a modo nostro” e che ci faccia stare bene, che non ci faccia giudicare le altre madri – cosa fondamentale – ma prima di tutto noi stesse con i nostri pensieri. Il mio, il nostro non è mai IL modello di maternità e nemmeno UN modello fra i tanti, è la nostra maternità solo la nostra con pensieri, esigenze e desideri così personali che spesso possono risultare scorretti e disdicevoli solo come disdicevole sa essere la sincerità.
E adesso ditemi: perché noi donne troviamo sempre una scusa per vergognarci di noi?

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