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Cybex Yema: babywearing con stile

Ho recentemente riscoperto la mia anima sportiva nascosta prima sotto pile di libri da studiare e dopo sotto quintalate di pannolini e panni da lavare. La verità è che non sono mai stata una persona atletica, anzi, sono più il genere divano-libro-tisana con biscotti al cioccolato. Non amo la natura, non amo le passeggiate, non amo l’aria aperta, mi piacciono il cemento, il traffico, il rumore, le luci soffuse, la pioggia, la notte, l’autunno.  O meglio, mi piacevano. Poi sono diventata mamma e, negli ultimi 6 anni, ho passato più tempo al parchetto sotto casa che in giro per negozi.

Dallo scorso ottobre ho ricominciato a muovermi, a fare pilates, a correre, ad andare in bicicletta, a seguire un programma di fitness intensivo, ad approfittare di ogni occasione per camminare e passeggiare lasciando l’automobile a casa.

E il marsupio Cybex Yema è diventato il mio fedele compagno.

Cybex Yema

Un esempio? Nic e Edo frequentano una scuola a 5 minuti da casa: mi piace andare a prenderli con Bianca Zoe e tornare poi tutti insieme. A scuola c’è però il divieto di introdurre passeggini; fino a poco tempo fa entravo portando la piccolina in braccio e poi la piazzavo strategicamente seduta a terra mentre con l’altra mano, un piede e una giravolta allacciavo scarpe, infilavo felpe, giacche, cappelli, nasi rossi da clown – sudando copiosamente. E mentre facevo questo numero da circo sentivo una vocina interiore (non la mia, quella di mia madre) che faceva scattare l’allarme igiene per la bebè lasciata a terra.

Un po’ come quella volta, a Monaco, quando avevo chiesto ad un passante di scattarmi una foto e lui, con nonchalance aveva messo la figlia neonata a terra, per strada, per fare lo scatto richiesto. All’epoca avevo affermato con sicurezza: “Una madre italiana non farebbe mai una roba del genere!”. Mai dire mai.

Negli ultimi mesi questa operazione non è più fattibile. Bianca Zoe deambula agilmente e generalmente si incammina verso fonti d’acqua (ha un futuro nella rubinetteria) per poi lavarsi da capo a piedi. Per evitare di doverla recuperare nel bagno della scuola (dove oltretutto i gabinettini sono bassi e c’è il pericolo-attrazione per l’acqua di scarico) mi sono attrezzata con il marsupio Yema. Lei rimane attaccata a me e io ho le mani libere per poter aiutare Edo con i lacci delle scarpe o per recuperare i millemila disegni e lavoretti che ogni giorno i bimbi portano a casa. A proposito, maestre, ma è proprio necessario che ci sia questa restituzione delle opere artistiche ogni giorno?

Cybex Yema

Dopo l’uscita da scuola ci fermiamo al parchetto: Nic si fionda verso il campo da calcio, Edo ha la simpatica abitudine di correre qua e là: provateci voi ad inseguirlo con un passeggino carico di bimba! Io ho ancora il mio fantastico marsupio (che metto e levo in un nanosecondo) e non rischio di perdermi il secondogenito (ok avere figli in quantità ma non sarebbe carino tornare a casa con due bambini su tre)

Yema è il marsupio che unisce qualità e perfetta ergonomicità (il bambino è seduto nella migliore posizione, quella “a ranocchia” con le gambe divaricate che permette il corretto sviluppo delle articolazioni delle anche) a stile e dettagli fashion. I bambini traggono numerosi benefici dall’utilizzo della fascia: il contatto fisico con la mamma o il papà rafforza il legame d’amore con il genitore e fa sentire i piccolini protetti ed al sicuro.

Cybex Yema

Bianca Zoe ha 15 mesi ed è piuttosto magra (pesa 9 kg) ma il marsupio Yema Cybex è utilizzabile fino ai due anni (12 kg circa) e a partire dai 3,5 Kg. Tre le modalità di utilizzo sempre fronte genitore e non fronte strada: sul davanti, sul fianco (quando il bimbo ha un buon controllo della testa) e sulla schiena (quando il piccolo ha anche il controllo del busto).

Babywearing certo ma con stile: io ho scelto Yema di Cybex della Fashion Collection Birds of Paradise, ho giusto delle scarpe in mood tropicale perfette per le mie future passeggiate.

Cybex Yema

Insomma, convertirsi alla natura può avere i suoi vantaggi!

Cybex Yema

 

Photo Credits Silvia Martino Photography

 

 

 

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