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Di moda e magia

Parecchi ricordi della mia infanzia sono legati a vestiti indossati o desiderati.

Era il tempo delle maniche a sbuffo, delle gonne “a palloncino”, dei pois, dei completi da marinaretto, dei volant e delle arricciature.

Potrei elencare ogni mio singolo compleanno partendo dagli abiti che indossavo. Il mio preferito in assoluto era “il vestito da giornalista” da me chiamato così perché aveva delle stampe tratte da articoli di quotidiani: uno scamiciato bianco con tshirt verde menta. Il mio quarto compleanno. John Galliano non si é inventato nulla di nuovo insomma.

Il più pop quello dei miei 5 anni: fuseaux a righe verticali bianche e blu e top corto in tinta con grande fiocco. Tessuto acetato, un ultimo colpo di coda degli anni 80′: era il 1989.

O ancora la salopette di nuovo a righe ma multicolor 012 Benetton: la indossavamo identica io e mio fratello. Stretta in vita dalla stessa cintura verde mela. A completare l’outfit i classici calzettoni bianchi in cotone traforati. Ecco, quello li odiavo, sempre troppo stretti per il mio polpaccio in carne. E la minigonna fucsia in tessuto trapuntato con elastico nero in vita: la abbinavo ad una semplice camicia bianca con bordini lilla e colletto tondo.

La moda é stata una continua scoperta, una conquista, oggetto di discussioni ma anche di complicità con mia mamma. Causa di frustrazione per l’impossibilità di indossare ciò che desideravo (fino ad una certa età). Terreno di scontri e di sorrisi, é stato un buon modo per esprimere disagi e felicità. É stata ed é la mia coperta di Linus.

La ricerca dell’abito perfetto per la mia laurea ha coinvolto la famiglia per intero. Lo stress da studio mi aveva fatto perdere molti chili e non riuscivo a trovare nulla che mi stesse bene. Alla fine fu un tailleur Missoni, totalmente trasformato dalla sarta, il mio primo tailleur per la prima occasione da adulta.

Ricordo ogni abito ma ancor di più ogni piccolissima sensazione legata a quell’abito. Dietro c’è sempre una storia vissuta con apparenza e sostanza. La moda é anche estetica ma soprattutto é dare forma a ciò che forma non ha.

Vorrei insegnare tante cose ai miei bimbi e tra queste l’amore per gli abiti che indossano, per quei capi che loro e solo loro reputeranno belli. Non costosi né firmati ma adatti a loro (il vestito da giornalista credo fosse stato comprato al mercato).

Pensate sia una cosa di poco conto?La futilità fatta educazione?

L’abito non fa il monaco ma rende sognatori. Come un tappeto volante sul quale fare ogni giorno un viaggio diverso. Io ho capito molte cose di me solo dopo aver indossato un capo che rispecchiava il mio cambiamento già avvenuto e non ancora metabolizzato.

Mi piacerebbe ricordarci tra qualche anno di come ci sentivamo quel giorno al mare mentre indossavamo le nostre tshirt a righe io e i bimbi mentre papà ci prendeva in giro per il nostro look. E riderne insieme.

Aspetto il momento in cui Bombetti e Trombetti mi chiederanno che razza di strane felpe indossavano durante le nostre vacanze felici (ndr. MINI RODINI entrambi).

IMG_0868 Moda

La moda ha dato sostanza ai miei sogni.

 

 

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