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La fregatura della gentilezza

Ho ricevuto un’educazione gentilezza oriented.

Ricordo ancora che a tavola chiedevo insistentemente l’acqua, acquaaa, ACQUAAA e mia madre fingeva di non sentirmi fino a quando pronunciavo la parolina magica “per favore!” (adesso con i nipoti il per favore è superfluo. In generale per i nonni le regole sono “ingiustizie” che i loro piccolini subiscono da quei cattivoni dei loro genitori).

Poi è stato il turno del GRAZIE.

“Oggi interroghiamo Olga Zappalà” “Grazie”

“No, non siamo più fidanzati, adesso mi piace Laura, la bambina della III E (anche voi avevate problemi con la sezione E?) quella bionda con i capelli lunghi” (io avevo sempre il taglio alla Robin Hood) “Grazie”

“Ti amo” “Grazie” (e qui la reazione del lui di turno non è stata proprio gentile)

“No, questo abito c’è solo nella taglia 40 ma non credo che le possa andar bene” “Grazie”

“Vuoi sposarmi?” “Grazie”

“Per questo progetto non c’è budget” “Grazie, non mi interessa, GRAZIE”

“Signò, la sua macchina è andata, va rottamata” “Grazie”

“Quando arriva la contrazione tu spingi” “Grazieeeeeeee”

La questione del grazie mi assilla pure adesso. Nella variante grazie mille. A volte mi trovo a dover ricontrollare le mail che invio per eliminare qualche grazie di troppo.

Tutto questo naturalmente l’ho riversato su Bombetti e Trombetti i quali hanno imparato le parole GLAZIE e PEFFAVORE prima di mamma e papà.

“ACVAAA” “Come si dice?” “GLAZIE” “No ritenta” “PEFFAVOLE” “Ok eccola” “Come si dice?” “PLEGO”. C’è della confusione. Ripassiamo.

Bombetti sta messo peggio di tutti. Al parchetto è costretto a dire grazie ai bambini che prima gli fregano i giochi e poi glieli restituiscono. In fondo il perdono è un sentimento sublime e bisogna ringraziare per l’altrui presa di coscienza.

“Bimbo scendi dall’altalena, è mia!” “Grazie!”

Io barcollo, ringraziando, ma non mollo. I bambini vanno educati alla gentilezza, sempre e comunque. Impareranno a dosarla con il tempo. Grazie non significa essere accondiscencenti a prescindere. Significa essere educati e più furbi di quelli che cercano di imporsi con l’arroganza. La gentilezza aprirà loro molte porte, ne sono certa.

“Niccolò tu sei un bimbo gentile?” “Si, grazie, prego, scusi, tornerò!”

gentilezza

4 comments on “La fregatura della gentilezza”

  1. Brava Olga… Oggi come oggi non è cosa scontata. I bambini vengono educati sempre meno alla gentilezza!
    Anche da queste parti si fanno orecchie da mercante se le cose non vengono chieste nel modo giusto, proprio come tua mamma! E non mi riferisco solo alle “paroline magiche” eh?! Ultimamente gli faccio ripetere la frase finché anche i “toni” non sono gentili! Perché ormai il “per favore” veniva buttato lì, in qualche modo!
    Non so se gli aprirà davvero molte porte in questo mondo “cafone”, ma almeno saprà conquistare persone meritevoli e costruire rapporti civili. Viva la gentilezza, che colora la vita delle tinte più belle!
    P.s. Noi la canzone di Celentano la cantiamo sempre sai? 😀

  2. Concordo totalmente!
    Anche perché pure io ho ricevuto la stessa educazione e la scena dell’acqua a tavola, ora tra noi genitori ed il nano, e’ identica a quella che descrivi e che vivevo io da bambina con i miei!

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