Skip to content

I bambini e le loro emozioni

Lo scorso anno sono andata per qualche mese da una psicologa infantile (dico sono andata perchè le sedute riguardano per la maggior parte solo la mamma ed il papà, il bambino viene osservato mentre gioca al massimo un paio di volte); il mio obiettivo era imparare a gestire alcuni comportamenti dei bambini, acquisire degli strumenti pratici e semplici che potessero aiutarmi giorno per giorno. Avevo la sensazione che Edo fosse arrabbiato con il mondo intero e che non fosse in grado di gestire e capire le sue emozioni. Non riusciva a piangere e sfogarsi come fanno generalmente i bambini, manifestava rabbia per poi crollare stanco e disperato come svuotato da quella fatica e incapace di riconoscerla ed affrontarla.

E così, parlando con Marito, ci siamo detti che avremmo dovuto fare qualcosa, era come se lui non fosse abbastanza felice. “L’obiettivo di un bambino quando si alza la mattina è essere felice, anzi, non è nemmeno un obiettivo, è il naturale scorrere della giornata; ad un bambino non serve nulla per svegliarsi felice la mattina e trascorrere la giornata sereno, la vita è bella e facile; poi la vita resta quella, ma gli occhi cambiano e si crea una patina di complicazioneuna foschia”. (cit. Marito).

Ho trovato una professionista molto brava e competente con la quale ho affrontato un percorso utile e mirato. Ho parlato di noi, delle nostre dinamiche di famiglia a 5; lei ha posto molto l’accento sul rapporto tra Niccolò e Edoardo, sul nostro “errore” di trattarli allo stesso modo appiattendo quindi le loro differenze d’età; mi ha fatto comprendere che Edoardo era alla ricerca di un suo ruolo in famiglia (il bambino mezzano ha sempre questa difficoltà), un ruolo che, in qualche modo, veniva represso dalla presenza ingombrante di Niccolò, il fratello maggiore (il cd. dominante) bravo e studioso e… onnipresente!La cosa mi ha parecchio divertita ma ho notato che ad ogni domanda fatta quotidianamente a Edo da me o dal papà si inseriva la vocina di Niccolò a dare una risposta molto più veloce del fratello.

E soprattutto mi ha suggerito di parlare di emozioni, ogni giorno; di riconoscere le mie e quelle dei miei bambini. Ci ha raccontato che i genitori non devono nascondere di essere tristi per qualche accadimento, di essere arrabbiati per un contrattempo accaduto al lavoro o ancora di essere delusi o stanchi. Certo, determinati fatti vanno raccontati ai piccoli con parole semplici e senza esagerare nei dettagli ma non è giusto (e anzi è totalmente fuorviante) per i figli, credere che i genitori siano sempre felici. O meglio, vedere una mamma che finge di essere serena, allegra e felice ma magari dentro vorrebbe urlare di rabbia per il litigio con il capo avuto qualche ora prima. Una dicotomia tra manifestazione esteriore e verità interiore che i nostri bambini colgono a pieno, ancor prima di noi, e che li destabilizza.

Nenuco Vuole le Coccole

Le emozioni, sentimenti difficili da comprendere e riconoscere per noi adulti, figuriamoci per un bambino. Cosa mi sta succedendo? Perchè mi sento così triste o arrabbiato e come faccio per tornare a ridere e giocare serenamente? Io ho adottato alcune “strategie” con i miei bambini a partire dal racconto della nostra giornata e di piccoli episodi che ci abbiano resi felici o un po’ delusi, scegliendo e leggendo libri che parlino di emozioni (come “Che Rabbia” o “Urlo di mamma”) e selezionando alcuni giocattoli divertenti e…utili allo scopo!

Da qualche giorno in casa nostra è arrivata una nuova amica, Nenuco Vuole le Coccole, una bambola ideata da Famosa (azienda spagnola leader nel settore) proprio per aiutare i bambini a comprendere alcuni degli stati d’animo più comuni come felicità, tristezza e rabbia.

Nenuco Vuole le Coccole

Nenuco Vuole le Coccole

Bianca Zoe ha scartato il pacchetto contenente la bambola e ha deciso di chiamarla “Greta” proprio come la sua amichetta del cuore; intanto la nonna (in sottofondo) diceva “Bianca Zoe coccola questa bambola perchè non arriveranno più fratellini o sorelline in questa famiglia!” (avvertimento per la sottoscritta). Al rientro da scuola, però, Edoardo ha iniziato a manifestare le sue emozioni ed in particolare gelosia, appropriandosi della bambola della sorella. Del resto vi ho spesso raccontato che i miei figli giocano indifferentemente con macchinine, bambole, giochi di imitazione (e infatti la nonna arrivata dalla Sicilia ha portato ai nipoti una moto ciuscuno, anche a BZ).

Nenuco Vuole le Coccole Nenuco Vuole le Coccole

Nenuco Vuole le Coccole è una bambola morbida (e ha un profumo buonissimo!) e interattiva (dice più di 30 frasi), grazie ai sensori può esprimere tre diversi stati d’animo, arrabbiata, triste o felice se coccolata e accudita (la manifestazione d’amore e l’impegno alla cura degli altri credo siano insegnamenti fondamentali per i bambini, maschi o femmine non fa alcuna differenza).

Nenuco Vuole le Coccole

Ha un orsacchiotto che Bianca Zoe vorrebbe rubare ed un cappellino che si diverte a togliere e mettere senza sosta; io sto “usando” la bambola Greta per spiegare alla piccola di casa che i bambini vanno abbracciati o accarezzati e non spinti o…morsi (pare che all’asilo ci sia stato qualche episodio del genere).

Nenuco Vuole le Coccole

E voi, che strategie usate per parlare di emozioni e sentimenti con i vostri bambini?

 

 

 

 

3 comments on “I bambini e le loro emozioni”

  1. Grazie per aver condiviso questo post, grazie perché mi fai sentire meno “sola”..Anche io mamma di tre, il mezzano, Niccolò sta affrontando le medesime difficoltà ..Anche io mi sono interfacciata con una psicologa infantile e parlando con me e il mio compagno, é sta in grado di aiutarci tantissimo !Un abbraccio enorme e complimenti per la vs stupenda famiglia ??

  2. Anch’io cerco di parlare e fare domande per capire cosa c’e’ che non va ma la mia bimba mi risponde sempre: ” mamma, sto bene” anche quando sta male… Quella bambola e’ davvero bella, da regalare a tutte e due altrimenti non oso immaginare cosa possa succedere! Buona giornata
    https://chicchedimamma.com/

  3. Pensa te…
    Anche io in primavera sono stata a qualche seduta da una psicologa per lo stesso motivo. La consulenza quanto meno avevo questo scopo. E’ finita in breve (sono andata 4 volte in tutto) con un responso che mi ha disarmata. Mio figlio era a posto, sì ok vivace, scontroso, con un caratteraccio a volte, ma tutto nella norma del suo percorso di crescita e noi come genitori, a parte qualche consiglio per aggiustare il tiro, siamo stati confortati e assolti dalle nostre preoccupazioni di non essere bravi a guidarlo. Ne è uscito però che IO avevo bisogno di supporto (ma va?), ogni volta che entravo mi guardava come una mamma guarda la figlia, e mi chiedeva come stavo, non mi chiedeva SE ero stanca, mi chiedeva QUANTO ero stanca. Mi spronava a capire cosa potessi mollare per recuperare tempo per me, per la nostra famiglia, per ritornare serena e in equilibrio.
    Non sono più andata perché, appurato che il bambino stesse bene e stesse facendo la sua strada di crescita nel modo corretto, non ne ho il tempo. Ne avrei tanto bisogno ma non mi posso permettere questo lusso per ora.
    E sono stanca.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.