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Il tempo dell’attesa

In questi giorni, in casa, sento il profumo degli ultimi giorni di gravidanza di Bombetti. Era l’inizio di luglio 2011 e lui sarebbe nato sabato 9 alle 15:08. Lavorando a tempo pieno non mi era mai capitato di rimanere a casa così a lungo durante la giornata come l’ultimo mese di gravidanza.

Era il tempo dell’attesa. Un tempo infinito, scandito da “allora quando nasce?”, da spese epiche al supermercato, nemmeno il nascituro dovesse trovare il frigo pieno per improvvisi attacchi di fame. Io ad esempio, avevo una mania: facevo lo shampoo anche 2 volte al giorno perchè temevo di dover arrivare in ospedale con i capelli sporchi (e poi non poterli lavare là).

É davvero difficile spiegare cosa possa provare una mamma a pochi giorni dal parto, soprattutto il primo.

Attesa è un termine inesatto per indicare quella sensazione. Attendiamo ogni giorno, il nostro turno in fila alla cassa del supermercato, davanti ad un semaforo rosso, aspettiamo un amico che sta per arrivare o qualcuno in aeroporto o alla stazione. Ma siamo sospesi, in attesa, non siamo protagonisti di quel gesto, siamo spettatori, il realizzarsi di quell’evento non dipende da noi.

L’attesa di un parto non è una vera e propria attesa. Saremo noi a dover fare tutto, non subiremo l’evento. Il timore che provano le mamme dipende proprio dal dover agire ad un certo punto, quando tutto è pronto e dal desiderio che tutto si realizzi secondo i propri piani. Non attesa ma “pronti, partenza, via!”

Per me non vale nemmeno l’assunto del sabato del villaggio. Certo, la gravidanza è una dolcissima attesa ma tutto ciò che viene dopo è il meglio che possa capitare,

Erano giorni caldissimi in cui i profumi del giardino entravano in casa e da allora, per me, l’odore dell’erba appena tagliata e cotta al sole è la mia petite madeleineil profumo di un’attesa che attesa vera non era. 

Giardino

2 comments on “Il tempo dell’attesa”

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