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Immolarsi alla causa materna: le stoiche della tetta

Qualche giorno fa su un gruppo di mamme ho letto l’ennesima polemica e discussione sull’allattamento. Una mamma (volutamente e fortunatamente rimasta anonima) chiedeva consigli per smettere di allattare il suo bambino di 6 mesi il quale non riusciva più ad addormentarsi se non attaccato al seno (facendo poi mille altri risvegli durante la notte): lei, evidentemente stanca (e magari portatrice di altre esigenze personali e private), sperava di ricevere qualche utile suggerimento per rendere meno traumatico questo passaggio dal seno al biberon (il bimbo naturalmente non ne voleva sapere delle tettarelle in gomma).

Indovinate qual è stato l’oggetto della discussione?

Tanti consigli non richiesti su come NON smettere di allattare o su ragioni alternative diverse dalla tetta-dipendenza dei risvegli del bambino. Pochi spunti su come proporre il biberon al piccolino.

Il culmine è stato raggiunto in risposta ad una mamma che ha raccontato la sua esperienza fatta di due mesi di ingorghi e dotti ostruiti e mastite e dolori molto forti. Ma orsù amica perchè hai deciso di smettere cosa vuoi che sia una mastite? Del resto tu non ce l’hai fatta a proseguire l’allattamento ma poi ci sono le esperienze di chi, nonostante ingorghi e dolori è andata avanti. Immolarsi alla causa materna: le stoiche della tetta.

Per non parlare dei fiumi di inchiostro spesi sull’esatto significato del termine vizio. “Ha il vizio di addormentarsi solo con il capezzolo in bocca”. Cattiva cattiva cattivona! “Tuo figlio a 6 mesi non può avere vizi ma solo bisogni, se parli di vizi gli fai un torto e dimostri di non capirlo. Entrerai in un circolo vizioso in cui troverai per lui solo soluzioni sbagliate che renderanno più oneroso il percorso”. Intendi che dovrò procurarmi il numero di un bravo psichiatra? E io che pensavo di aver ancora qualche anno di tempo per fargli un torto e non capirlo vietando le uscite sabato sera con gli amici. La mamma richiedente, questa povera disgraziata, ha parlato genericamente di vizio, vogliamo colpirla forte con uno Zanichelli? Le fanatiche della tetta tutte studiose di semantica e glottologia. Superiori intellettualmente a noi povere troglodite che sfatte dal sonno e lucide quanto una capra narcolettica raccontiamo alle amiche che nostro figlio ha il vizio di svegliarsi 8 volte per notte. E se vogliamo dirla tutta ho spesso assistito a episodi nei quali bimbi più grandi (dall’anno in su) sono stati “tacitati” con il seno della mamma. L’ho fatto anche io, un po’ per coccola e un po’ per esigenza, quando un bimbo che già ha scoperto il mondo, esprime un suo bisogno (che non sia strettamente legato al cibo) è comodo e semplice usare il seno (mi è capitato al ristorante o in giro): è davvero giusto o bisognerebbe ascoltare e soddisfare il bisogno alternativo? Personalmente non ho una risposta.

Ed ecco che si arriva, infine, con mio grande giubilo, al tema della nanna. In natura i cuccioli bevono il latte materno e dormono nel nido con lei. In Giappone le famigliole riposano nel futon: tutti insieme appassionatamente (e infatti in Giappone il tasso di Natalità è ai minimi storici, forse manca il primo atto procreativo). In natura la mamma panda a volte partorisce due piccoli ma nella maggior parte dei casi ne alleva solo uno abbandonando l’altro. E la mamma aquila “si accorda” con il figlio maggiore che, durante una lite violenta nel nido, uccide il fratello minore (anche io quando Nic e Edo litigano li lascio fare senza intervenire ma se le urla superano il livello “medicazione+cerotto” intervengo). Alcuni uccelli covano più uova per avere un “pulcino di riserva” nel caso un cui il primo abbia dei problemi. Non sarebbe male imitarli procurandosi un marito di riserva. Siamo proprio certe di voler fare come in natura? Certo, allattando al seno per molti mesi anch’io ho spesso tenuto i miei figli nel lettone e anche io, come suggerito da alcune, ho letto il famoso libro di Alessandra Bortolotti “E se poi prende il vizio?”. E sapete la verità? L’ho trovato condivisibile su alcuni punti (soprattutto a proposito delle coccole e del contatto) ed estremamente radicale su altri. Alcune parole dell’autrice mi hanno fatta sentire inadeguata e inadatta al mio ruolo. Ho temuto di essere sbagliata perchè desiderosa di qualche ora di sonno in autonomia o sostenitrice convinta del ciuccio. Immagino che le intenzioni dell’autrice siano state comunque nobili: restituire autonomia decisionale alle mamme sostenendo l’infallibilità del proprio istinto; ciò che manca a mio avviso è la capacità di temperare questa onnipotenza con la realtà che, giorno dopo giorno, bussa alla nostra porta di neomamme ma anche di donne, mogli, compagne, amiche.

Mia madre, ad esempio, nel lontano 1984 mi ha privata di anticorpi e di affetto. Stessa cosa mia suocera con mio marito. Pessime mamme e pessime nonne. Io, invece, sono stata una mamma perfetta, ho allattato tutti e tre a lungo, non ho forzato il distacco ma ho aspettato che fossero loro a farlo volontariamente e senza pianti; a versare fiumi di lacrime ci ho pensato io con il primo figlio che non voleva/sapeva (o forse non ero in grado io ma poco importa) attaccarsi e che cresceva poco e male. Ma io no non potevo cedere, l’allattamento al seno mi avrebbe resa una madre migliore, la mia forza di volontà avrebbe vinto su tutto e io avrei potuto sorridere soddisfatta al mondo dicendo “ho allattato al seno” evitando così gli sguardi e i commenti giudicanti di parenti, amici e conoscenti. Giornate intere chiusa in casa con un neonato e un tiralatte, temevo di allattare in pubblico perchè utilizzavo il paracapezzoli e mi vergognavo come una ladra (invece avrei dovuto sentirmi come Madonna in pieno periodo Material Girl). Di perfetto in tutto questo credo ci sia veramente poco.

Mentre allattavo Edoardo (con il quale tutto è stato più semplice), durante una passeggiata estiva con mio marito  – ho incontrato una mamma (liberissima di farlo e di scegliere, per carità) che nutriva il suo bambino di 4 anni almeno (48 mesi pardon!). Un gigante, o nel guiness dei primati per l’altezza o davvero davvero grande. Ecco, non sarò un’esperta di allattamento, anzi, ma non ho trovato la scena così naturale (eravamo accanto ad una gelateria strepitosa, un gelatino no?). Simone mi ha guardata e ha esclamato: “Non penserai di diventare una fricchettona dell’allattamento!”

E così, leggendo alcuni di questi commenti, mi convinco sempre più che il latte, care amiche, vi abbia dato alla testa. E no, non venite a dirmi che tutte le mamme dovrebbero supportarsi ed aiutarsi (dovrebbe andare così certo nel mondo ideale), le stronze che popolavano la nostra infanzia e adolescenza ci sono ancora oggi e, come noi, sono diventate madri (senza offesa eh… ho usato il termine “stronza” per indicare chi il rispetto per gli altri lo ha abbandonato sulla via degli ormoni).

2 comments on “Immolarsi alla causa materna: le stoiche della tetta”

  1. Ha ha ha. Brava qualcuna ha deciso di dirla tutta!
    Ti ho trovato cercando “come proporre il biberon”. Ho una bimba da 10 mesi allattata al seno esclusivamente è che non vuole sapere nulla di biberon ne ciuccio, e io che sogno con dormire una notte almeno 4 ore di fila….

    1. Ciao Laura, posso solo dirti una cosa: insisti, insisti tanto e riuscirai!Non dormire per così tanto tempo è terribile, hai tutte le ragioni!

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