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La felicità economica di una moglie cicala e un marito formica

Qualche giorno fa, invitata da banca Widiba, ho seguito in videocall la presentazione del libro “La felicità economica” di Maria Luisa Visione formatrice, educatrice finanziaria e consulente patrimoniale. Obiettivo del libro è la necessità di avere e adottare un metodo di pianificazione finanziaria, assicurativa e patrimoniale davvero capace di dare alle persone benessere economico e, di conseguenza, serenità psicologica.

Lo sappiamo tutti, stiamo vivendo un momento difficilissimo e all’emergenza sanitaria e sociale si accompagna quella finanziaria, la crisi economica che affronteremo sarà senza precedenti, la prima veramente globale e totale con un impatto concreto sulla vita reale delle famiglie. Queste previsioni però non ci devono bloccare, oggi più che mai l’educazione e la cultura finanziaria rappresentano un dovere per noi stessi, i nostri cari e la società nella quale viviamo e che dobbiamo contribuire a salvare.

Pensando alla storia della cicala e della formica che tanto amavo da bambina (mio fratello in prima media aveva imparato a memoria la filastrocca e io, cinquenne con lui; mi divertivo a recitarla e a sentir dire ai miei genitori quanto io fossi la cicala e mio fratello la formica di casa) posso senza dubbio ammettere di aver sposato un uomo molto diverso da me sotto tanti aspetti compreso quello della gestione finanziaria e del risparmio. Ho iniziato prestissimo a lavorare con un contratto a tempo indeterminato e per i primi anni non ho messo da parte un solo euro, ho sempre speso tutto in viaggi, libri, vestiti, divertimenti. Sono stata una fortunata “figlia di papà” non fatico ad ammetterlo, avevo il suo supporto per pagare l’affitto milanese e per comprare una vecchia macchina da usare in città e me la sono goduta fino al momento in cui ho messo la testa a posto e acquistato la prima casa con Simone. Ricordo la nostra conversazione prima del matrimonio e della scelta della casa: “allora Olga tu quanto hai messo da parte in questi anni di lavoro?” “Se dico ZERO ci credi?”.

Da allora molto è cambiato nella nostra vita, tre figli, due case acquistate (non in contemporanea eh, la prima l’abbiamo venduta per prendere l’altra!), un grosso mutuo sulle spalle, un nuovo lavoro autonomo e una Partita IVA che irrompe spesso nei miei sogni (o incubi?) notturni.

Non posso certo dire di essere diventata una formica, sono di certo più propensa al consumo di pancia di Simone che è decisamente oculato e risparmiatore ma di sicuro oggi non destino l’intera tredicesima a quella determinata borsa (anche perchè la tredicesima chi ce l’ha più?).

Un paio di anni fa Simone mi ha confessato di avere un sogno per la nostra vecchiaia e mentre io visualizzavo spiagge bianche, caftani, daiquiri e palme tropicali lui mi parlava dell’acquisto di tre case, una per ciascuno dei nostri figli (cosa che, è molto probabile, non potremo permetterci). Mi sono strozzata con il mio daiquiri immaginario! “Non sarebbe bello dar loro la sicurezza che noi non abbiamo avuto? Liberarli da un mutuo trentennale?” “Potrebbero andare in affitto e girare il mondo senza rimanere vincolati ad un’unica città” ho risposto io (pensando già alle mie frequenti visite!). Ed è proprio così, se penso alla sicurezza economica futura dei miei bambini penso alla possibilità di farli studiare in qualunque posto vorranno, di pagare per loro master e corsi di specializzazione, di far fare loro un anno sabbatico in giro per il mondo, immagino viaggi ed esperienze, investimenti in cultura e vita e non nel mattone. In questo io e mio marito non potremmo essere più diversi. Una vita in affitto, quella vita che tanto ha terrorizzato mio padre e che adesso farebbe moltissima paura a Simone a me non dispiacerebbe affatto.

Se mi fermo a riflettere sul titolo del libro di Maria Luisa Visione “Felicità economica” e su concetti quali la conquista di un futuro migliore credo di avere una scarsa propensione all’indebitamento (un mutuo ad esempio) e di voler piuttosto mettere basi di esperienze fatte oggi che domani renderanno i miei figli liberi cittadini di un mondo globale, artefici della loro vita in modo consapevole e maturo.

Ma, lo sappiamo, nessuno di noi è un’isola e non lo sono di certo io madre di tre bimbi, lavoratrice autonoma e moglie di un ingegnere. Come possiamo trovare un giusto compromesso tra le diverse esigenze dei componenti di una famiglia (affermare che la Birkin è un ottimo investimento non è la soluzione amiche!)?

Quali sono gli strumenti “base” e le tutele alle quali tutti noi dovremmo pensare per proteggere i nostri figli? Come comportarci quando dobbiamo scegliere l’investimento più adatto alle nostre esigenze? E cosa mi ha trasmesso la lettura del libro “Felicità economica” e l’incontro con l’autrice?

Prima di tutto la necessità di avere una visione ampia della propria vita economica (che io mi rendo conto non ho mai avuto) diventando pian piano competenti grazie all’esperienza. Per poter decidere sui nostri risparmi e investimenti non bisogna diventare esperti economisti: al centro c’è ciò che è importante per ognuno di noi; immaginiamo e visualizziamo gli obiettivi da raggiungere e le nostre priorità, è in funzione di questi che sceglieremo gli strumenti finanziari più utili. Il libro è costruito a tappe che corrispondono ai momenti cruciali della vita di ognuno di noi: il primo lavoro, la costruzione di una famiglia, la protezione dai rischi legati ad eventi imprevedibili della vita, l’acquisto della casa di abitazione, i progetti di vita, il passaggio generazionale, la pensione, la raggiunta indipendenza dei figli. Momenti che devono rappresentare un percorso unico e integrato, guardarlo per intero ci aiuterà a capire come ogni scelta assuma un significato diverso e un peso diverso, se valutata in un’ottica complementare e non come decisione singola. Quando avete acquistato la vostra casa e deciso per un mutuo che scade 5 anni dopo il presunto pensionamento avete tenuto conto (tra le altre variabili) dell’età di indipendenza economica dei vostri figli?

Ipotizziamo di avere una piccola cifra alla quale diamo una certa finalità: la possiamo utilizzare come anticipo per l’acquisto di una casa, per un corso di formazione, mettere in riserva, per un fondo pensione privato e così via.

Immaginiamo che a ognuna di queste destinazioni corrisponda un barattolo. Abbiamo separato i conti, mentalmente, come dire che abbiamo stabilito a cosa ci servono i soldi che abbiamo destinato, operando una separazione che ci tornerà utile, laddove vogliamo cambiare idea, ricordandoci il perché quei soldi si trovano in quel barattolo.

Questo modo di pensare mi ha decisamente affascinata e mi ha condotta a ragionare sul diverso impatto di scelte di “pancia” o di cuore e scelte di testa. Quali obiettivi ritengo importanti per il futuro della mia famiglia? Cosa desidero e con quale grado di importanza? Conosciamo il nostro bilancio familiare e l’entità dei nostri risparmi? Facciamo un piccolo conto economico e stato patrimoniale? Ci siamo protetti nel caso in cui una delle due fonti di reddito lavorativo venga meno? Abbiamo pensato a eventi tristi ma che purtroppo fanno parte della vita come divorzio, premorienza o invalidità? Abbiamo reso più forte la nostra famiglia costruita con determinazione e amore? Non vi nascondo di aver provato, durante la lettura, interesse certo anche paura e timore e insicurezza per il futuro, perchè non ho mai pensato a tutto questo? Io non ho mai fatto il conto economico e lo stato patrimoniale della mia famiglia, sono pessima!!!

Poi però mi sono fermata, ho capito che una moglie cicala e un marito formica possono creare una squadra equilibrata e che punta dritta all’obiettivo… magari però con il supporto super partes di un consulente finanziario!

 

 

 

 

 

 

 

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