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La felicità (non) è fatta di piccole cose

L’urgenza di andare e quella di tornare. La voglia di immaginare in che modo possa cambiare un luogo dopo un’assenza di 10 anni. A settembre saranno 10 anni da quando ho lasciato casa mia per andare a Milano.

Ed ogni volta, al rientro, mi sembra di trovare tutto com’era prima o forse sono io ad averlo fissato così nella mia memoria.

Torno a casa e mi ritrovo una figlia diversa da prima. 10 anni sono passati su di me e sulla mia famiglia. I miei genitori, pur giovani, li scopro un pezzettino più fragili e mi chiedo spesso come sarebbero stati e come saremmo stati se io fossi rimasta. Alcuni rituali, però, rimangono gli stessi: la granita ogni mattina con il gusto del giorno scritto su un foglietto la sera prima, il frigo pieno dei cibi che mi piacciono o che mi piacevano tanti anni fa, la frutta lavata, sbucciata e tagliata, “è pronto, a tavola!” urlato da qualcun altro e non da me, gli abiti piegati e profumati, i miei vecchi libri segnati, usurati e riletti, i pupazzi dell’infanzia che stridono con il mio tornare mamma e moglie, ogni piccolo pensiero che non posso tenere per me perché prima che io stessa lo elabori viene intercettato da mia madre, sviscerato, analizzato e restituito così come deve essere. Qui vengo compresa prima di comprendermi. E sono stata amata molto prima che io stessa imparassi a farlo.

Qui non posso mangiare un pistacchio con la buccia, da sola, perché c’è sempre qualcuno che si offre di aprirlo al posto mio.

Ma allo stesso tempo mi mancano le mie abitudini, quelle che ho creato nella mia vita da adulta. Rimpiango la comodità del mio materasso e il mio fare colazione in silenzio al mattino quando la casa dorme. Una delle cose che mi ha fatto capire “adesso sono io l’adulta di casa” è stata la possibilità di essere io la prima a svegliarmi (e l’ultima ad andare a letto la sera). Di dover fare silenzio mentre gli altri dormono. Qua torno ad essere una tra le piccole, tra i piccoli, mi sveglio con i rumori mattutini di chi dorme meno di me e si alza in silenzio per non disturbare gli altri.

Non avrei potuto essere così felice, ogni volta, di tornare se, 10 anni fa, non fossi andata via. Questa felicità non mi ha mai fatto dubitare della mia scelta. Ed è una felicità piena di ogni granita, ogni piatto preparato per me, ogni telefonata, ogni tramonto in cortile, ogni singola erba aromatica coltivata con cura, ogni sguardo ed ogni preoccupazione. E no, non si tratta affatto di piccole cose.

3 comments on “La felicità (non) è fatta di piccole cose”

  1. Olga davvero stupendo questo articolo. Bellissimo.
    Ti capisco in pieno perché anche per me è così e non saprei vivere senza respirare queste piccole grandi cose, ogni agosto.

  2. Sì, non si tratta affatto di piccole cose.
    Mi sono commossa e mi sono rivista in molte considerazioni su me da adulta. Mi manca una mamma che abbia avuto gli stessi effetti sui miei pensieri, ma ho sentito sulla pelle anche questo dettaglio che hai descritto e spero che almeno
    per i miei figli potrà essere così.
    Un abbraccio

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