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Lasciarlo andare

All’asilo di Edoardo si può chiedere un colloquio di mezz’ora con la psicologa che assiste le maestre nell’elaborazione del programma educativo e formativo dei bimbi. Io ne ho subito approfittato: mi interessa sempre sentire il parere di un’esperta sui piccoli problemi dei bambini.

Trombetti sta vivendo in pieno i suoi terrible twos probabilmente accentuati dalla consapevolezza dell’arrivo della sorellina. Mentre Niccolò manifesta curiosità verso l’esserino che c’è nella pancia di mamma (tra le ultime domande: “ma la sorellina è nuda o vestita?”, “non sente freddo?”), Edoardo manifesta assoluta indifferenza (ufficialmente) mentre (ufficiosamente) ogni occasione è buona per attaccarsi letteralmente alla gonna di mamma o prenderla (prendermi) a sberle al primo rimprovero. O per buttarsi a terra in luoghi pubblici per la classica sceneggiata del “mia madre è un’incapace” o per non assaggiare nulla di quello che c’è nel piatto al grido di “NO non mi piaSE” (mentre al nido si mangiano pure piatti e suppellettili) o per rifiutarsi di fare qualsiasi attività che non sia “Lego piccoli” o “Peppa Pig” o “Uovi” (ndr. video delle uova con sorpresa su Youtube). O, infine, per fingere che in casa non ci sia altra persona al di fuori della mamma: quel signore con la barba chiamato papà a che cosa serve esattamente se non a sbucciare le castagne e buttare la spazzatura?Per tutto il resto c’è MAMMA.

Come comportarsi?

Comportamento n.1: Andare su tutte le furie, immaginare per il piccolo Trombetti un futuro in bilico tra furtarelli e combattimenti clandestini sperando nel miracolo di un cambiamento radicale allo scoccare dei 3 anni. Attribuire la colpa reciprocamente all’altro genitore, svalvolare, esclamare le solite frasi di circostanza: “Non ce la faccio più, TUO figlio è insopportabile!”, muovere la testa al ritmo di che maleducazione, che vergogna. Per poi sciogliersi davanti agli occhioni più teneri che ci siano al mondo sentendo la voce più cartonimatosa dell’universo che chiede un “basino ed un abbrassio”. Insomma, una gestione del capriccio a casaccio.

 

Comportamento n.2: assecondare le richieste di attenzione del bambino. Alla sberla in faccia rispondere in modo pacato e gentile sottolineando la scorrettezza del gesto che può eventualmente causare dolore o fastidio agli altri ma fermarsi a capirne la ragione profonda. Chiedere al bambino come si sente in quel momento in cui sta commettendo il fattaccio. esplorarne i sentimenti. Ribadire ad ogni singolo distacco (anche al mattino quando il nano viene portato al nido) che fratella non nascerà subito, cioè immediatamente ma tra moooolto tempo (sperando che il molto non contempli le 41 settimane o giù di là). Consentire a Edoardo il distacco dalla mamma, far apprezzare il ruolo da “mediatore” del fratello mezzano, raccontare storie di animali mezzani e di animali primogeniti o terzogeniti. Sul punto ho qualche dubbio: chi sarebbero esattamente gli animali mezzani? Coccolarlo moltissimo (questo ricade anche nel comportamento sub 1) e coinvolgere il papà in attività con il figlio ma sempre alla presenza della mamma (che fregatura!)

Indovina quello tenuto fino ad ora da me e da Marito (sbagliato) e quello (corretto) da tenere?

Aldilà dell’ironia la psicologa mi è stata davvero d’aiuto perché mi ha fatto riflettere sul mio stato d’animo. Ha ipotizzato che forse non è tanto Edoardo a non voler dividere la sua mamma con la nuova arrivata quanto la mamma a non voler “lasciar andare” il piccolo di casa. E ha ragione. Edoardo è Edoardino. É il bimbo che profuma ancora di latte e talco e che al mattino, quando si sveglia, è morbido e caldo. Un fagottino, il piccolo di casa. Non ho ancora metabolizzato il fatto che ben presto non lo sarà più.

“Che si può avere un bonus colloquio extra con la psicologa grazie?”

Ah. E per chi se lo fosse chiesto chiamare la renna all’asilo con il nome di fratella significa identificarla in un bel “pacco natalizio” con corna annesse.

Ri-Ah: chi, come me, non è capace di “lasciar andare” soffre quasi sempre di stitichezza cronica.

 

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