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Il latte materno può influire sulla salute quanto la genetica

Latte materno nei primi mille giorni? Può influire quanto la genetica sulla salute di tutta la vita.

Lo scorso 22 e 23 marzo si è svolto a Parigi il 13° Simposio Internazionale sull’Allattamento al Seno e sulla Lattazione di Medela che, da sempre, promuove studi collaborando con i migliori scienziati, professionisti sanitari e università per sviluppare prodotti, formazione e soluzioni per l’allattamento al seno.

L’allattamento al seno è un potente strumento di salute pubblica

Durante il Simposio il professor Laurent Storme, capo del Dipartimento di Neonatologia dell’Ospedale universitario di Lille, ha tenuto un’affascinante relazione sull’origine evolutiva della salute.

Nodo centrale per prevenire diverse patologie in età adulta è l’allattamento al seno e l’ambiente in cui madre e bambino si trovano a vivere nei primi mille giorni di vita,
dalla gravidanza al compimento del terzo anno di età: ecco perché, Storme dice, sostenere l’allattamento è il futuro della medicina.

“Le persone pensano che i geni siano tutto. In realtà l’ambiente in cui il neonato cresce nei primi 1.000 giorni di vita influenza in maniera decisiva il modo in cui i geni si comporteranno nel corso dell’esistenza” afferma Storme. Il professore si è soffermato sull’impatto a lungo termine che l’ambiente ha su mamma e bambino in questi primi 1.000 giorni: dalla plastica ai pesticidi ai cosmetici (da evitare) a pesce, alimenti freschi e allattamento al seno (da incrementare e sostenere), l’ambiente – durante la gravidanza e i primi due anni di vita –  incide profondamente sull’intera esistenza di un individuo. È stato dimostrato che nessun altro intervento durante i due anni successivi alla nascita ha un impatto altrettanto positivo quanto l’allattamento al seno.

Le malattie non trasmissibili stanno aumentando in maniera significativa in giovani e anziani.

Il diabete e l’obesità hanno oggi tassi d’incidenza 10 volte superiori rispetto al passato. La fertilità si riduce, mentre aumentano malattie non trasmissibili come l’Alzheimer, le allergie e l’asma, patologie che non hanno cura, e i cui trattamenti sono lunghi e costosi.

L’ambiente potrebbe risultare più importante della genetica nel determinare lo stato di salute.
I geni sono stati un argomento molto discusso negli ultimi due decenni, soprattutto a partire dalla mappatura del genoma. Un numero crescente di evidenze scientifiche tuttavia indica nell’epigenetica – ossia l’influenza dell’ambiente sullo sviluppo genetico – la chiave di lettura principale per individuare il processo di sviluppo delle malattie. Se i geni infatti possono suggerire previsioni circa lo sviluppo di una determinata patologia, quello su cui il singolo individuo può agire per attivare o meno la predisposizione genetica è il contesto ambientale.

“Tutti oggi sappiamo che l’ambiente influenza la nostra salute, ma ancora non sappiamo in maniera chiara che prima iniziamo a muoverci in un ambiente svantaggioso, più alto sarà il rischio per la nostra salute in futuro. Il che ovviamente significa anche che prima cominciamo a prenderci cura degli elementi ambientali che possono impattare positivamente sul nostro stato di salute, maggiore sarà la loro benefica influenza nel corso dell’esistenza”.

Secondo il professor Storme “la salute comincia a deteriorarsi già dopo i due anni e un contesto ambientale particolarmente favorevole può posticipare questo deterioramento. Un concetto che è stato validato da diversi studi. Quindi è questo l’aspetto su cui, in qualità di operatori sanitari, dobbiamo agire se vogliamo essere di aiuto”.

Ecco perché mi piace vedere i primi 1.000 giorni di vita sotto una luce positiva, come un’incredibile opportunità” dice Storme. “È il primo e il più importante dei passaggi critici di sviluppo: gli altri sono pubertà e menopausa”.

“Dobbiamo cominciare a pensare in termini di programmazione perinatale della salute. Le malattie che si manifestano nel corso dell’esistenza sono programmate in gran parte durante quei primi 1.000 giorni di vita”, continua Storme. “L’origine evolutiva della salute (Developmental Origin of Health) è un nuovo paradigma. Nell’arco dei prossimi 10-20 anni ci concentreremo senza dubbio sul corretto inizio di questa programmazione ottimale invece che cercare di intervenire in seguito. Questo è il futuro della medicina: migliorando il contesto ambientale in cui madre e bambino vivono in quei primi mille giorni potremo ridurre le patologie croniche in età adulta”.
 

I benefici permanenti dell’allattamento al seno come fattore ambientale

“Sebbene abbiamo bisogno di condurre più studi prospettici per misurare i risultati completi, esistono già solide evidenze scientifiche sul fatto che i benefici dell’allattamento al seno iniziano nell’infanzia e continuano per tutta la vita” dice il professor Storme.
La ricerca mostra ad esempio che l’allattamento al seno previene l’obesità in età adulta e porta a risultati cognitivi più alti (e a benefici psicologici) nei bambini, negli adolescenti e nei giovani. I primi benefici cognitivi sono evidenti dopo tre mesi di allattamento esclusivo al seno e aumentano con l’aumentare della durata dell’allattamento, specialmente se questo si protrae oltre i sei mesi. “Questo è vero per tutti i bambini, ma ovviamente i neonati vulnerabili, come i prematuri o quelli con basso peso alla nascita ottengono un beneficio ancor più evidente dall’allattamento al seno” dice il professor Storme.

I singoli componenti del latte materno, come la Vitamina D, gli Omega-3 e altri fattori non sono soltanto il risultato di ciò che una madre ha mangiato il giorno prima, ma di come si è nutrita nel corso della sua esistenza, di quanto esercizio fisico ha fatto, delle tossine e dello stress a cui è stata esposta mesi prima della nascita del bambino.
Ecco perché i programmi di promozione dell’allattamento al seno come l’IHAB (Baby Friendly Hospital Initiative) in Francia offrono consulenze alle mamme in gravidanza e in allattamento consigli su molti aspetti, dalla dieta al movimento ai cosmetici fino all’acquisto di mobili: un suggerimento (che personalmente ignoravo!) ad esempio è quello di comprare nuovi mobili almeno 3 mesi prima della nascita del bimbo per evitare l’esposizione di mamma e bambino a interferenti endocrini instabili.

Ognuno può aiutare a rendere positivo l’ambiente che circonda madre e bambino nei primi mille giorni di vita.

C’è una frase del professor Storme che mi è piaciuta moltissimo: madri e bambini devono essere protetti. Tutti dovrebbero incoraggiare e supportare le madri che allattano. Oltre agli innumerevoli benefici del latte materno, il legame tra madre e bambino influisce sulla salute mentale e fisica di quest’ultimo per tutta la vita”. Il contatto tra mamma e bambino, specialmente durante l’allattamento, innesca la secrezione del cosiddetto “ormone dell’amore”, l’ossitocina, che migliora il legame madre-bambino, rafforza il Sistema linfatico e diminuisce rabbia ed agitazione.

E, se posso aggiungere, tutti dovrebbero supportare le madri qualunque cosa esse possano o decidano di fare. Sono una grande sostenitrice dell’allattamento al seno (per ragioni scientifiche certo e non solo) ma sono ancor più sostenitrice del rispetto per le altre mamme e famiglie e della libertà di ognuna di scegliere l’opzione migliore per sè e per il proprio bambino (qua quello che ho scritto a proposito poco tempo fa).

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