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Le madri sono fichissime, assumetele!

Il lavoro permette di far figli e mettere su famiglia e sono l’istruzione e la competenza a generare lavoro ma l’Italia è il paese nel quale le donne laureate e mamme faticano più delle laureate non madri a trovare lavoro (e a mantenerlo); peggio ancora se si tratta di mamme al primo giro di bambini under 6. Ha detto l’INPS nel suo rapporto di fine 2017 (aspettiamo i dati di quest’anno sapendo che non saranno migliori): “Nel secondo trimestre 2017 il tasso di occupazione delle 25-49enni è l’81,1% per le donne che vivono da sole, il 70,8% per quelle che vivono in coppia senza figli, e il 56,4% per le madri.

Il rapporto tra il tasso di occupazione delle donne di 25-49 anni con figli in età prescolare e di quelle senza figli, dopo il miglioramento degli ultimi cinque anni, nel 2016 è diminuito di 1,8 punti: su 100 occupate senza figli le madri lavoratrici con bambini piccoli sono circa 76″.

L’Italia sta progressivamente escludendo le mamme dal mercato del lavoro, ne parlavo qualche giorno fa con mio marito fervente sostenitore, invece, nel suo piccolo, di mamme lavoratrici come parte fondamentale del suo team di lavoro. Giuro che non sono stata io a convincerlo – devo ammettere come lui abbia sempre sostenuto quasi irrilevante o comunque sopportabile e sostenibile in termini quantitativi e qualitativi (di impatto sulla qualità complessiva del lavoro) l’assenza di qualche mese per maternità di una donna brava e competente lavoratrice. Un’organizzazione che sia tale (organizzata appunto) riesce a resistere senza traumi alla maternità di uno dei suoi importanti tasselli; una valida organizzazione non rimpiazza, non sostituisce, non ricolloca, non isola, non esclude, non denigra, non decide di poter fare a meno di chi, in quei mesi, non solo ha compiuto una straordinaria opera per se e la propria famiglia (e per la società non dimentichiamolo) ma ha anche acquisito competenze e capacità da manager consumato. Una corretta organizzazione (e parlo di correttezza produttiva ed etica al tempo stesso) premia merito e capacità di una donna con o senza figli, troppo spesso ho visto donne single in carriera perchè libere da vincoli di sorta (se lo meritano per carità ben venga ma se vengono preferite ad altre colleghe più brave solo per questa ragione allora no, segnaliamolo, facciamolo presente, battiamoci).

E, voglio aggiungere, troppo spesso la questione dell’occupazione (o disoccupazione) di una madre viene considerata una faccenda privata; no, si tratta del fallimento di una società intera.

Le madri sono fighe, molto fighe, assumetele perché: imparano ad aiutare e sostenere, sanno aspettare, organizzare, selezionare, risolvere, apprendere e insegnare, regalare, sentire e capire, imparano a volere, domandare e prendere, accettare, affrontare, amare; si interessano sul serio a qualcosa o a qualcuno, sono le migliori ad ottimizzare, a trovare, a cominciare e chiudere qualcosa. Sanno scattare, svegliarsi più che addormentarsi, correre e accorrere e capire quando fermarsi; diventare e trasformarsi, sanno di potere. Si esercitano a costruire e desiderare, sognare, sorprendersi, sbagliare e scusarsi. Purtroppo sanno anche rompere e ferire le mamme, ma poi ricostruire.

Sono capaci di ripetere, spiegare, parlare, organizzare, far mangiare, leggere, scrivere messaggi e email, pensare, ridere, giocare, abbracciare, mandare a quel paese, il tutto contemporaneamente mentre fanno la pipì con un bambino aggrappato alle loro gambe.

E vogliamo tradurre tutto questo in skills lavorative? Pianificazione e gestione delle risorse (umane e non), risoluzione del conflitti, capacità di analisi e sintesi, motivazione, capacità di comunicare in modo efficace, empatia, multitasking, problem solving, diplomazia, lavoro in team e comprensione dell’importanza della delega, creatività, orientamento all’obiettivo, instancabilità.

Le mamme sanno rimanere anche quando avrebbero una voglia matta di andare. Assumetele ora.

 

 

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