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Lo zaino di Emma

Un libro che nessuna mamma vorrebbe leggere, un libro che tutte le mamme dovrebbero leggere.

Durante le vacanze natalizie ho avuto tempo per me, tempo per leggere. E ho scoperto questo libro, ho conosciuto, tra le pagine,  mamma Martina, la piccola Emma ed una famiglia davvero unita.
Da quando sono diventata mamma assomiglio ad uno struzzo. Se in televisione si parla di bimbi malati cambio canale. Se sui social o su una rivista leggo di appelli/storie di piccoli in difficoltà mi giro dall’altra parte. Con “Lo zaino di Emma” è stato diverso. Se penso ad un unico aggettivo per definire questo libro mi viene in mente una sola parola: “semplice”.
Martina Fuga racconta la storia di Emma, una bimba (ragazzina ormai!) di 10 anni affetta dalla Sindrome di Down, con leggerezza (di quella giusta, lieve, sottile…) e semplicità appunto; senza retorica né vittimismo. Un fluire di parole e pensieri davvero naturale come solo l’amore di una mamma sa esserlo.
“È come se Emma avesse uno zainetto pesante sulle spalle, che complica un po’ le cose, le fa fare più fatica in tutto, ma non c’è nulla che non proverà a fare, se lo vorrà.
A volte quello zaino contiene solo il necessario, a volte ha un’attrezzatura più pesante, dipende dall’impresa che dovrà affrontare” (cit.)
Quando mi è stato proposto di leggere il libro e di parlarne qui sul blog mi è stato anche offerto uno spunto di riflessione su questo zainetto che ogni bimbo si porta dietro. Un bagaglio ricco di risorse ed opportunità ma anche, a volte, pesante da trasportare, difficile da gestire. Cosa c’è davvero nello zaino dei nostri figli?Quali sono le loro insicurezze, le paure e le conquiste speciali di ogni giorno?E cosa vorremmo mettere noi genitori nel loro bagaglio?
A me è subito venuto in mente un episodio apparentemente insignificante ma che mi ha molto colpita. Qualche mese fa Niccolò, al parchetto con altri bimbi, ha mostrato, contento ed orgoglioso, la sua nuova macchinina ad amichetti più grandi di lui. Loro, forse per invidia, lo hanno deriso dicendo che la sua macchinina faceva “schifo”, gettandola per terra.
Io non ero presente, c’era la nonna con lui che lo ha prontamente “difeso” e “consolato”. Bombetti è un bimbo spesso insicuro, un po’ pauroso, mi piacerebbe vederlo più forte, più resistente. Uno che se ne frega.
Il racconto dell’accaduto mi ha fatto male, non sono mai stata particolarmente emotiva o sensibile ma avere un figlio sposta i confini dei propri sentimenti aldilà della staccionata che abbiamo faticosamente costruito nel corso degli anni.
Ecco, forse nello zainetto dei miei figli vorrei esserci io, nascosta ben bene, pronta ad uscir fuori per ogni loro bisogno o necessità. Ma mi rendo conto che il mio compito sarà creare il perfetto kit “Come se qui ci fosse mamma”. 
“Lo zaino di Emma” è un libro che fa riflettere, commuovere e sorridere (provate a leggere il capitolo “Le dieci cose da non dire alla mamma di un bambino con sindrome di Down”!). Gustatelo, apprezzatelo e condividetelo con le vostre amiche e con i vostri compagni.
 
“Emma, come tutti i miei figli, mi offre ogni giorno uno specchio in cui guardarmi. Ma, a differenza degli altri, mi porge anche una lente di ingrandimento che mi fa vedere i dettagli delle cose come non li avevo visti sempre più lontano, e infine un telescopio che mi offre mai; ma anche un binocolo che mi costringe a guardare nuovi punti di vista, nuove prospettive sul mondo e mi fa sentire piccola, e mi ricolloca nell’universo” (cit.)
 
 
“La sindrome non è un dono, mia figlia è un dono, ma per com’è lei, non per la sindrome; la sindrome è una gran rottura per lei prima di tutto e poi anche per me, per la famiglia e per i suoi fratelli che ci dovranno fare i conti dopo di noi, se la vita non mi farà la grazia di campare fino a cent’anni. Questo non significa né che disprezzo Emma né che non l’avrei voluta. Sceglierei di tenere Emma tutti i giorni della mia vita, ma con lei anche tutto il bagaglio nello zaino, non si può negare…” (cit.)

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