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Malanni di stagione: quando e quanto tenere a casa da scuola un bimbo malato

Scuola iniziata solo da qualche giorno e primi malanni di stagione in agguato; quante volte ci siamo chieste: quando e quanto tenere a casa da scuola un bimbo malato?

Del tema ne ho spesso parlato con il mio pediatra durante le innumerevoli visite in corso di malanno o al termine dello stesso per accertare che i bimbi potessero ritornare in comunità. Purtroppo vige una sorta di far west, ho visto bimbi davvero sofferenti e bisognosi di coccole, divano e calore di casa essere catapultati a scuola durante freddissime mattine invernali, ho visto compagni dei miei figli essere portati alla recita con 39 di febbre (per non perdersi un paio di canzoncine!); sono stata per tanti anni una mamma lavoratrice dipendente a tempo pieno e so quanto sia difficile gestire le malattie dei figli, quanto una assenza per febbre del bambino possa essere “giudicata” in un certo modo (per non parlare del fatto che il permesso per le malattie dei figli non è retribuito e spesso si opta per dei giorni di ferie). Insomma, anche io ho pensato di non farcela a organizzare ulteriori stop forzati dall’asilo o da scuola ma ho sempre considerato prioritario il rispetto per le regole della comunità in cui abbiamo scelto di vivere (e, naturalmente, il benessere dei miei bambini).

Tosse, raffreddore, febbre, disturbi gastrointestinali, congiuntivite, pediculosi e malattie infettive: sulle bacheche dell’asilo nido e della scuola materna stanno per palesarsi i famosi cartelli che tanto gettano nello sconforto noi mamme “si è verificato un caso di sesta malattia” AIUTO.

Febbre o mal di gola: le regole per capire se mandare o no il bambino a scuola o all’asilo

Se i miei figli hanno un rialzo termico al mattino (il classico 37,5) io scelgo di tenerli a casa, questo perchè, nella maggior parte dei casi una piccola variazione di temperatura al mattino si tradurrà in una più consistente al pomeriggio (anche se, di per sé la febbre da sola non è la malattia ma il sintomo di altro). Da mamma capisco quando c’è qualcosa che non va, quando non giocano o non si scatenano come sempre, immagino che lo stesso valga per voi!

Quanto al raffreddore il dilemma è sicuramente maggiore: Bianca Zoe ha trascorso un anno intero (lo scorso) con il naso “colante”, una sorta di raffreddore cronico (e, in questo caso, ha frequentato regolarmente il nido); nella fase acuta del raffreddore – quindi con starnuti continui, occhi rossi e naso che gocciola parecchio – è opportuno, invece, non mandare a scuola i bambini in quanto si tratta, oltretutto, del periodo in cui si è più contagiosi.

Nessun dubbio in caso di vomito o diarrea – sarebbe una assoluta mancanza di rispetto per il proprio bimbo e per i compagni – portarlo comunque a scuola. Se si palesano strani puntini chiamo subito il pediatra per una visita al volo, potrebbe trattarsi di una semplice dermatite o, piuttosto, di qualcosa di contagioso.

Bambini malati: la domanda è non solo mandarli a scuola o tenerli a casa ma, in un secondo momento, quando possono tornare a scuola?

La doverosa premessa che voglio fare è che ogni scuola ha il proprio regolamento sanitario relativo alla riammissione dei bambini malati in classe e tale regolamento andrebbe conosciuto e seguito da tutte le famiglie.

Il mio pediatra mi consiglia sempre di non avere fretta (nelle scuole che frequentiamo non c’è più l’obbligo del certificato medico per la riammissione a scuola dopo 5 giorni di assenza); mi ha spiegato che il sistema immunitario dei bambini in età prescolare è in fase di formazione – non è ancora totalmente sviluppato – ed è per questo che il rischio ricadute è decisamente più alto; rimandare a scuola un bambino non ancora ben guarito significa esporlo a malattie ricorrenti (a proposito, 5 o 6 episodi in un anno rientrano nella “normalità”).

Quando il bambino si ammala, per quanto tempo deve rimanere a casa? Quando deve durare la convalescenza? E come si può capire se il bimbo è effettivamente guarito o meno?

Quindi è preferibile che il bambino in età prescolare resti a casa qualche giorno in più: non solo per evitare di contagiare i compagni (motivazione già da sola decisamente importante, se si vive in gruppo si rispettano regole scritte e non e si prendono decisioni armati di buon senso) ma anche per ridurre il rischio di una ricaduta.

L’influenza è passata: il bambino può tornare a scuola? Per i bimbi dai 6 anni in poi il rientro a scuola potrà essere un po’ più veloce: 24 ore di sfebbramento e buone condizioni generali per i bambini in età scolare.

Il nostro pediatra mi ha spiegato che, in genere, alla risoluzione dei sintomi non si è più contagiosi, ma questo non significa automaticamente che dopo un giorno senza febbre si può tornare in classe. Bisogna sempre osservare il proprio figlio per valutare correttamente quanto tempo bisogna aspettare prima di rimandarlo a scuola. Non è solo l’assenza della febbre ad essere significativa (anche ai fini del contagio) ma è necessario tenere conto dello stato di salute generale del piccolo, se c’è ancora spossatezza, tanta tosse o raffreddore è bene aspettare ancora. E ancora, se si sta assumendo l’antibiotico, dopo 3 giorni di somministrazione la copertura ricevuta impedirebbe il contagio ma il bambino potrebbe essere ancora debole e bisognoso di cure.

Nel caso di virus intestinali è possibile che siano passati i sintomi acuti ma permanga ancora debolezza e inappetenza: in questo caso è preferibile tenere il bimbo a casa integrando la sua alimentazione con molti liquidi fino a quando non torni ad avere l’appetito di prima.

Per altre malattie le regole sono specifiche: in caso di varicella o morbillo si può tornare a scuola dopo cinque giorni dalla comparsa delle vescicole o delle macchie cutanee (personalmente ho tenuto i bimbi a casa un po’ di più in caso di varicella e comunque li ho portati dal pediatra per avere l’ok definitivo al rientro), per la scarlattina si prescrive una convalescenza minima di 48 ore dall’inizio della terapia a cui si devono aggiungere altre 48 ore di completa assenza di febbre, stesse tempistiche per la frequentissima faringite da streptococco.

Nel caso di pidocchi si può rientrare dopo il primo trattamento; per la congiuntivite (tra i disturbi più contagiosi e più sottovalutati!) devono trascorrere 24 ore dall’inizio della cura.

E voi come vi comportate in caso di malanni dei vostri bimbi? Che regole applicate? (non dimenticate mai di affidarvi e fidarvi del vostro pediatra di fiducia!)

 

 

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