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Maschi-femmine: il mio stereotipo al contrario

Chi a partire da oggi vedrà un film Disney del passato leggerà “Questo programma è presentato così com’è stato concepito in origine. Potrebbe contenere stereotipi culturali ormai superati” (ci si riferisce sia a contenuti razzisti che sessisti).

Da Biancaneve (sapevate che risale al 1987?) a Vaiana di Oceania i tempi sono profondamente mutati e gli stereotipi di ruolo nei cartoni animati (e ovunque) non vengono più tollerati. Le principesse conquistano l’indipendenza a suon di coraggio, intraprendenza e determinazione con buona pace del principe azzurro salvatore di fanciulle. Il matrimonio smette di essere un obbligo sociale o un obiettivo esistenziale, dolcezza e fragilità femminili sostituite da sensibilità ed empatia maschili.

E mentre gioisco con sommo gaudio di questi nuovi traguardi penso a mia figlia che trascorre le sue giornate a pettinarsi e acconciarsi, che ama il rosa, le gonne, i glitter e la danza e mi chiede perchè “io non usi mai il blush”, che ieri a scuola ha pianto perchè il suo migliore amico le ha detto che Elena è più bella di lei. E che ha imparato la mia lezione a memoria.

Io: “Non conta essere belle, conta essere Int…”

“Elligenti!”

“Ge…”

“Nerosi!”

“E Gen…”

“Tili!”

e la ripete chiosando con un tono che non ammette repliche “Ma io voglio essere bella, voglio i capelli lunghi e lo chignon!”

E allora dove esattamente ho sbagliato? Perchè la sua personale eroina è Elsa di Frozen e non Ruth Bader Ginsburg? La mia a 5 anni era Cristina d’Avena, ottimo lavoro mamma!

Ho sbagliato quando le ho ripetuto che non abbiamo bisogno degli uomini, che possiamo e sappiamo far tutto da sole, che a cucinare, svuotare la lavastoviglie, fare il bucato ci pensa papà mentre noi nutriamo la nostra mente leggendo un libro su un’eroina femminista? (da leggere e rileggere ci mancherebbe!). Quando alla sua richiesta di potersi chiamare “Chiara come tutte” le ho risposto che il suo nome è unico e bisogna puntare a essere unici? Quando in ospedale mi chiedevano se BZ di neutro vestita fosse maschio e io guardavo con bonaria indulgenza la madre accanto con figlia piena di cuori, fiori, LOVE e Romantic Girl, amica se vuoi ti spiego come crescere una femmina in modo illuminato? Quando ho gongolato per la richiesta di Edo di avere una bicicletta fucsia e per quella di Bianca Zoe di fare la pipì in piedi come i suoi fratelli “perchè mamma io voglio essere maschio anche io!”?

Ho creato uno stereotipo al contrario, questa è la verità. Ho ripetuto ossessivamente che “non esistono cose da maschi e cose da femmine” e poi ci sono caduta con tutte le scarpe distinguendole eccome le cose da maschi e da femmine, all’inverso. Ho ingabbiato l’educazione di mia figlia dentro modelli rigidi e prescrittivi che non ammettessero altro sport se non il rugby o il minibasket, altri colori se non il blu, il nero, il grigio, altro abbigliamento se non quello rigorosamente no gender, altro futuro se non quello in cui i maschi verranno esclusi per viaggiare, fare il lavoro dei suoi sogni (una professione intellettualmente elevata, meglio se nel mondo della scienza, chiaro no?), emanciparsi e vivere lontana da casa. Andare incontro al proprio destino con passo svelto e militaresto della “donna che non deve chiedere mai”. I suoi fratelli possono, anzi devono (se lo fanno ho adempiuto al mio ruolo di brava madre di maschi) manifestare fragilità, empatia, bisogno degli altri, lei no, lei è forte, dominante, indipendente. A lei basta se stessa.

A 5 anni sognavo di essere Cristina d’Avena (e il mio nome insolito e “unico” mi faceva SCHIFO), a 8 ero una delle due fidanzate del più carino della classe, a 12 anni il mio più grande desiderio era che mia madre mi facesse depilare le gambe, a 15 anni mi struggevo per un amore impossibile ascoltando Losing My Religion come Brenda con Dylan. Il mio colore preferito santocielo è sempre stato il fucsia ma l’ho cancellato con una passata di blu navy che fa gender neutral. Alla fine è andata meglio del previsto.

Che brutta cosa il pregiudizio, il mio pregiudizio. Brutto quanto la standardizzazione dei ruoli maschio-femmina e i modelli di genere che, sia chiaro, dobbiamo continuare a combattere fortissimo perchè ancora radicati nel cuore della nostra società. Non dimentico, non rinnego e non accetto che le mie parole possano essere il lasciapassare per dire ok abbiamo scherzato, finiamola con questa pagliacciata delle donne forti, vedi che in fondo avevamo ragione noi e non eravamo poi così maschilisti? Col cazzo, se siete maschilisti continuerò a dirvelo in faccia e la scusa del “ho tante amiche donne” mettetevela dove-sapete-voi. Io non smetterò di arrabbiarmi, notare e far notare ogni piccolo gesto, parola, comportamento discriminatorio. Forse, però, sono solo una rigida giovane simil-boomer e i miei figli cresciuti nella fluidità se ne fregano e se ne fregheranno di me. Ho combattuto per anni degli schemi per poi ricrearli vestendoli di beige. Ma oggi, da mamma di bambini ancora piccoli, penso ci sia un solo modello al quale i nostri figli dovrebbero adeguarsi, quello creato liberamente da loro, dai loro sogni e dai loro desideri e da tutte le loro preziose fragilità. E noi spettatori silenziosi e non giudicanti li aiuteremo a costruire gli adulti meravigliosi che sapranno essere.

 

 

One comment on “Maschi-femmine: il mio stereotipo al contrario”

  1. Io sono la figlia di una sessantottina femminista e di un babbo che si è adeguato a lei, probabilmente perché ha avuto due bimbe e niente figli maschi. Quindi niente Barbie perché rappresentavano la sessualizzazione della donna, niente bambolotti e passeggini perché le donne non sono solo mamme, nell’abbigliamento niente rosa ma solo blu, bianco e grigio. Scarpe maschili e niente fiocchini nei capelli, non voleva si parlasse di vestiti e moda, e il No Logo l’ha inventato lei!!
    Potrei continuare😂😂per reazione contraria io sono sempre stata molto attratta dalla moda, volevo tantissimi figli dall’età di 4 anni e non ho mai avuto grossissime ambizioni lavorative (per dire mi sarebbe piaciuto fare la maestra di nido o materna ma per i miei genitori non sarebbe stato abbastanza, quindi ho scelto liceo classico e percorsi universitari altisonanti per soddisfare il loro ego) io sono stata più “femminista” nell’educazione dei due maschietti di 9 e 7 anni(ho regalato bambole e bambolotti, pentoline, ne ho iscritto uno a danza classica sotto sua richiesta ecc..) fanno qualcosa in casa come rifarsi il letto, apparecchiare e sparecchiare, svuotare/riempire la lavastoviglie. Mentre la piccoletta l’ho accontentata sui vestiti da pinsipessa, carrozzine e bambolotti e kg di tulle rosa😂però le parlo di donne toste, le dico che può fare da grande quello che vuole che sia la ballerina o l’astronauta e lo stesso faccio con gli altri due. Penso che gli assolutismi siano sbagliati, l’ho vissuto sulla mia pelle da piccina. Poi comunque carattere e personalità vengono fuori, perché io sono così ma mia sorella è come mia mamma. Quindi sì vorrei crescere una rivoluzionaria rock’n’roll che contribuisca a cambiare il mondo, e due uomini gentili e sensibili che amino studiare o che abbiano una fervente passione qualsiasi altra attività, anche manuale ma soprattutto che tutti e tre trovino il loro posto nel mondo e siano felici rispettando gli altri e questo mondo.😊

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