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Nessuna cicala è per sempre: come insegnare ai figli l’educazione finanziaria

Qualche giorno fa ho partecipato ad un press lunch organizzato da Banca Widiba per la presentazione di un progetto di educazione finanziaria in famiglia in collaborazione con FEduF.

Di Banca Widiba vi ho già parlato in passato avendo partecipato ad altri incontri su diverse tematiche legate alla consulenza finanziaria e all’educazione finanziaria, i due pilastri su cui si fonda l’attività della banca nata dalle persone e che, ogni giorno, restituisce valore proprio a quelle persone che l’hanno scelta. La Wise Dialog Bank (WI-DI-BA) rappresenta un nuovo modo di fare impresa basato sulla logica dell’ascolto e dell’attenzione ai continui mutamenti sociali.

FEduF è, invece, la “Fondazione per l’Educazione Finanziaria e al Risparmio” costituita su iniziativa dell’Associazione Bancaria Italiana; persegue obiettivi di utilità sociale senza scopo di lucro ed è riconosciuta come soggetto qualificato della Pubbliche Istituzioni e dal Ministero dell’Istruzione per l’intervento presso le scuole al fine di diffondere competenze di cittadinanza economica.

In cosa consiste il progetto FeduF di Banca Widiba? Si tratta di un ciclo di Webinar cui è stato dato il nome “ECONOMIA E FANTASIA – INSEGNARE AI FIGLI L’EDUCAZIONE FINANZIARIA” che si svolgeranno da giugno a novembre in streaming sul canale YouTube della Banca (accesso gratuito, registrazione tramite form) e approfondiranno diverse tematiche grazie alla presenza di relatori esperti in materia. Gli incontri sono rivolti ad un pubblico adulto e, in particolare, a genitori e famiglie con figli sia piccoli sia adolescenti in quanto educatori della nuova generazione di cittadini (consapevoli!) e capaci di un rapporto maturo con il denaro. Obiettivo è “educare l’educatore” e chi è l’educatore per eccellenza? Il genitore!

Avete mai pensato all’educazione finanziaria ed economica dei vostri bambini? Io, in tutta sincerità, mi sono fino ad oggi fermata all’idea di paghetta o di piccoli risparmi legati al famoso topolino dei denti forse perchè, in fondo, tendiamo a replicare i comportamenti dei nostri genitori soprattutto su un tema, quello del denaro, che rimane quasi un tabù. Si può parlare di soldi in famiglia? Certo che si può, senza alcun imbarazzo o vergogna, anzi si deve farlo! L’emergenza sanitaria che ha colpito il nostro paese ha purtroppo avuto anche un grosso impatto in termini economici ed appare ancora più urgente educare i giovani a concetti come risparmio, sostenibilità, solidarietà.

Durante l’incontro di presentazione del progetto ho scoperto, con grande interesse, il cd. Test del Marshmallow o Test della gratificazione differita. Si tratta di un esperimento effettuato alla fine degli anni 60′ dallo psicologo Walter Mischel presso l’Università di Stanford per valutare la capacità dei bambini di resistere ad una tentazione per ricevere una soddisfazione più grande in un secondo momento. Un bambino tra i 3 e i 6 anni riceve un dolce e deve resistere 15 minuti senza mangiarlo, se riuscirà a “trattenersi” ne riceverà un altro. Vi consiglio di guardare il video dell’esperimento perchè il risultato è esilarante ma anche molto coinvolgente per un genitore che riconoscerà di certo i propri bambini nell’uno o nell’altro comportamento. Si tratta di rispondere alla classica domanda: meglio un uovo oggi o una gallina domani? E la risposta è strettamente legata alla capacità di autocontrollo, caratteristica importantissima in molti aspetti della nostra vita tra cui quello legato al risparmio e all’educazione finanziaria. Perchè educare, anche in quest’ambito, si può, nessuno di noi nasce formica o cicala senza alcuna possibilità di mutare il proprio “destino” economico.

Io stessa da bambina sono stata bonariamente “bollata” come cicala e ho fatto parecchia fatica negli anni a scrollarmi di dosso questa caratteristica modificando di conseguenza i miei comportamenti. Il dolcetto, per intenderci, lo avrei mangiato in un nano secondo – perchè del domani in fondo non v’è certezza – magari ripetendo in mente la risposta di Gianni Rodari a La Fontaine “Chiedo scusa alla favola antica – se non mi piace l’avara formica. Io sto dalla parte della cicala – che il più bel canto non vende, regala” che avevo addirittura imparato a memoria su suggerimento di mia mamma! Ero una cicala divertente e generosa e il mio essere una spendacciona (disponevo di una piccola paghetta, in origine 3000 Lire a settimana) diventava oggetto di risate benevole nella granitica adulta convinzione che non potesse esserci alcun cambiamento. E sapete una cosa? I miei genitori si sbagliavano! L’autocontrollo può essere allenato e da grandi di certo abbiamo avuto molte occasioni per farlo ma può essere esercitato fin da piccoIi: con giochi di precisione e attenzione (puzzle ad esempio), cucinando tutti insieme una torta e aspettando che si cuocia, curando l’orto. I nostri figli, del resto, sono nati e cresciuti quasi nell’assenza dell’attesa, ogni oggetto, bene, servizio, informazione, è subito ordinabile e disponibile.

E la paghetta? Cosa ne pensate? La date ai vostri figli? Da piccoli i nostri genitori ci ripetevano che i soldi non crescono mica sugli alberi, oggi dovremmo specificare ai nostri bambini che i soldi non nascono dal bancomat o non si moltiplicano all’infinito dentro la carta di credito di mamma e papà. Credo che, concessa alla giusta età, la paghetta sia uno strumento molto utile che responsabilizza i ragazzi facendo loro capire quanto possa costare un oggetto desiderato e poi pagato di tasca propria. La paghetta però, va data con il supporto dei genitori nell’indirizzare e aiutare i nostri figli individuando insieme un obiettivo di risparmio. Con una piccola somma a disposizione si imparano le basi della pianificazione finanziaria quindi a non spendere più di quanto si possiede e a selezionare gli acquisti in base ad una scala di priorità risparmiando, nel caso, per spese future. Del resto questa selezione e decisione sulle priorità è ciò che facciamo noi adulti per le spese ordinarie e straordinarie dimenticando spesso di coinvolgere attivamente i figli. Andiamo in vacanza? Rendiamoli partecipi del fatto che le vacanze vengono scelte sulla base di un preventivo, di un budget a disposizione che viene destinato a quell’attività e sottratto ad un’altra. Facciamo loro capire, in definitiva, che il denaro è qualcosa di concreto e che concretamente indirizza le decisioni della famiglia.

L’educazione che passa attraverso la condivisione e il dialogo, è questo il messaggio che “mi sono portata a casa” dall’incontro con Banca Widiba e FeduF.

Se siete interessati ad approfondire questi importanti temi vi lascio il calendario dei prossimi incontri con il dettaglio degli argomenti affrontati:

 

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