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Sui libri

Libri e scrittura. Sono le passioni di mia mamma, quelle che ho anch’io. Per mia fortuna non ho preso pure quella dei capelli color rame.
Sulla moda, invece, abbiamo qualche divergenza. Ma lo spirito in fondo in fondo è lo stesso. Ultimamente mi sto appassionando di cappelli che sono tra gli accessori preferiti di mia madre.

Sui libri sono sempre combattuta: mi piace andare in biblioteca e prenderli in prestito perché solo in biblioteca c’è quel profumo di vecchio e polveroso, perché il tempo è dilatato e posso vagare tra gli scaffali fingendo di essere una studentessa fuori corso in cerca di materiale per una fantomatica tesina. Mi piace trovare qualche segno a matita, qualche parola sottolineata. Immagino delle storie dietro quelle pagine. 

I primi libri dei quali ho dei ricordi sono il “Manuale delle Giovani Marmotte” (era di mio fratello, un libro da grandi con esperimenti che non avrei mai potuto replicare: mi chiedevo se nel Mondo davvero esistesse qualche bambino che li aveva provati), “Il libro dei perché” di Gianni Rodari (che ho comprato a Bombetti per Natale) e l’Enciclopedia Treccani. A casa di ogni bambino della mia classe c’era almeno una enciclopedia, il più delle volte si acquistava il primo volume di Aggiornamento e poi basta così. Per integrare le ricerche si andava in Biblioteca. Le Biblioteche del sud (almeno quella del mio paese è così_ era così 20 anni fa_adesso non sono sul pezzo da tempo) sono un tantino differenti da quella che frequento attualmente. 
“Buongiorno, senta io sto cercando “Orgoglio e pregiudizio”, ce l’avete in prestito?”
“Gorgoglio e munnizzo?” 
“No, Orgoglio e Pregiudizio” sa Jane Austen?”
“Ahhh quello del film” 
“Si. Il film si, ce l’avete?”
(la bibliotecaria stava seduta su una sedia di ferro stile scuola media dietro ad una scrivania, tra un libro e l’altro distribuiva ai ragazzi abbonamenti ai mezzi pubblici pagati dal comune, di un pc nemmeno l’ombra).
“Un attimo che controllo”
E lì il buio, il vuoto. Ore d’attesa. Lei dispersa in mezzo agli scaffali tra i quali c’era il divieto assoluto di recarsi. Si aspettava in piedi, vicino alla porta, accogliendo eventuali nuovi avventori in vece della grande assente. Certi libri (tipo le enciclopedie) erano esclusi dal prestito. Ti toccava copiare a mano il pezzo necessario per la ricerca.
Ricordo ancora con un brivido la mia ricerca dell’Adelchi di Manzoni. E Manzoni nemmeno mi piaceva, io ero del partito pro Leopardi.

Quando ho scoperto che la mia nuova Biblioteca acquista i libri in tempo reale (quelli appena usciti in libreria) l’ho raccontato a tutti. Non ci potevo credere. Si può fare tutto online. Si prendono i libri con la tessera sanitaria. Mai più compilazione della scheda di prestito. 

Ma a me i libri piacciono pure nuovi, c’ho la smania del possesso, lo shopping compulsivo non riguarda solo l’abbigliamento. Abiti comprati e mai messi, libri acquistati e mai letti. Ma sono miei e la cosa mi tranquillizza.

Salto sempre la prefazione, mi annoia, specie se scritta da un altro diverso dall’autore. Leggo più di un libro contemporaneamente. Se mi piace uno scrittore di lui leggo tutto. Qualche tempo fa su Facebook sono stata nominata per indicare i miei dieci libri preferiti, eccoli:

1. Memorie di una reginetta di provincia di Alix Kates Shulman 

2. Piccole donne (e collaterali) di Louisa May Alcott _ compreso Arrivederci Piccole Donne di Marcela Serrano

3. Cristo si è fermato ad Eboli di Carlo Levi

4. Il Bell’Antonio di Vitaliano Brancati (e ricordo ancora con un brivido quando mia mamma mi ha proposto di chiamare Nic Vitaliano in suo onore).

5. Di noi tre di Andrea De Carlo 
6. Un clandestino a bordo di Dacia Maraini
7. Elogio di Oscar Firmian e del suo impeccabile stile di Enrico Brizzi (quello della famosa scena di me quindicenne che incontro Enrico, gli chiedo l’autografo sul libro e inizio a singhiozzare per l’emozione)
8. Il linguaggio segreto dei neonati di Tracy Hogg (se sono ancora sana di mente post gravidanze è grazie a lei)
9. Le Avventure di Huckleberry Finn di Mark Twain & Pinocchio di Carlo Collodi
10. Venivamo tutte per mare – Julie Otsuka



Non penso mai a chi quel libro lo ha scritto, quanto tempo ci avrà messo, a penna o al computer, in città o in campagna, che faccia abbia l’autore di un libro a me non importa. Quando lo prendo in mano io divento egoista. Quel libro diventa mio, tu scrittore lo hai “rilasciato” e io me lo tengo. Ci creo su una storia parallela che vada aldilà di quella scritta. Immagino il giovane protagonista da vecchio, la vita quotidiana di chi sta dentro la storia. Un finale differente, alternativo.
Chiamatemi pure per scrivere un sequel. Ambientato in una vecchia Biblioteca di paese. Sono pronta.



Io alle prese con la lettura seriale delle Lonely Planet
(Copenaghen, San Francisco, Londra, Bruges, Amsterdam,. Parigi)

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