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Venerdì 17

Tuuu tuuu che sei diveeeersooo almeno tuuu nell’universoooo….
4 anni di matrimonio: ci siamo sposati di Venerdì 17, un po’ perchè a noi la sfiga ci fa un baffo e un po’ perchè sposarsi di venerdì costa meno. Nè di venere nè di Marte ci si sposa nè si parte. Marito è un patito del risparmio (io NO).
Ma chissene oh, del resto durante il primo mese di fidanzamento con me Marito ha preso ben 7 multe ed è rimasto bloccato in coda per un totale di 58 ore.

(qui controllo la tenuta del reggiseno imbottito)

Marito in abito e camicia Armani, cravatta con cuffie Hermès.
Io con abito Mariella Burani (prima del mega fallimento, porto sfiga, ripeto), scarpe Casadei, cerchietto Tarina Tarantino.
Marito l’ho conosciuto ai tempi in cui c’era già Facebook, un amico in comune ha fissato un pranzo con tal Simone, ho cercato la sua foto di profilo, era di quelle foto lì che mi fanno incazzare, con la faccia mezza coperta. Ho pensato fosse brutto. Alla fine del pranzo ho capito quanto fosse simpatico.
Siiii cariiiino, mmm, simpaticissimo eh?
Poi ho stilato una lista di pro e di contro: tra i pro c’era il fatto che mi accompagnasse a fare shopping e a fare merenda alla California Bakery con doppio dolce e che fosse un chitarrista, ed il chitarrista, si sa, è fico. 

Siamo quindi passati alla fase “baciarsi ai semafori rossi” (ndr vedi punto sopra delle multe).

Per parecchi mesi, dopo le nozze, gli ho inviato solo email e messaggi del genere:

“Ci servono salviettine e pannolini, tu puoi passare PUNTO INTERROGAT CHE NON POSSO FARE PERCHè HO NIC IN BRACCIO”

“In farmacia prendi anche delle garze sterili e il  microlene per i miei punti” (indovinate quali?)”

“Oggi doppia cacca”

“Stasera minestronzo e torta salata ai broccoli”

E nonostante tutto questo il nostro matrimonio resiste, più divertente, esaltante, anti-romantico, caciarone, rock & neo melodico, spumeggiante, elegante (si Marito, ELEGANTE), rumoroso, di quattro anni fa.

Ti amo come quella volta in cui tu me lo dicesti e io ti risposi GRAZIE (ho usato il passato remoto da vera terrona, contento?). E come quella volta in cui stavo per partorire Edo e tu eri nel bagno della sala parto a fare la cacca. E come quella volta in cui mi hai regalato una pochette Louis Vuitton, la più piccola in commercio. E come quella volta in cui hai lasciato sul parabrezza della mia macchina un campioncino di Chanel n.5. Come quella volta in cui ho speso 49 euro per un abbonamento postale a fascicoli per bambini e tu sei stato parecchio comprensivo. Come quella volta in cui all’aeroporto tenevi in mano il cartello con la scritta OLGONA.

Buon anniversario Norman. 


Auguri e figli maschi (Oh no, ancora?)



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